L’Europa spaccata tra guerra e pandemia nel sondaggio segreto che Von der Leyen usa per il bis
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Un’Europa spaccata in due. Schiacciata da due allarmi diversi: la guerra e la salute. Ma con una sola preoccupazione: la sopravvivenza. Per capire lo stato d’animo dei cittadini europei a meno di un mese dal voto, bisogna leggere uno studio effettuato il mese scorso su incarico della Commissione europea. Una ricerca, i cui risultati non stati resi pubblici, ma che sta guidando la campagna elettorale di Ursula von der Leyen. E anche quella di alcuni dei leader europei che puntano ad un’alleanza con la presidente uscente dell’esecutivo europeo.
Un sondaggio mostra un’Unione dicotomica: il Nord Est del Vecchio Continente da una parte, il Sud e l’Ovest dall’altra. «Qual è la principale preoccupazione degli europei», è la domanda che h…
BRUXELLES - Un’Europa spaccata in due. Schiacciata da due allarmi diversi: la guerra e la salute. Ma con una sola preoccupazione: la sopravvivenza. Per capire lo stato d’animo dei cittadini europei a meno di un mese dal voto, bisogna leggere uno studio effettuato il mese scorso su incarico della Commissione europea. Una ricerca, i cui risultati non stati resi pubblici, ma che sta guidando la campagna elettorale di Ursula von der Leyen. E anche quella di alcuni dei leader europei che puntano ad un’alleanza con la presidente uscente dell’esecutivo europeo.
Un sondaggio mostra un’Unione dicotomica: il Nord Est del Vecchio Continente da una parte, il Sud e l’Ovest dall’altra. «Qual è la principale preoccupazione degli europei», è la domanda che ha guidato lo studio. E le risposte prevalenti, sono appunto, solo due: guerra e salute. Con una sola eccezione, la Francia: il 40 per cento dei transalpini è invece concentrato sul potere d’acquisto degli stipendi.
Dall’Italia (43 per cento degli intervistati) alla Spagna (47), dal Portogallo (54) all’Irlanda (58), dalla Bulgaria (56) alla Grecia (61), gli elettori hanno in prevalenza in mente un solo obiettivo: la sanità. Superare le malattie. E quindi un sistema sanitario efficiente. È evidente che i segni della pandemia Covid hanno lasciato nella memoria un ricordo indelebile.
Se ci si sposta a Nord Est, invece, la paura è la guerra. Lo spauracchio, insomma, è la Russia. Il timore che dopo l’Ucraina il conflitto si allarghi nei loro territori è una sensazione quasi palpabile. Dalla Germania (il 44 per cento dei tedeschi) alla Polonia (59 per cento), dalla Finlandia (43 per cento) alla Lituania (56 per cento) lo sguardo della popolazione è rivolto verso Mosca. Verso l’incubo di un Terza Guerra mondiale.
Ma quel che colpisce, ad eccezione della Francia, è che gli europei vivono complessivamente una condizione di precarietà che probabilmente non si era mai riscontrata in passato in questi termini. Sembra soprattutto mancare la speranza di una vita migliore ed emerge il desiderio di tutelare solo la vita.
Sulla base di queste indicazioni anche Ursula von der Leyen sta modulando Paese per Paese la “corsa” al secondo mandato. Ne ha pure parlato con alcuni dei leader di governo del Ppe e con alcuni di quelli con cui spera di costruire un accordo dopo le elezioni. L’idea dunque di concentrare l’attenzione sulle spese per la difesa, su come organizzare la protezione dei territori europei e sull’obiettivo di un esercito comune sta accompagnando il dibattito con i partner nord-orientali. Come hanno dimostrato alcuni arresti in Germania, la recente inchiesta della Repubblica Ceca e ora l’attentato in Slovacchia al premier Fico, gli sforzi volti a difendersi dalla guerra ibrida del Cremlino e dalla sue influenze sono strettamente legati all’incubo di un nuovo conflitto bellico. Quell’area geografica è come se fosse ripiombata nel clima che si viveva un secolo fa tra le due guerre mondiali.
Al contrario a Sud Ovest, ossia negli Stati lontani dalla Russia, più che il pericolo putiniano si afferma la paura della malattia e del propagarsi di un ennesimo virus pandemico. Ma anche il bisogno di protezione, di conservare il nucleo dello Stato sociale. Quindi il confronto si sposta sulle risorse da impiegare nella Sanità. E su come l’Europa può affrontare collettivamente gli eventuali pericoli.
La presidente della Commissione sta dunque misurando i suoi interventi proprio in base a queste due sensibilità (tre con l’eccezione francese e infatti lì preferisce discutere di occupazione e delle proteste degli agricoltori). Nell’ultimo mese, ad esempio, a Berlino ha sottolineato come sia stata superata la dipendenza energetica da Mosca. A Vilnius, ha riconosciuto ai lituani che sulla Russia «avremmo dovuto ascoltarvi». A Copenaghen, ha puntato l’indice contro i «parlamentari venduti al Cremlino». A Roma al contrario ha sottolineato l’importanza del Pnrr, ossia la principale misura post-pandemica.
E una ventina di giorni fa ha sottoscritto un nuovo contratto per la fornitura di vaccini contro malattie nuove e vecchie come il vaiolo. Ma al di là della campagna elettorale, questo sondaggio dimostra la condizione di incertezza vissuta dagli europei e il momento cruciale che sta attraversando l’Ue.