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Irritazione Usa per la foto di Meloni con Chico Forti: “Sconti la sua pena”

Giorgia Meloni su X Chico Forti è tornato in Italia. Fiera del lavoro del Governo italiano. Ci tengo a ringraziare nuovamente la diplomazia italiana e le autorità degli Stati Uniti per la loro collaborazione. 

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Caso diplomatico per la gestione italiana del rientro del detenuto. Il Dipartimento di Stato aveva chiesto sobrietà. A rischio i dossier simili
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Chico Forti è stato trasferito in Italia «per scontare lì il resto della sua pena». È molto chiaro il commento che il Dipartimento di Stato rilascia a Repubblica, e quindi le aspettative del governo americano, dopo l’accoglienza a cui ha partecipato la premier Giorgia Meloni.

E dire che gli Usa erano stati chiarissimi, nel corso delle laboriose trattative per riportarlo a casa. La richiesta era stata: sobrietà. Meglio: serietà. Capiamo il valore simbolico del rientro - era il senso del messaggio - ma è necessario mantenere un basso profilo, per tenere assieme esigenze diverse, se non contrapposte, tra i due Paesi. Un conto è insomma concedere il ritorno in patria di un condannato per omicidio, altro farne la bandiera di un successo politi…

Chico Forti è stato trasferito in Italia «per scontare lì il resto della sua pena». È molto chiaro il commento che il Dipartimento di Stato rilascia a Repubblica, e quindi le aspettative del governo americano, dopo l’accoglienza a cui ha partecipato la premier Giorgia Meloni.

E dire che gli Usa erano stati chiarissimi, nel corso delle laboriose trattative per riportarlo a casa. La richiesta era stata: sobrietà. Meglio: serietà. Capiamo il valore simbolico del rientro - era il senso del messaggio - ma è necessario mantenere un basso profilo, per tenere assieme esigenze diverse, se non contrapposte, tra i due Paesi. Un conto è insomma concedere il ritorno in patria di un condannato per omicidio, altro farne la bandiera di un successo politico. Ecco perché la gestione di Palazzo Chigi del caso Forti ha provocato, si apprende ora da fonti italiane, un vero e proprio caso diplomatico.

Tre “incidenti” hanno contribuito ad accrescere il risentimento degli americani. Il primo: la scelta di far ricevere Forti dalla premier. Una decisione forte, controversa, inaspettata. E per nulla scontata, tanto da contenere un giallo nel giallo. In un primo momento, si apprende, era stato infatti valutato di farlo rientrare attraverso uno scalo nel Nord Italia, più logico dal punto di vista logistico, visto che era destinato al carcere Montorio di Verona. E invece, il Falcon del Trentunesimo Stormo dell’aeronautica è atterrato nell’aeroporto militare di Pratica di Mare. Una scelta che ha favorito l’incontro con la premier, ma anche contribuito ad alimentare la tensione diplomatica.

E qui si arriva al secondo errore: lo scatto che ha ritratto Meloni con Forti nella saletta di Pratica di Mare. Un’immagine che, si apprende dalle stesse fonti, le autorità statunitensi avrebbero preferito non vedere. Per non parlare di un’altra foto, terzo sgarbo diplomatico: quella che immortala il deputato meloniano eletto negli Usa, Andrea Di Giuseppe, sorridente e al fianco del detenuto nel carcere veronese. Una mossa, quella del parlamentare, che avrebbe provocato l’ira di Palazzo Chigi, che alcune ore prima aveva già ricevuto le prime lamentele dall’alleato.

La gestione ha irritato gli americani. E, si apprende sempre da fonti italiane di massimo livello, avrebbe provocato una reazione. Attraverso i canali diplomatici che portano a Palazzo Chigi, sarebbe stato fatto presente che gli accordi erano diversi. Tradotto: è stato ignorato un impegno informale fondato sulla fiducia reciproca e questa condotta potrebbe comportare conseguenze in futuro, con una gestione più rigida di dossier simili.

Repubblica ha chiesto un commento al Dipartimento di Stato, che ha evitato di entrare nel merito politico della vicenda, ma è stato netto sul piano giudiziario: «Il primo marzo 2024, lo Stato della Florida ha accolto la richiesta di Enrico Forti di trasferirsi in Italia, suo paese d’origine, per scontare lì il resto della sua pena, ai sensi delle disposizioni della Convenzione sul trasferimento delle persone condannate del Consiglio d’Europa, di cui sono parti sia gli Stati Uniti che l’Italia. In conformità alla Convenzione, anche il Dipartimento alla Giustizia degli Usa ha approvato la richiesta di trasferimento del signor Forti. Successivamente, il Dipartimento alla Giustizia ha collaborato col Governo italiano e lo Stato della Florida per effettuare il trasferimento». La frase chiave è «scontare lì il resto della sua pena».

L’Articolo 10 della Convenzione afferma che «lo Stato d’esecuzione è vincolato dalla natura giuridica e dalla durata della sanzione quali risultano dalla condanna», ma il 12 aggiunge che «ogni Parte può accordare la grazia, l’amnistia o la commutazione della pena, conformemente alla sua Costituzione o alle sue altre regole giuridiche». Se ciò accadesse, Washington lo vedrebbe come un tradimento dell’accordo. E lo sgarbo non offenderebbe solo Biden, ma anche i repubblicani, perché il primo via libera al rientro di Forti in Italia lo ha dato il governatore della Florida DeSantis, probabile candidato presidenziale del Gop tra quattro anni.

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