Il centenario di Matteotti alla Camera, il suo ultimo discorso contro il fascismo davanti a Meloni e La Russa
di Concetto VecchioBruno Vespa nelle vesti di cerimoniere. In prima fila il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma anche la premier Giorgia Meloni e il presidente del Senato, Ignazio la Russa. Quattro relatori: il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, Vespa medesimo, lo storico Emilio Gentile, Luciano Violante, e l’attore Alessandro Preziosi.
E’ questo il programma della giornata che la Camera dei deputati il 30 maggio, alle ore 11, con diretta su Rai Uno, dedicherà a Giacomo Matteotti. Il 30 maggio di cent’anni fa il deputato socialista, ucciso poi dai fascisti pronunciò l’ ultimo dei suoi centosei discorsi in aula: un acuminato atto d’accusa sui brogli e le violenze che in aprile avevano permesso a Benito Mussolini di trionfare alle elezioni politiche. “E adesso preparate il mio annuncio funebre”, disse Matteotti ai suoi compagni di banco che si erano avvicinati per congratularsi per il coraggio dimostrato. Fu facile profeta. Il 10 giugno cinque sgherri fascisti lo attesero sul Lungote…
Bruno Vespa nelle vesti di cerimoniere. In prima fila il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma anche la premier Giorgia Meloni e il presidente del Senato, Ignazio la Russa. Quattro relatori: il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, Vespa medesimo, lo storico Emilio Gentile, Luciano Violante, e l’attore Alessandro Preziosi.
E’ questo il programma della giornata che la Camera dei deputati il 30 maggio, alle ore 11, con diretta su Rai Uno, dedicherà a Giacomo Matteotti. Il 30 maggio di cent’anni fa il deputato socialista, ucciso poi dai fascisti pronunciò l’ ultimo dei suoi centosei discorsi in aula: un acuminato atto d’accusa sui brogli e le violenze che in aprile avevano permesso a Benito Mussolini di trionfare alle elezioni politiche. “E adesso preparate il mio annuncio funebre”, disse Matteotti ai suoi compagni di banco che si erano avvicinati per congratularsi per il coraggio dimostrato. Fu facile profeta. Il 10 giugno cinque sgherri fascisti lo attesero sul Lungotevere (stava andando alla Camera), lo sequestrarono e lo uccisero. Il primo delitto di Stato.
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Matteotti aveva 39 anni. Lasciava moglie e tre figli di sei, quattro, un anno. Velia ne chiese conto a Mussolini, descritto come “uno spettro di terrore”, rifiutandosi di stringergli la mano. In Transatlantico è stata allestita una piccola mostra su “Matteotti parlamentare” (documenti tratti dalla Biblioteca di Montecitorio, i libri che chiedeva in prestito, i resoconti parlamentari, alcune lettere scambiate con Velia, forniti dalle Fondazioni Turati e Matteotti), che Mattarella, accompagnato da Fontana, visiterà prima della cerimonia. Sarà visibile al pubblico fino al 2 giugno.
Quindi Giorgia Meloni ci sarà. E anche La Russa. La presidente del Consiglio non si è mai dichiarata pubblicamente antifascista. La seconda carica dello Stato aveva (ha) dei busti del Duce sul comò. Nessuno dei due parlerà. Il cortocircuito è dietro l’angolo. Matteotti, specialmente in questi mesi, sull’onda delle celebrazioni, (sono usciti circa trenta libri), è diventato un’icona per la sinistra, e per il Pd specialmente, che lo ha messo in cima al suo Pantheon, insieme a Enrico Berlinguer. La politica italiana è sempre il regno della contraddizione. Nel luglio dell’anno scorso il Parlamento, su proposta della senatrice a vita Liliana Segre, aveva varato una legge per le commemorazioni nei luoghi matteottiani. I bandi, per poter accedere ai finanziamenti, sono però stati pubblicati dal governo soltanto a fine gennaio, con grande ritardo rispetto alle previsioni che fissavano in settembre il termine ultimo. Per molte associazioni è risultato impossibile allestire eventi entro il 10 giugno.
Bruno Vespa ci sarà nella doppia veste di moderatore e relatore. Parlerà infatti de “L’uomo Matteotti: le origini e il profilo privato e familiare”. Violante invece interverrà sull’impegno parlamentare di Matteotti. (Matteotti, giova ricordarlo ai vessilliferi del premierato, fu uno strenuo difensore del Parlamento). A Emilio Gentile toccherà ricordare “le origini del regime fascista”. Alessandro Preziosi alla fine leggerà una parte del celebre discorso del 30 maggio 1924, sedendosi nello scranno che abitualmente occupava il deputato socialista. Una lezione di moralità democratica, antifascista, pronunciata di fronte agli eredi di un partito che fa una fatica tremenda a fare i conti col Ventennio.
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