“Interferenze sui media senza precedenti”: il consorzio europeo Mfrr prepara un report sull’Italia. Boicottaggio del centrodestra
di Matteo PucciarelliLa due giorni italiana del consorzio Mfrr (Media freedom rapid response) non è andata bene e del resto era prevedibile: il viaggio era stato anticipato di qualche mese proprio perché da Roma arrivavano solo brutte notizie sul fronte libertà di stampa. Comunque, nessun esponente del centrodestra, a livello partitico o istituzionale, ha voluto incontrare la delegazione europea composta dal sindacato dei giornalisti (Efj) e da associazioni internazionali del settore a tutela del lavoro dei cronisti. Tutti impegnati, tutti distratti da altro, vedi a volte il caso.
Ma andando con ordine, il consorzio - assieme al sindacato italiano Fnsi - si dice preoccupato per l'interferenza politica "senza precedenti" nei media del servizio pubblico, perché "la lottizzazione non è un problema di oggi ma adesso si è saliti di livello in quanto a intromissione", sottolinea Renate Schroeder, direttrice di Efj; c'è la vicenda della possibile vendita di Agi, seconda agenzia di stampa italiana, ad un senatore…
La due giorni italiana del consorzio Mfrr (Media freedom rapid response) non è andata bene e del resto era prevedibile: il viaggio era stato anticipato di qualche mese proprio perché da Roma arrivavano solo brutte notizie sul fronte libertà di stampa. Comunque, nessun esponente del centrodestra, a livello partitico o istituzionale, ha voluto incontrare la delegazione europea composta dal sindacato dei giornalisti (Efj) e da associazioni internazionali del settore a tutela del lavoro dei cronisti. Tutti impegnati, tutti distratti da altro, vedi a volte il caso.
Ma andando con ordine, il consorzio - assieme al sindacato italiano Fnsi - si dice preoccupato per l'interferenza politica "senza precedenti" nei media del servizio pubblico, perché "la lottizzazione non è un problema di oggi ma adesso si è saliti di livello in quanto a intromissione", sottolinea Renate Schroeder, direttrice di Efj; c'è la vicenda della possibile vendita di Agi, seconda agenzia di stampa italiana, ad un senatore della maggioranza, Antonio Angelucci; gli attacchi del governo ai giornali non allineati, come Repubblica, il Domani o il Fatto quotidiano; e poi i sempre maggiori casi di querele intimidatorie contro i giornalisti, oltre ovviamente all'emendamento Costa che prevede il carcere per i cronisti. Non a caso l’Italia, secondo il rapporto di Reporter sans frontières, è calata di cinque posizioni nella classifica per la libertà di stampa, finendo pericolosamente vicina a Polonia e Ungheria.
Il consorzio - di cui fanno poi parte Obc Transeuropa, European Centre for Press and Media Freedom allo International Press Institute, Article 19 e Free Press Unlimited - è riuscito a partecipare alla manifestazione di Usigrai, ieri mattina, davanti a viale Mazzini. Ha poi incontrato Barbara Floridia (M5S, vigilanza Rai), Ilaria Cucchi (Alleanza verdi sinistra) e Valentina Grippo (Azione), oltre ad Agcom, alla rappresentanza italiana della Commissione europea e a referenti del Consiglio d’Europa. "Agcom finge di essere indipendente, nei fatti non segue i principi basilari sull'informazione raccomandati dalla Commissione europea in tema di par condicio, cioè di dare spazio proporzionato a tutte le forze politiche in base alla propria rappresentatività", spiega David Diaz-Jogeix, direttore di Article 19 Europe. Un giudizio molto duro, legato alla decisione di avere accolto la modifica votata in Vigilanza Rai e voluta dal governo di mandare in onda i comizi in diretta su Rainews 24 senza alcuna mediazione giornalistica e tenere fuori dal conteggio le comunicazioni istituzionali, cioè del governo; giudizio che sarà inserito in un report pronto da qui a tre mesi, il quale sarà poi recapitato alla commissione Ue.
In tutto questo, sul fronte Rai c'è l'attesa di Fnsi per il ricorso presentato al Tar per bloccare l’attuale procedura di nomina del nuovo Consiglio di amministrazione della Rai. "Speriamo che il pronunciamento arrivi prima che le Camere vengano convocate per nominare i quattro consiglieri", è l'augurio di Vittorio Di Trapani, presidente di Fnsi. L’attuale legge, voluta da Matteo Renzi, lederebbe i principi d’indipendenza che la Consulta ha sancito per la Rai in più occasioni, mentre l’indipendenza mancherebbe perché due membri del cda vengono indicati dal governo e due dalla maggioranza, regalando dunque all’esecutivo in carica il controllo del cda.