Europee, la corsa per i diritti di Cecchi Paone: “Che onore con Emma Bonino”. E all’evento milanese spunta Veronica Lario
di Brunella GiovaraVerona Lario all'evento organizzato da Alessandro Cecchi Paone.. Foto Marfisi/Agf
È tutto così milanese, parlare di politica tra vecchi amici, e in corso Como, e all’ora dell’aperitivo, dove troneggia il poster di Emma Bonino e sono appena arrivati i nuovissimi volantini del candidato Alessandro Cecchi Paone, “ecco, io e lei insieme, che onore. Emma lo ha voluto, lei che ha sempre deciso di comparire da sola, o con Pannella…”. E c’è il tempo di un veloce comizio tipo Hyde Park, arrampicato su un muretto, “un sondaggio riservato dice che siamo abbondantemente sopra il 4 per cento”, quando appare anche Veronica Lario, “mi ha invitata Paolo Costanzo, che sta lavorando molto bene per l’Europa, e ha anche scritto un bel libro che si intitola ‘Più Europa’, casualmente…”. L’ex signora Berlusconi chiacchiera di politica volentieri – ma a bassa voce – e però nessuno si stupisce di vederla qui, nel beige-azzurro della mise e con un Mojito in mano, che non berrà. Dice “Paolo è l’anello di congiunzione tra queste cose”, intendendo l’Europa, e lo spirito radicale che qui si res…
È tutto così milanese, parlare di politica tra vecchi amici, e in corso Como, e all’ora dell’aperitivo, dove troneggia il poster di Emma Bonino e sono appena arrivati i nuovissimi volantini del candidato Alessandro Cecchi Paone, “ecco, io e lei insieme, che onore. Emma lo ha voluto, lei che ha sempre deciso di comparire da sola, o con Pannella…”. E c’è il tempo di un veloce comizio tipo Hyde Park, arrampicato su un muretto, “un sondaggio riservato dice che siamo abbondantemente sopra il 4 per cento”, quando appare anche Veronica Lario, “mi ha invitata Paolo Costanzo, che sta lavorando molto bene per l’Europa, e ha anche scritto un bel libro che si intitola ‘Più Europa’, casualmente…”. L’ex signora Berlusconi chiacchiera di politica volentieri – ma a bassa voce – e però nessuno si stupisce di vederla qui, nel beige-azzurro della mise e con un Mojito in mano, che non berrà. Dice “Paolo è l’anello di congiunzione tra queste cose”, intendendo l’Europa, e lo spirito radicale che qui si respira, assieme al fumo del sigaro di Marco Taradash.
Foto Marfisi/Agf
“Veronica? Era l’anima libertaria di Silvio e della famiglia”, e intanto le fa il baciamano gradito, dicendole poi che “anche l’educazione steineriana rientra nei nostri valori. E sa, io ex montessoriano… quindi siamo molto vicini”. Possiamo quindi intuire con una qualche certezza che lei voterà lui, mentre lei torna dal top commercialista Costanzo, che di + Europa è coordinatore a Milano, e lui da Claudio Uberti, presidente di ‘Certi diritti’, “che ha ereditato la storia di Pezzana, del Fuori”, e rifiuta l’etichetta di “sindacalisti di una minoranza, perché ci battiamo per la libertà sessuale di chiunque”. Intanto, passa Lisa Noja, e Benedetto Della Vedova, e “altri vecchi radicali come me”, dice Cecchi Paone o anche “Pavone”, e molti ragazzi, come le amiche Carolina e Adele, al primo voto, che domandano “dove ci possiamo vedere, e parlare di politica?”, e quel Luca da Stresa, secondo anno di Giurisprudenza in Statale, che chiede “di fare qualcosa anche in provincia, perché è importante per noi, la politica deve avvicinarsi ai giovani”.
Foto Marfisi/Agf
“Andrò a Stresa, e anche ad Arona. E vorrei andare in Val d’Aosta, dove non ci va nessuno, a fare campagna elettorale. E’ un collegio enorme, questo Nord Ovest..”. E sul cosa intenda fare, risponde che farà l’anti Vannacci, sicuro. “Contro la sua epopea totalmente falsa, sull’omosessualità. La sua è una non conoscenza, non conosce la polisessualità del mondo pre cristiano, non sa che Platone era l’amante di Socrate, e che l’unico rigidamente eterosessuale era Aristotele. Non conosce la storia di Eurialo e Niso”, forse non sa nemmeno che lui è sposato con un uomo, e felicemente, e dopo “aver vissuto con gioia con una precedente moglie”. E qualcuno la attacca, per questo? Magari per strada, in queste scorribande anche molto divertenti, ma invece sembra proprio di no, anzi molti riconoscono il giornalista famoso e gli chiedono il selfie.
“Io ho imparato la lezione di Pannella. La gente ti rispetta (ma magari non ti vota, eh) se rappresenti sul tuo corpo le tue scelte di vita. Ed è normale, è possibile e può davvero succedere a tutti”, di scoprirsi gay “come una cosa bella”. Del resto il suo coming out, “era il 2004, l’ho pagato caro. La Rai mi ha punito, mi chiuse le porte anche solo come ospite, e del resto erano i tempi di Ratzinger, di Ruini e Bertone. Ma per fortuna c’era Mediaset, e Berlusconi…”. La televisione di oggi poi, è bleah: “Nessun tipo di divulgazione scientifica, zero. Con me invece, dai bambini di 3 anni, fino ai loro nonni, tutti guardavano la Macchina del tempo. E non è un fatto personale, visto che io non faccio più quei programmi, ma è proprio che non c’è più la volontà di raccontare la scienza, cosa che dovrebbe fare la tv pubblica”.
