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Antonio Balsamo, magistrato di Cassazione: “In Italia lobby e politica in una zona grigia. Stabilire i limiti”

Antonio Balsamo 
L’ex consulente Onu che ha lavorato anche all’Aja interviene sul tema del finanziamento ai partiti e dei conflitti di interesse: “Nel nostro Paese mancano regole e controlli, siamo indietro rispetto agli standard Ue”
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«L’Italia deve rimuovere le anomalie che ha rispetto a diversi paesi in Europa sul fronte della trasparenza della politica e della lotta alla corruzione: su conflitti di interesse, rapporto tra parlamentari e lobby e regalie ai singoli deputati non abbiamo regole precise e adeguate», dice Antonio Balsamo, magistrato di Cassazione ma che ha lavorato all’Aja e all’Onu.

Il Consiglio d’Europa attraverso il Greco, l’organismo anticorruzione, ha bacchettato l’Italia proprio sul fronte dei rapporti tra politica, lobbying e finanziamenti. Siamo davvero così indietro rispetto all’Europa?

«Credo che sicuramente anche in altri Paesi europei ci sia un bisogno di implementare gli standard sulla lotta alla corruzione. Ma non c’è dubbio che l’Italia per la sua storia dovrebbe essere una leader in tal senso. Il Greco nell’ultimo rapporto è stato chiaro: mancano le regole».

Qual è l’aspetto che più ci allontana dagli standard Ue?

«Tra gli aspetti di maggiore rilevanza c’è sicuramente il rapporto tra i…

«L’Italia deve rimuovere le anomalie che ha rispetto a diversi paesi in Europa sul fronte della trasparenza della politica e della lotta alla corruzione: su conflitti di interesse, rapporto tra parlamentari e lobby e regalie ai singoli deputati non abbiamo regole precise e adeguate», dice Antonio Balsamo, magistrato di Cassazione ma che ha lavorato all’Aja e all’Onu.

Il Consiglio d’Europa attraverso il Greco, l’organismo anticorruzione, ha bacchettato l’Italia proprio sul fronte dei rapporti tra politica, lobbying e finanziamenti. Siamo davvero così indietro rispetto all’Europa?

«Credo che sicuramente anche in altri Paesi europei ci sia un bisogno di implementare gli standard sulla lotta alla corruzione. Ma non c’è dubbio che l’Italia per la sua storia dovrebbe essere una leader in tal senso. Il Greco nell’ultimo rapporto è stato chiaro: mancano le regole».

Qual è l’aspetto che più ci allontana dagli standard Ue?

«Tra gli aspetti di maggiore rilevanza c’è sicuramente il rapporto tra il politico e il lobbista: secondo il Greco occorre inserire nel nostro ordinamento, e al più presto, una nuova disciplina che regolamenti in dettaglio il comportamento che il parlamentare deve tenere nei confronti di chi è portatore di interessi privati».

Ci fa un esempio di una norma che manca?

«Ad esempio dobbiamo disciplinare esattamente quali possono essere i doni, le cortesie, le attenzioni che possono essere lecitamente ricevute da un politico. In Italia tutto è nel vago e si crea una grande zona grigia. Dobbiamo stabilire con precisione quali sono le attività che travalicano la legalità. Ma oltre alle regole occorrono poi strumenti di controllo».

Resta sullo sfondo il tema del finanziamento non solo ai partiti ma ai singoli deputati.

Questo è un argomento fondamentale. L’attività politica deve trarre il proprio finanziamento da fondi pienamente leciti e trasparenti. Ma non parliamo soltanto di denaro. Ci sono altri meccanismi corruttivi. Una azienda può finanziare la campagna elettorale di un parlamentare e quando questo finisce la sua attività politica può anche essere assunto dalla società in questione. Non abbiamo regole».

Anche qui ci fa degli esempi di regole che invece si sono in altri Paesi Ue?

«Per dire, in Irlanda gli ex parlamentari per un anno dopo la fine del mandato non possono svolgere attività di lobby né prestare attività lavorativa in favore di persone che svolgano tale attività. In Croazia una ampia serie di pubblici ufficiali, tra cui gli ex parlamentari, per un anno e mezzo dopo la fine del mandato, non possono accettare incarichi dirigenziali in enti con cui l’autorità pubblica presso cui essi operavano intratteneva rapporti».

Il Greco però ha segnalato all’Italia anche interventi sul rapporto magistrati-politica no?

«Sì, ma in questo senso le misure suggerite dal Greco sono state attuate dal nostro ordinamento: come ad esempio il rapporto tra l’attività giudiziaria e il successivo impegno del magistrato in politica. Le nostre norme evitano a esempio i passaggi dalla magistratura alla politica nello stesso territorio. Ma sul fronte della politica i nostri rappresentanti non hanno a oggi fatto molto per darsi delle regole in linea con le indicazioni del Consiglio d’Europa».

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