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“Stop alla dipendenza da social”: limiti per gli under 15 e freno ai baby influencer, ecco la proposta di legge bipartisan di Pd e FdI

“Stop alla dipendenza da social”: limiti per gli under 15 e freno ai baby influencer, ecco la proposta di legge bipartisan di Pd e FdI
(ansa)

La deputata dem Marianna Madia e la senatrice meloniana Lavinia Mennuni presentano un testo per promuovere un uso sicuro e consapevole del web e regolare l’accesso dei minori alle piattaforme

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Arginare la dipendenza di bambini e adolescenti dai social: un’emergenza planetaria che, secondo tutti gli studi più recenti, mette in pericolo la salute fisica e mentale delle giovani generazioni. È quanto si prefigge la proposta di legge bipartisan depositata in Senato da Lavinia Mennuni (FdI) e alla Camera da Marianna Madia (Pd) per provare a contrastare un fenomeno che rischia di alterare i processi di sviluppo dei nostri ragazzi, ormai avvezzi all’uso di smartphone e tablet in età sempre più precoce.

Un tentativo col quale, dagli Stati Uniti alla Francia, si stanno da tempo cimentando svariati governi nazionali. Facendo tesoro delle risultanze scientifiche e delle esperienze maturate oltreconfine, il testo intende regolamentare l’accesso dei minori ai social che, in Italia e non solo, ha limiti e paletti talmente vaghi da risultare facilmente aggirabili. Con un approccio tuttavia non proibizionista, bensì precauzionale.

L’obiettivo delle due parlamentari non è infatti vietare Internet ai più piccoli – cosa impossibile, oltre che sbagliata - bensì promuoverne un uso sicuro e consapevole. In grado anche di aiutare i genitori, che spesso non sanno come fare per scoraggiare l’abuso da parte dei figli. Perciò “è necessario agire anche in Italia per contrastare queste nuove insidiose forme di dipendenza, lavorando affinché la proposta venga sottoscritta da tutte le forze politiche nella bicamerale Infanzia e adolescenza che sul tema ha già avviato una indagine conoscitiva”, esorta la senatrice Mennuni. “Si tratta di un contributo per individuare, presto bene, gli strumenti più utili ad aiutare le famiglie a proteggere bambine e bambini”, fa eco la deputata Madia.

Vediamo allora cosa prevede la proposta di legge nei suoi punti essenziali. Quello forse più importante è la verifica dell’età per accedere ai social. In Italia vige il limite dei 13 anni, stabilito dalle stesse piattaforme: significa che prima non si potrebbero usare. Ma poiché nessuno controlla, cosa accade? Che si profila chiunque, anche chi frequenta le elementari, in barba al regolamento europeo che vieta di utilizzare i dati degli utenti a scopi promozionali al di sotto dei 18 anni. Tant’è che si vanno moltiplicando le denunce di mamme con figli affetti da disturbi alimentari subissati di messaggi online zeppi di consigli su come non mangiare, non ingrassare, evitare di accumulare grasso. Con quali danni su menti non ancora attrezzate è facile da immaginare. La proposta Madia-Mennuni non solo alza a 15 anni (come in Francia) la soglia anagrafica per l’accesso ai social, ma introduce un meccanismo per verificare l’età effettiva degli utenti - lo stesso contemplato nel decreto Caivano per i siti pornografici - delegato ad AgCom e Garante della Privacy.

L’altro punto riguarda i baby influencer, ossia bambini sempre più piccoli che commercializzano giocattoli e prodotti destinati a fare breccia nel cuore dei loro coetanei. La Rete fin qui è stata una specie di zona franca. basti pensare che nel 2022 lo youtuber più pagato al mondo è stato un ragazzino di 9 anni. Ebbene, la pdl bipartisan propone di applicare ai baby influencer la stessa disciplina che vale quando i bambini, autorizzati dai genitori, lavorano nella pubblicità o in tv. Entreranno cioè in vigore le stesse regole e norme poste a tutela dei minori che prestano la loro immagine, qualsiasi mezzo utilizzino, digitale e non. Non solo, le piattaforme dovranno anche attivare a loro spese un numero verde “emergenza infanzia” – corrispondente al 114 - per cui se un minorenne sui social rileva qualcosa di strano o, peggio, di grave, attraverso un messaggio testuale o vocale può denunciare in tempo reale quanto sta accadendo. “Sono così convinta che Internet sia un fattore di emancipazione e di uguaglianza da aver proposto di riconoscere in Costituzione il diritto di accesso alla Rete”, conclude Madia: “Ma per esercitare al meglio questo diritto occorrono strumenti e tutele. Noi siamo dalla parte dei piccoli per un uso più sicuro del web, non contro la libertà di usare il web”. Concorda “l’alleata” Mennuni: “Dinnanzi al balzo della tecnologia e dei nuovi scenari di rischio, dobbiamo fare fronte comune se vogliamo vincere la battaglia a difesa della salute e della dignità dei bambini e degli adolescenti nel mondo del digitale”.

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