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Riforme, Mattarella e Zuppi indicano la strada maestra: “La Costituzione è il futuro”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il suo intervento alla cerimonia commemorativa del trentesimo anniversario della scomparsa dell’On. Giovanni Goria (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica) 

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La Cei preoccupata dal premierato e dall’autonomia: “No a scelte di parte”. Il Capo dello Stato difende la Carta ricordando Giovanni Goria: rafforzò il Parlamento
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Il cardinale Matteo Zuppi precisa che un giudizio allarmato sarebbe prematuro, «mi sembra che la discussione sia ancora aperta», ma non nasconde che nel corso dell’assemblea di primavera che si è svolto questa settimana in Vaticano «qualche vescovo» ha espresso «preoccupazioni» per la riforma del premierato. «Personalmente — aggiunge il presidente della Cei — penso che gli equilibri istituzionali vadano toccati con molta attenzione: se togli qualche pezzo devi essere molto equilibrato». Sarebbe necessario, per l’arcivescovo di Bologna, «molto spirito della Costituzione, la capacità di pensare qualcosa che non sia contingente».

È un timore che Zuppi va ripetendo da tempo. «Per un’efficace riforma, che tocca meccanismi delicati del funzionamento della democrazia», ha detto solo pochi mesi fa, «è indispensabile creare un clima costituente, capace di coinvolgere quanto più possibile le varie componenti non solo politiche, com’è ovvio e come fu all’origine della Costituzione, ma anche cult…

Il cardinale Matteo Zuppi precisa che un giudizio allarmato sarebbe prematuro, «mi sembra che la discussione sia ancora aperta», ma non nasconde che nel corso dell’assemblea di primavera che si è svolto questa settimana in Vaticano «qualche vescovo» ha espresso «preoccupazioni» per la riforma del premierato. «Personalmente — aggiunge il presidente della Cei — penso che gli equilibri istituzionali vadano toccati con molta attenzione: se togli qualche pezzo devi essere molto equilibrato». Sarebbe necessario, per l’arcivescovo di Bologna, «molto spirito della Costituzione, la capacità di pensare qualcosa che non sia contingente».

È un timore che Zuppi va ripetendo da tempo. «Per un’efficace riforma, che tocca meccanismi delicati del funzionamento della democrazia», ha detto solo pochi mesi fa, «è indispensabile creare un clima costituente, capace di coinvolgere quanto più possibile le varie componenti non solo politiche, com’è ovvio e come fu all’origine della Costituzione, ma anche culturali e sociali».

Ed è una preoccupazione che fa il paio con quella per l’altra riforma voluta dall’attuale maggioranza, dell’autonomia differenziata: ieri è stata preannunciata una nota della Cei che ne evidenzia i punti critici e il rischio di una crescente sperequazione. Il ministro Roberto Calderoli esprime «stupore» per il «pregiudizio politico» dei vescovi. La Chiesa, di certo, non resterebbe a guardare inerme uno stravolgimento della forma di Stato e della forma di governo.

Sergio Mattarella ieri è tornato a difendere il ruolo del Parlamento. L’occasione: la cerimonia ad Asti per il trentennale della morte di Giovanni Goria, presidente del Consiglio dc nel 1987-88, scomparso a soli 51 anni. Goria offre molte lezioni per l’oggi. Sulla fatica della democrazia, anzitutto. «Non si esaurisce in un giorno, in un gesto, in un atto, ma per vivere necessita sempre della partecipazione dei cittadini. Di qui il suo rispetto per i percorsi costituzionali e, di conseguenza, l’impegno a rafforzare il ruolo del Parlamento sulle scelte di fondo».

Ma anche difesa della Costituzione, che si vuol snaturare col premierato. Mattarella cita una frase di Goria: «Questa non è solo la Costituzione del nostro passato, ma anche quella del nostro futuro», ricordando che l’Astigiano ricevette la medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. È la seconda volta in pochi giorni che Mattarella ricorda la bruciante modernità della Carta che la destra vuol cambiare. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Goria divenne premier dopo le elezioni del giugno 1987. In quel governo Mattarella era ministro per i Rapporti con il Parlamento. C’erano Giuliano Amato vicepremier, Andreotti agli Esteri, Fanfani all’Interno, Mannino ai Trasporti, Formica al Lavoro, Carraro al Turismo. Gianfranco Astori, ora consigliere per l’Informazione al Quirinale, era sottosegretario ai Beni culturali. La Prima Repubblica cominciava ad entrare in crisi. La Lega aveva eletto il suo parlamentare: Umberto Bossi, il senatur. Il Nord era inquieto. Goria ne avvertì acutamente la portata. Fu costretto alle dimissioni nella primavera dell’88. Alle Europee dell’anno dopo, ha ricordato Bruno Tabacci, ottenne 650mila preferenze.

Coniò un termine, nasometria, con cui valutare i «segni dei tempi. Una sensibilità che lo accomunava ad altri leader dc». Introdusse il Documento di programmazione economica. «Fu un uomo per tempi difficili». Compito della democrazia — dice il Capo dello Stato — non è tanto stabilire dove andiamo ma come andiamo: nella libertà, nell’autonomia, nel solidarismo, nel rispetto reciproco, senza sopraffazioni».

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