I sovranisti europei cacciano dal gruppo i tedeschi di Afd: “Partito tossico”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Non hanno neanche aspettato le elezioni. Gli Identitari hanno cacciato ieri l’ultradestra tedesca Afd dal loro gruppo sovranista ed ultranazionalista. Una rottura simbolica (il Parlamento non si riunisce più fino alle Europee) quanto clamorosa, appoggiata da sei partiti su otto, arrivata con una mozione sottoscritta dal capogruppo degli Identitari, il leghista Marco Zanni. E anticipata nei giorni scorsi dall’annuncio dei francesi di Rassemblement national e della Lega stessa di non voler sedere più con i tedeschi sugli stessi banchi, nella prossima legislatura.
Nell’ansia di segnalare la sua progressiva “normalizzazione” e di liberarsi dalle scorie più estremiste che le girano intorno a Strasburgo, Marine Le Pen ha accelerato i tempi. E ad eccezione degli austriaci dell’Fpoe e degli estoni di Ekre, tutti hanno votato ieri a favore dell’espulsione. Nel comunicato si legge che il gruppo «non vuol essere più associato» all’Afd. E che l’’allontanamento, vale «da subito». Fonti d…
BERLINO - Non hanno neanche aspettato le elezioni. Gli Identitari hanno cacciato ieri l’ultradestra tedesca Afd dal loro gruppo sovranista ed ultranazionalista. Una rottura simbolica (il Parlamento non si riunisce più fino alle Europee) quanto clamorosa, appoggiata da sei partiti su otto, arrivata con una mozione sottoscritta dal capogruppo degli Identitari, il leghista Marco Zanni. E anticipata nei giorni scorsi dall’annuncio dei francesi di Rassemblement national e della Lega stessa di non voler sedere più con i tedeschi sugli stessi banchi, nella prossima legislatura.
Nell’ansia di segnalare la sua progressiva “normalizzazione” e di liberarsi dalle scorie più estremiste che le girano intorno a Strasburgo, Marine Le Pen ha accelerato i tempi. E ad eccezione degli austriaci dell’Fpoe e degli estoni di Ekre, tutti hanno votato ieri a favore dell’espulsione. Nel comunicato si legge che il gruppo «non vuol essere più associato» all’Afd. E che l’’allontanamento, vale «da subito». Fonti della Lega puntualizzano che i tedeschi sono ormai considerati «tossici».
È chiaro che lepenisti e leghisti intendono giocarsi la cacciata di un partito attraversato da rigurgiti neonazisti anche in quest’ultimo scampolo di campagna elettorale. Soprattutto se l’obiettivo e convergere con i Conservatori di Giorgia Meloni. Come ci confessò una figura di primo piano dell’Afd lo scorso inverno, anche nei tedeschi c’era la piena consapevolezza che «Meloni ci detesta».
La pietra dello scandalo che ha indotto Le Pen alla rottura è stata un’intervista a Repubblica in cui il capolista dell’Afd Maximilian Krah ha sostenuto sabato scorso che «non tutte le SS erano dei criminali». In Francia il ricordo delle atrocità delle squadracce di élite della Germania di Hitler è vivissimo. E le sentenze di Norimberga non hanno mai lasciato alcun dubbio sulla definizione complessiva di «criminali» riferita alle SS. Solo un velenoso revisionismo coltivato per decenni anzitutto dai veterani della Hjas ha mantenuto la favoletta dell’esistenza delle SS «buone». Ma in Germania è una leggenda sepolta definitivamente negli anni ‘80, in concomitanza con la grande discussione degli storici sulle colpe della Wehrmacht e delle SS.
A febbraio Le Pen aveva già avvertito la capa di Afd Alice Weidel che la sua pazienza aveva raggiunto il limite e che ogni ulteriore passo falso avrebbe significato la rottura. Allora Weidel era volata di corsa a Parigi per placare l’ira di Marine dopo che uno scoop aveva rivelato alcuni incontri segreti tra esponenti dell’ultradestra parlamentare tedesca e neonazisti in cui si era parlato di “Remigration”, di deportazioni in massa di migranti. E l’irritazione era già talmente alle stelle che Le Pen aveva costretto Weidel a restare seduta nel ristorante ad aspettare che la leader di Rn si allontanasse. La francese non voleva assolutamente rischiare di essere vista insieme a Weidel.
Nei mesi successivi, gli scandali che hanno travolto man mano lo Spitzenkandidat dell’Afd Krah - dalla spia cinese nell’ufficio ai rapporti con oligarchi russi - hanno acuito di nuovo la tensione tra Le Pen e l’Afd. Il colloquio di Krah con questo giornale che i giornali tedeschi hanno già ribattezzato la “SS-Interview” è stata insomma la goccia. E a nulla è valso un tentativo in extremis degli europarlamentari dell’Afd, ieri mattina, di scongiurare la loro espulsione.
Una fonte del partito sostiene che sarebbero stati gli austriaci del Fpoe a suggerire ai colleghi tedeschi una mozione - sottoscritta da sette europarlamentari dell’Afd su nove - in cui proponevano di cacciare Krah dal loro gruppo. Ma è stata una mossa arrivata fuori tempo massimo. Poco dopo, è arrivata la decisione di espellerli tutti. Adesso Alice Weidel è impegnata a ricucire con Le Pen facendosi aiutare dal Fpoe e dai nazionalisti belgi di Vlaams Belang. Ma la strada è in salita.