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Premierato, La Russa applica il “canguro” ma a FdI non basta: idea tagliola. E il Pd sventola la Costituzione in Aula

Primo round al Senato, i meloniani vogliono un via libera alla vigilia delle Europee. Il presidente accorpa le modifiche. Protestano le opposizioni. E intanto c’è tensione a destra sul ballottaggio
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ROMA — Ignazio La Russa monta sul “canguro”. Il Pd si sbraccia con la Costituzione in mano. Ma per un pezzo di FdI il presidente del Senato è perfino troppo morbido (morbido, La Russa...) e vorrebbe che sfoderasse il terminator degli emendamenti: la famigerata tagliola. Scene da Palazzo Madama, dove ieri si è cominciato a votare sul premierato. L’Aula è subito entrata in modalità ring. A un certo punto del pomeriggio, per dire, i Fratelli si erano convinti che l’opposizione volesse occupare i banchi del governo ed è stata spedita a vigilare una pattuglia di meloniani ben piazzati (in testa il veneto Luca De Carlo, stazza da rugbista). Alla fine l’occupazione non c’è stata, ma la tensione, solo verbale, quella sì. Sono pure intervenuti i commessi.

Il fatto è che la maggioranza ha fretta di chiudere, di strappare un primo ok entro le Europee. Il centrosinistra però ha scaricato negli uffici della presidenza 3mila emendamenti. Così è impossibile arrivare a dama entro la pausa elettorale.

La Russa per ora ha deciso di sfruttare «‘sto benedetto canguro» (parole sue), cioè la possibilità di saltare il voto sugli emendamenti quasi identici, quelli ciclostilati dall’opposizione per allungare i tempi. Ieri, con questo escamotage, ne ha cassati 35. Proteste da sinistra. «Ma il canguro è una decisione inappellabile del presidente», è la difesa di La Russa, che si era portato una sfilza di precedenti «fino al 1996».

Di emendamenti “cangurabili”, neologismo del Palazzo, comunque ce ne sono 1.800. Ne resterebbero da votare 1.200. Troppi. Allora che si fa? Da via della Scrofa premono su La Russa perché contingenti i tempi, per licenziare il testo entro il 30. Il presidente del Senato non sembra convinto, ma la tagliola, sussurrano da FdI, è più che un’opzione.

L’opposizione le sta provando tutte, per bloccare l’ingranaggio. Il Pd, con 5S e Avs, ha protestato sventolando la Carta, contro la riforma «che vuole distruggerla», parole del capogruppo dem Francesco Boccia.

I senatori FdI se n’erano accorti, che i colleghi di minoranza avevano i libretti della Costituzione, e così se ne sono fatti portare di simili da una commessa, per esibirsi nello stesso sventolio. «Bene, tutti con la Costituzione. Ottimo». Sorrisone di La Russa. «Ma non fate propaganda». Marcello Pera, eletto con FdI, ha di nuovo preso le distanze dalla riforma del suo partito, evocando «l’uomo solo al comando». Il meloniano Andrea De Priamo intanto sfotteva la sinistra: «Fate ostruzionismo estremo per difendere i senatori a vita». Polemiche e situazionismo. Come quando il capogruppo di Iv, Enrico Borghi, ha chiesto di parlare, alzando il braccio destro. Replica di La Russa, che è stato uno specialista del genere: «Senatore, attento con quella mano». Dietro le quinte, intanto, in maggioranza si litiga per la legge elettorale che dovrebbe accompagnare il premierato. La ministra Casellati, l’altro ieri, sembrava alludere al ballottaggio. Ma la Lega già si mette di traverso: non se ne parla.

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