In altri tempi, “per promuovere la serie sulle origini dell’uomo, mi sono travestito da Neanderthal, e così andavo a spasso per Milano”. Le reazioni ancora lo fanno ridere, “i tassisti mi rifiutavano la corsa, i bambini urlavano, i cani mi abbaiavano”. Oggi, un sobrio completo gessato leggero, e cambio di cravatta ogni tanto (“anche la camicia, perché si suda a girare così, un appuntamento dopo l’altro”). Foto ricordo con un alieno verde, all’ingresso della mostra immersiva ‘Space Dreamers’, in piazza Fontana, “perché metà campagna elettorale la faccio contro Valditara, che snobba i dinosauri. E non capisce che con la fantasia si studia meglio la scienza, che con lo strumento del meraviglioso è più facile affrontare le tempeste quotidiane” (intanto si offre come guida a un gruppetto di visitatori che sono indiani, americani, russi). Se il ministro entrasse qui, sentirebbe il rombo del razzo in partenza verso Marte, che scuote corpi e pareti. E lui, che racconta in inglese sciolto “adesso stiamo entrando su Artemis, la prima base umana sulla Luna”. Il che fa subito pensare che questo è proprio il suo brodo, e anche che se proprio arriverà a Bruxelles, almeno sa già le lingue.
“Ho sempre fatto questo, raccontare la scienza. La politica? Sono un marziano”. Però, ci capisce, e ha un certo “spirito garibaldino. Due avi, imbarcati sul piroscafo dei Mille, ho ancora le loro camicie sbiadite… Ma anche cavouriano, perché in campagna bisogna fare come Garibaldi, ma dopo, se mai andrò in Europa, bisognerà gestire il successo”. Ma che sarà mai, se fin dagli anni 70 (al liceo classico, è ovvio), “quando i miei compagni erano divisi tra fascisti e comunisti, io solo sventolavo la bandiera del movimento federalista europeo”. Di famiglia “borghese, filo europea, illuminista, antifascista”, ha ereditato quel certo orgoglio di sé per cui niente gli fa paura, neanche partecipare a un dibattito su Telelombardia dove la partenza è sul caso Fedez. Altri due candidati, Sardone per la Lega e Pedullà per i 5 Stelle, più gli esperti Bruno e Negri, e il conduttore-domatore Oliva. “I personaggi pubblici devono dare il buon esempio”, dice. E poi “Fedez ha sempre avuto un forte impegno civile, sui diritti, e ha lanciato una grande campagna per la donazione del sangue. Non bisogna mescolare il gossip e la malattia, bisogna avere rispetto per chi ha un tumore”. Seguono interventi sul caso Salis (“sotto inquisizione in un Paese illiberale”), e Chico Forti? “Bene che sia in Italia lui, bene che sia almeno ai domiciliari lei”. Ma il dibattito è così veloce, perché poi si finisce sull’omicida Impagnatiello. Dopo, commenterà che “ormai i talk show sono così. Tutto molto veloce, un tema dopo l’altro, nessun approfondimento. Io ho provato a metterci dentro i miei temi”, la scienza e l’ambiente (di cui nessuno parla”). E i diritti.
Aperitivo Rainbow con Cecchi Paone. Foto Marfisi/Agf
Ma serve una pausa social, per pubblicare su Instagram le ‘storie’ del giorno prima, “sono andato a visitare la tomba di Volta a Como. Un posto dove nessuno va mai. Ci dovrebbe andare Elon Musk, a ringraziare”. E com’è andata, a Como? “Grandinava. Però qualcuno è venuto all’incontro”. E su una Tesla, of course, si corre al penultimo appuntamento, che sarà un “aperitivo rainbow” nel Gay District, via Tadino, Panfilo Castaldi, Buenos Aires, cioè la movida LGBT milanese, ma con amici da New York (e anche uno da Gallarate), e uno chiederà al barman il Vodka Martini ma che sia “no Vermouth, not stirred, and a twist of lemon”. E c’è Stefano, architetto che disegna tappeti (corso al Mit di Boston), e Ricky, che ha una start up come funeral planner (“mi chiamano l’Amadeus dei funerali”), e un giovane ingegnere meccanico, insomma tutta gente giovane e bella e di mestieri incredibili, e “questo è il mondo aperto e cosmopolita che mi piace, con la capacità di creare reti, rapporti, amori”, dice Cecchi Paone. Vabbè, qui al generale Vannacci verrebbe un malore di sicuro. E dopo, a cena, griderebbe alla Sodoma e Gomorra che avanza tra noi, a vedere camerieri e cameriere a petto nudo (ma poi si capisce che sono dei corpetti di plastica), e il menu del ristorante Voglia, primo erotico in Italia. “Double orgasm” (ravioli al caprino peperone e basilico), “Saltami addosso” (riso al salto con gambero rosso), e c’è anche il “Cunnilingus”, che è poi un tagliolino al granchio blu. Beh, la tavolata ha molto riso e scherzato, e anche quelle vicine, tra coppie cosiddette “normali” e altre felicemente come vogliono loro. “Le campagne elettorali sono così antierotiche…”, diceva poi Cecchi Paone, “ma con me non c’è mai niente di freddo”, ci vorrebbe quindi un bel dibattito tra il generale e questo anti Vannacci, e proprio sui diritti di chi non viene considerato sessualmente normale. Sul punto, il candidato aggiunge che “mi è tanto piaciuto Crosetto, che l’ha subito sistemato, il generale. Ah sì, se l’ha sistemato”.