“No al jobs act, sì alla pace”. Il viaggio di Cecilia Strada nel cuore della sinistra
dal nostro inviato Matteo PucciarelliPavia – Un normale sabato di campagna elettorale, cinque tappe in provincia, 300 chilometri di statali e provinciali tra i campi di riso e una confezione da cinque barrette ai cereali e ai mirtilli rossi: «Un signore stamani (ieri, ndr) si è avvicinato e mi ha detto: “Ho girato il mondo in camper e in barca, so cosa vuol dire questa fatica, ti serviranno, tienile”», dice Cecilia Strada. E in effetti una volta in macchina tra Vigevano e Voghera, metà pomeriggio, la barretta ci sta. Piccole cose, piccole accortezze, come la segretaria del Pd di Vigevano Arianna Spissu che la presenta a una platea che in realtà la conosce benissimo e infatti è lì apposta, «ecco la figlia di Gino Strada e Teresa Sarti, i fondatori di Emergency», e in quel citare non solo il più noto babbo-icona ma anche la mamma c’è tutta una sensibilità umana e politica.
Pavia – Un normale sabato di campagna elettorale, cinque tappe in provincia, 300 chilometri di statali e provinciali tra i campi di riso e una confezione da cinque barrette ai cereali e ai mirtilli rossi: «Un signore stamani (ieri, ndr) si è avvicinato e mi ha detto: “Ho girato il mondo in camper e in barca, so cosa vuol dire questa fatica, ti serviranno, tienile”», dice Cecilia Strada. E in effetti una volta in macchina tra Vigevano e Voghera, metà pomeriggio, la barretta ci sta. Piccole cose, piccole accortezze, come la segretaria del Pd di Vigevano Arianna Spissu che la presenta a una platea che in realtà la conosce benissimo e infatti è lì apposta, «ecco la figlia di Gino Strada e Teresa Sarti, i fondatori di Emergency», e in quel citare non solo il più noto babbo-icona ma anche la mamma c’è tutta una sensibilità umana e politica.
«Mi diverto, mi piace incontrare le persone, infatti non voglio andare in europarlamento, voglio rimanere a fare questo...», assicura lei, la capolista del Pd del Nord-ovest che non avresti mai detto fino a qualche tempo fa, quando il Pd faceva solo arrabbiare le persone un po’ parecchio di sinistra come Cecilia Strada. E ora? «Inutile dire che se non ci fosse stata Elly Schlein non sarei qui — ammette parlando con militanti, simpatizzanti e semplici curiosi a Palazzo Broletto, nel centro di Pavia — Ero molto in dubbio se accettare o meno la sua proposta di candidatura. Ne ho parlato con il mio sindaco (Giuseppe Sala, ndr), con don Matteo Zuppi, con la mia maestra della scuola materna. Il Pd oggi ha cambiato rotta, ha ammesso di aver sbagliato sugli accordi con la Libia ad esempio». Dai salvataggi in mare, con l’ostinazione di fare la cosa più giusta in assoluto cascasse il mondo, alla politica: preferenze da conquistare, campagna comunicativa, due agenzie di consulenza, dirette tv, volantinaggi, selfie, il crowfounding lanciato in rete per finanziarsi, le quattro chat organizzative che solo seguirle è un lavoro usurante. Si perde anche l’anima? «Mi sono confrontata con le persone a cui tengo, mi dicevano che c’è bisogno di portare in Europa le cose che so e ho visto. “Ma io non ne so un sacco”, ho risposto. I valori però, ecco: quelli o ce li hai non ce li hai...», spiega lei. A Vigevano la aspettano alla casa delle associazioni “ Sandro Pertini”, a Casorate all’auditorium della scuola media, a Voghera il Pd locale la accoglie davanti al municipio per poi andare alla manifestazione per la pace, per il cessate il fuoco a Gaza, a Varzi invece in piazza della fiera davanti a un bar gelateria con la musica dal vivo, le dedicano Viva l’Italia di Francesco De Gregori (“viva l’Italia, l’Italia che non ha paura — Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare”).
Lo slogan della sua campagna lampo — alla fine saranno due mesi e qualcosa come circa 200 appuntamenti e incontri elettorali — è “la Strada siamo noi”, anche qui una mezza citazione di De Gregori e un voler parlare a un pezzo di sinistra che per molti anni aveva interrotto quasi ogni dialogo con il Pd. Infatti Strada a Pavia passa dal banchetto della raccolta firme per il referendum della Cgil che di fatto smonta, anzi demolisce, ciò che il vecchio Pd aveva predicato per anni, realizzandolo, cioè il jobs act e con sé l’assunto che flessibilità volesse poter dire progresso e libertà. «Qui nella Lomellina l’85 per cento delle nuove assunzioni sono a tempo determinato e con contratti atipici», spiega il segretario della Camera del lavoro vigevanese, Fabio Catalano. Strada versione politica porta in dote la vita di ieri versione attivista e soccorritrice, ultima avventura con ResQ-People Saving People. E infatti il Mediterraneo con i suoi sommersi e salvati è al centro della narrazione di una possibile società diversa, a partire dalla sicurezza. «Riappropriamoci di questa parola, che la destra ha utilizzato come una clava in questi anni: sicurezza come protezione, sicurezza dei diritti: dell’autonomia economica, anche quella che se sei donna ti fa andare via di casa se un rapporto non funziona più; di un sistema sanitario pubblico che ti curi; di un lavoro sicuro e non precario», ripete Strada, di piazza in piazza. A osservare le reazioni dei presenti, che non sono le masse ma neanche la mestizia di quattro gatti, è quel che serve al Pd per resistere, anzi esistere.