I popolari tedeschi aprono a Meloni e FdI. L’altolà di Tajani
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO — La vera sfida, sostiene Giorgia Meloni, è quella di «costruire in Europa una maggioranza diversa da quella che abbiamo visto negli ultimi 5 anni». L’attuale coalizione Popolari-Socialisti-Liberali che regge Ursula von der Leyen è “innaturale”, dice la premier. Che dopo le innumerevoli passerelle con la leader cristianodemocratica della Commissione Ue, non può che ammettere che il Ppe «è un alleato». Il tentativo, dopo le elezioni, sarà quello di «rifare in Europa quello che abbiamo fatto in Italia». Trascinare, in sostanza, i Popolari in una coalizione con estremisti e sovranisti. Anche in virtù del corteggiamento che arriva da Marine Le Pen. «Saremo la sorpresa del nuovo Parlamento», ha aggiunto la sorella della premier e leader di Fratelli d’Italia, Arianna Meloni.
BERLINO — La vera sfida, sostiene Giorgia Meloni, è quella di «costruire in Europa una maggioranza diversa da quella che abbiamo visto negli ultimi 5 anni». L’attuale coalizione Popolari-Socialisti-Liberali che regge Ursula von der Leyen è “innaturale”, dice la premier. Che dopo le innumerevoli passerelle con la leader cristianodemocratica della Commissione Ue, non può che ammettere che il Ppe «è un alleato». Il tentativo, dopo le elezioni, sarà quello di «rifare in Europa quello che abbiamo fatto in Italia». Trascinare, in sostanza, i Popolari in una coalizione con estremisti e sovranisti. Anche in virtù del corteggiamento che arriva da Marine Le Pen. «Saremo la sorpresa del nuovo Parlamento», ha aggiunto la sorella della premier e leader di Fratelli d’Italia, Arianna Meloni.
Ma l’altolà arriva anzitutto dalla sua maggioranza: Antonio Tajani, leader di Forza Italia, immagina un’alleanza diversa, costituita da «Popolari, Liberali e Conservatori», che non escluda Emmanuel Macron. E imbarchi, in più, Meloni e i Conservatori. Escludendo, però, gli Identitari, a cominciare da Marine Le Pen. «Il problemi - ha sottolineato ieri il ministro degli Esteri - sono i valori». E con il gruppo degli Identitari - di cui fa parte la Lega di Matteo Salvini - «è assolutamente impossibile dialogare», sottolinea Tajani. Perché «come si fa a dialogare con chi la pensa in maniera opposta alla tua? Noi siamo il Ppe: europeisti, atlantisti, liberali, garantisti».
Quello evocato dal leader di Forza Italia è lo stesso cordone sanitario di von der Leyen e dalla Cdu di Friedrich Merz. A fronte di un’apertura verso Meloni, leader dei Conservatori, resta il muro verso Le Pen, star degli Identitari. A microfoni spenti, una fonte autorevole della Cdu fa notare che «abbiamo visto la premier italiana alla prova dei fatti, e non ha varcato le nostre linee rosse. Le Pen, al contrario, è un’incognita. Inoltre, un partito come il nostro che ha attaccato spesso il cancelliere Olaf Scholz perché ha rovinato i rapporti con la Francia, certo non si metterà contro Emmanuel Macron». Il ragionamento che si continua a fare al quartier generale della Cdu è che l’ideale sarebbe una maggioranza costituita da Popolari, Socialisti, Liberali e pezzi di Conservatori. L’obiettivo è quello di evitare un allargamento ai Verdi. Ma un’apertura agli Identitari, il gruppo dell’arcinemica Afd e della grande rivale di Macron, Marine Le Pen, sembra esclusa.
Al recente congresso della Cdu, dove il partito di Merz si è spostato a destra includendo nel programma il “modello Ruanda” e il concetto della “cultura dominante” tedesca come perno dell’integrazione, persino l’ipotesi di assorbire Meloni nel Ppe è stato un tema dei conciliaboli a margine. La Cdu non si può permettere, dopo la scomparsa dei gaullisti in Francia, di perdere una rappresentanza in un altro grande Paese europeo come l’Italia. Al momento Tajani regge nei sondaggi, ma come nota brutalmente un ex ministro tedesco, «Forza Italia fa campagna elettorale con il suo defunto fondatore nei manifesti: che futuro avrà, dopo Tajani?». Ecco perché la Cdu ci tiene a costruire una prospettiva con Meloni. Anche se ai tedeschi non è sfuggito il malumore manifestato dietro le quinte da Tajani, che teme di pesare meno in un Ppe che includa Meloni.
Quanto ai Socialisti e alla loro solenne promessa di non allearsi mai con i Conservatori e Meloni, la fonte della Cdu scommette che «Scholz, alla fine, cederà. Per le alleanze europee conteranno molto i rapporti tra i capi di Stato e di governo. E il cancelliere non si può permettere di entrare in rotta di collisione con la premier di un Paese così importante. I primi segnali si coglieranno nella prima settimana post-elettorale, quando cinque esponenti di primo piano del Ppe - il premier greco Mitsotakis, von der Leyen, il capogruppo Weber e altri - si incontreranno con una rappresentanza di leader Socialisti. Lì si farà la conta dei seggi e delle maggioranze possibili. E conto sul pragmatismo di Scholz».