✕

Intervista a Brando Benifei (Pd): “La regione Liguria gestita come un club di amici. Toti si dimetta subito”

Brando Benifei 
Intervista al capogruppo dem in Ue: “Centrosinistra pronto per le Regionali, basta litigi”
2 minuti di lettura

«Toti ha gestito la Regione Liguria come un circolo di amici suoi. Anzi: amici e sostenitori, più o meno disinteressati. Per questo deve lasciare, a prescindere da come si chiuderà la vicenda penale», dice Brando Benifei, spezzino classe ’86, capodelegazione del Pd all’Europarlamento e ricandidato da Schlein nel Nord Ovest.

Oggi il governatore va dai pm. Le dimissioni sono più vicine?

«Le dimissioni sono doverose. Toti ha gestito il bene pubblico della Liguria come un affare privato. Per fare una visita specialistica in ospedale ci vuole un anno ma per l’imprenditore che aveva il contatto giusto per una pratica, il via libera della Regione arrivava in poche settimane. Non può funzionare così».

Il Pd se n’è accorto ora?

«Senz’altro no. In questi anni, e con più atti, ho segnalato in Ue la vicenda dell’isola della Palmaria, da cui è partita l’inchiesta. Anche lì capiremo se ci sono questioni penali, ma che non fosse possibile agire in sprezzo delle norme europee a tutela dell’ambie…

«Toti ha gestito la Regione Liguria come un circolo di amici suoi. Anzi: amici e sostenitori, più o meno disinteressati. Per questo deve lasciare, a prescindere da come si chiuderà la vicenda penale», dice Brando Benifei, spezzino classe ’86, capodelegazione del Pd all’Europarlamento e ricandidato da Schlein nel Nord Ovest.

Oggi il governatore va dai pm. Le dimissioni sono più vicine?

«Le dimissioni sono doverose. Toti ha gestito il bene pubblico della Liguria come un affare privato. Per fare una visita specialistica in ospedale ci vuole un anno ma per l’imprenditore che aveva il contatto giusto per una pratica, il via libera della Regione arrivava in poche settimane. Non può funzionare così».

Il Pd se n’è accorto ora?

«Senz’altro no. In questi anni, e con più atti, ho segnalato in Ue la vicenda dell’isola della Palmaria, da cui è partita l’inchiesta. Anche lì capiremo se ci sono questioni penali, ma che non fosse possibile agire in sprezzo delle norme europee a tutela dell’ambiente era chiaro a molti».

Spinelli ha avuto rapporti anche col centrosinistra.

«Ma col mondo delle imprese bisogna discutere, il punto è che il dialogo non va mai confuso con i rapporti di preferenza o di tipo amicale. Il Pd su questo ha molto chiaro in testa come ci si debba comportare».

In Puglia non era chiarissimo, o no?

«Sulla vicenda pugliese il Pd è stato estremamente rigoroso. Ha chiesto discontinuità politica, ha allontanato subito chi era diventato incompatibile col ruolo dopo le inchieste. La destra invece i personaggi accusati di reati molto gravi non solo non li fa dimettere ma magari li candida al Parlamento europeo. La differenza c’è ed è giusto ribadirla. E attenzione: parliamo di questioni di opportunità politica, che distinguiamo dall’aspetto penale».

Il centrosinistra è pronto alle regionali in Liguria, dopo anni di tribolazioni interne?

«In questi anni di opposizione a Toti abbiamo cementato una coalizione pronta a costruire un’alternativa seria. Ora non servono personalismi o atteggiamenti divisivi tra le forze politiche: dobbiamo unire chi si oppone a questa destra».

Andrea Orlando è un buon nome?

«Il nostro partito ha tante figure autorevoli che potranno proporsi. L’importante è unire la coalizione in un progetto. Di certo la figura di Orlando è una delle più autorevoli e in questi anni, col lavoro sul territorio, ha dimostrato di poter rappresentare un’alternativa credibile. Apprezzo anche il suo impegno per riportare in Ue una rappresentanza ligure, vista la posta in palio, a partire dal Pnrr».

Conte si lamenta degli attacchi del Pd, dopo avervi definiti “bellicisti” e “partito di potere”. Come si mette insieme una coalizione così?

«L’atteggiamento litigioso è l’opposto di quello che ci chiedono gli elettori. Credo abbia ragione Schlein: dobbiamo essere testardamente unitari».

Da capodelegazione uscente del Pd in Ue, Von der Leyen è ancora un’opzione per i democratici, anche se il vostro candidato è Schmit?

«Io sono convinto che il Pse farà un grande risultato e che riusciremo a portare Schmit alla guida della Commissione».

Va bene. E Von der Leyen?

«Certamente non sosterremo mai chi apre a un governo delle istituzioni europee con forze dell’estrema destra, come i Conservatori di Meloni e gli Identitari di Salvini».

E l’idea Draghi piace al Pd?

«È una figura autorevole, riconosciuta nel mondo. Un suo ruolo nelle istituzioni europee o internazionali è sicuramente un bene per il nostro Paese. Dopodiché il ruolo che potrà avere dipenderà dagli equilibri post voto».

Leggi i commenti