Mattarella e l’elogio di Giovanni Goria e del Parlamento: “La Costituzione non è solo del passato ma anche del futuro”
di Concetto VecchioTrent’anni fa moriva Giovanni Goria, democristiano illuminato, per una breve stagione (1987-1988) presidente del Consiglio, più volte ministro, andatosene troppo presto a soli 51 anni. Sergio Mattarella, che da ministro si trovò a collaborare con l’allora premier, è arrivato ad Asti, la sua città, davanti alla moglie e ai figli, per onorarne la memoria di “riformatore rigoroso”. Uno statista che “voleva – e sapeva – assumersi il rischio del governare”. Richiamava la politica alla responsabilità. Perché la politica “non può e non deve rinunciare alla sua funzione di guida della società”, ma sempre dentro il confronto pubblico e la dialettica democratica.
Ci sono alcune frasi, nel discorso del presidente, che vale la pena riportare perché sono una lezione per l’oggi. Sulla fatica della democrazia, anzitutto. “Non si esaurisce in un giorno, in un gesto, in un atto, ma per vivere necessita sempre della partecipazione dei cittadini. Di qui il suo rispetto per i percorsi costituzionali e, d…
Trent’anni fa moriva Giovanni Goria, democristiano illuminato, per una breve stagione (1987-1988) presidente del Consiglio, più volte ministro, andatosene troppo presto a soli 51 anni. Sergio Mattarella, che da ministro si trovò a collaborare con l’allora premier, è arrivato ad Asti, la sua città, davanti alla moglie e ai figli, per onorarne la memoria di “riformatore rigoroso”. Uno statista che “voleva – e sapeva – assumersi il rischio del governare”. Richiamava la politica alla responsabilità. Perché la politica “non può e non deve rinunciare alla sua funzione di guida della società”, ma sempre dentro il confronto pubblico e la dialettica democratica.
Ci sono alcune frasi, nel discorso del presidente, che vale la pena riportare perché sono una lezione per l’oggi. Sulla fatica della democrazia, anzitutto. “Non si esaurisce in un giorno, in un gesto, in un atto, ma per vivere necessita sempre della partecipazione dei cittadini. Di qui il suo rispetto per i percorsi costituzionali e, di conseguenza, l’impegno a rafforzare il ruolo del Parlamento sulle scelte di fondo”.
Difesa del Parlamento quindi. Oggi svilito. Ma anche della Costituzione, che si vuol snaturare col premierato. Mattarella cita una frase di Goria, che ebbe ad affermare “questa non è solo la Costituzione del nostro passato, ma anche quella del nostro futuro”, per essere di “compromesso fra diversi e contrapposti progetti ideologici”.
Mattarella ha ricordato, di proposito, che l’Astigiano ricevette la medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza.
Poi c’è un elogio sul carattere dell’uomo. “L’umiltà e il senso del limite. La coscienza intimamente avvertita del senso del dovere. Il rispetto della dignità delle funzioni che si trovò a ricoprire, nonostante le sofferenze e le amarezze che ebbe immeritatamente a subire nell’ultima parte della vita”.
Goria divenne premier dopo le elezioni del 1987. La Prima Repubblica cominciava ad entrare in crisi. La Lega aveva eletto il suo parlamentare: Umberto Bossi, il senatur. Il Nord era inquieto. (Goria ne avvertì acutamente la portata, in Parlamento). Il Pci scontava anche la crisi del sistema sovietico, che di lì a poco sarebbe imploso. Impazzava una corruzione spaventosa, dietro le quinte. “Goria fu un uomo per tempi difficili. Guardava al confronto pubblico sempre con grande considerazione per la dialettica democratica”, dentro un “rispetto sacrale” per le istituzioni.
Due anni prima, da ministro del Tesoro, il 19 luglio 1985, in solitudine decise la chiusura del mercato dei cambi “a fronte di un pesante attacco portato alla lira italiana”. Uno dei tanti venerdì neri di quell’epoca. Coniò un termine, ironico, nasometria, con cui valutare i mutamenti dell’economia italiana. Introdusse il Documento di programmazione economica. Si raccordò con l’Europa. Soprattutto “il suo piano di azzeramento del disavanzo statale al netto degli interessi” divenne un paradigma per combattere il ciclo perverso inflazione-svalutazione della moneta.
Sono lezioni attualissime.
Mattarella collaborò con lui nel varo della legge in materia di ordinamento della Presidenza del Consiglio. Erano entrambi della sinistra dc. “Compito della democrazia – dice Mattarella – non è tanto stabilire dove andiamo ma come andiamo: nella libertà, nell’autonomia, nel solidarismo, nel rispetto reciproco, senza sopraffazioni”.
Chi ha orecchie per intendere, intenda.