Roma — Era tutto pronto. Lo studio di Porta a Porta. I tempi di parola e le regole di ingaggio. Persino il sorteggio per stabilire chi delle due avrebbe dovuto rispondere per prima. Fatica sprecata. L’atteso duello tv tra Elly Schlein e Giorgia Meloni, fissato per il 23 maggio, non si farà.
Di certo non in Rai, che dopo la precisazione dell’Agcom — secondo cui il confronto diretto è legittimo solo se viene accettato dalla maggioranza dei gruppi presenti in Parlamento — è stata costretta a registrare il no di quattro partiti ad aderire al gioco delle coppie immaginato da Bruno Vespa per regalare appeal ai dibattiti elettorali. A opporsi sono stati M5S, Forza Italia, Azione e Avs. Mentre FdI, Pd, Lega e Iv avevano detto sì. Ma non è bastato.
Una frattura che rende impossibile organizzare il faccia a faccia su qualsiasi rete. Per due ragioni: intanto la premier fuori dal servizio pubblico non intende andare. E poi a lei, come alla segretaria dem, non conviene partecipare alla grande ammu…
Roma — Era tutto pronto. Lo studio di Porta a Porta. I tempi di parola e le regole di ingaggio. Persino il sorteggio per stabilire chi delle due avrebbe dovuto rispondere per prima. Fatica sprecata. L’atteso duello tv tra Elly Schlein e Giorgia Meloni, fissato per il 23 maggio, non si farà.
Di certo non in Rai, che dopo la precisazione dell’Agcom — secondo cui il confronto diretto è legittimo solo se viene accettato dalla maggioranza dei gruppi presenti in Parlamento — è stata costretta a registrare il no di quattro partiti ad aderire al gioco delle coppie immaginato da Bruno Vespa per regalare appeal ai dibattiti elettorali. A opporsi sono stati M5S, Forza Italia, Azione e Avs. Mentre FdI, Pd, Lega e Iv avevano detto sì. Ma non è bastato.
Una frattura che rende impossibile organizzare il faccia a faccia su qualsiasi rete. Per due ragioni: intanto la premier fuori dal servizio pubblico non intende andare. E poi a lei, come alla segretaria dem, non conviene partecipare alla grande ammucchiata proposta dal direttore del Tg La7 Enrico Mentana, che ha offerto due serate, il 5 e il 6 giugno, per consentire alle sei liste minori e poi alle sei maggiori di incrociare le lame a ridosso delle Europee. Seguito a ruota da Sky e Tv8, che hanno invece ipotizzato un unico maxi-round con tutti dentro.
È Fratelli d’Italia a incaricarsi di fermare la riffa tra canali e soprattutto la provocazione lanciata da Giuseppe Conte subito dopo lo stop imposto dalla Rai: «Cara Giorgia che farai adesso? Ti tirerai indietro rispetto a un confronto con il sottoscritto e gli altri leader? Dai, vieni da Mentana». Pronta la replica dei meloniani in Vigilanza: «Basta far perdere tempo alla presidente del Consiglio, il confronto sarà garantito dai nostri rappresentanti politici». Chiaro il messaggio: l’inquilina di Palazzo Chigi non si concederà alle tribune televisive, non darà soddisfazione al capo dei 5Stelle, il più accanito sabotatore del passo a due con Schlein. La quale, in modo del tutto speculare, subordina la sua presenza a quella della premier: «Ho sempre detto di essere disponibile a un faccia a faccia con Meloni dovunque e in qualunque momento», ribadisce la segretaria.
Se non c’è una, quindi, non ci sarà neanche l’altra. A precisarlo è Sandro Ruotolo, responsabile dem all’Informazione: «Ci sono le tribune elettorali, alle quali parteciperà il Partito democratico». Mentre dal Nazareno partono bordate contro gli alleati che si sono messi di traverso: «Sarebbe stato un momento di chiarezza per il Paese. Ma c’è chi preferisce rinunciare a un confronto in prima serata, pur di negarlo alle due donne che guidano i primi due partiti d’Italia». Convinto, l’inner circle di Schlein, che «l’effetto polarizzazione ci sia stato comunque». Esattamente quel che Conte voleva evitare, senza però riuscirci. Una lettura subito ribaltata dalla grillina Chiara Appendino: «Hanno provato a forzare le regole del gioco a loro uso e consumo, adesso che hanno fallito Meloni fugge e si porta via il pallone».
Amaro lo sfogo di Vespa: «Nelle ultime due tornate elettorali (2022/2024) non ci è stato possibile trasmettere confronti tra il presidente del Consiglio (ieri Letta, oggi Meloni) e il leader più rappresentativo dell’opposizione (ieri Meloni, oggi Schlein)», spiega. «Ci è stato proibito il confronto tra due donne che per la prima volta nella storia italiana sono al vertice nei rispettivi ruoli. È una vittoria della democrazia? Non ne sono convinto», taglia corto il conduttore di Porta a Porta. Che, pallottoliere alla mano, dimostra come lo stop al faccia faccia Meloni-Schlein sia stato affossato da una minoranza: «I quattro partiti favorevoli (FdI, Pd, Lega e Stati Uniti d’Europa) rappresentano il 63.32 per cento delle forze parlamentari. L’ esasperazione della par condicio non giova a nessuno». E va cambiata, incalza il meloniano Federico Mollicone, introducendo una «par condicio ponderata in base alla reale rappresentanza elettorale dei partiti».
Ma intanto gli esclusi esultano. Grida al «piagnisteo falso-femminista di Vespa», la vicecapogruppo dei senatori 5S Alessandra Maiorino. Per una volta d’accordo con Carlo Calenda: «Il confronto a due avrebbe rappresentato una violazione della par condicio e una distorsione delle regole proporzionali del voto», attacca il leader di Azione. «Usare l’argomento delle donne per coprire tutto ciò è una triste strumentalizzazione».