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Premierato, tensioni Lega-Fratelli d’Italia: il voto slitta a dopo le Europee

Il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell'Aula della Camera per la consegna del testo delle comunicazioni, già rese al Senato, in vista del Consiglio Europeo, Roma, 19 marzo 2024. ANSA/ALESSANDRO DI MEO 

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In conferenza dei capigruppo al Senato il presidente la Russa prova a forzare i tempi ma trova l’ostruzionismo del Carroccio: “Tempo in aula comunque contingentato a 30 ore”. L’opposizione: “Fatto grave ridurre il dibattito”
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ROMA — Il vero problema il presidente del Senato Ignazio La Russa lo aveva in casa, nella maggioranza e in particolare in casa Lega. Perché è stato il Carroccio a dire, dietro le quinte, che così come è il disegno di legge sul premierato non va bene perché non è chiaro lo sbocco della legge elettorale. E così anche La Russa in conferenza dei capigruppo a Palazzo Madama ha dovuto utilizzare il bastone e la carota sulla riforma alla quale la premier Giorgia Meloni tiene di più: via libera al contingentamento dei tempi, 30 ore per il dibattito a partire dalla prossima settimana, ma il voto finale arriverà sicuramente dopo le Europee. Probabilmente il 18 giugno, ma non è detto. L’opposizione grida allo scandalo per il contingentamento su una riforma «epocale»: «Si tratta di una ennesima forzatura, non possiamo fare accordi con questa maggioranza e gli scambi che si fanno tra Lega e FdI dopo il rinvio a giugno anche del ddl autonomia alla Camera», dicono i capigruppo di Pd, 5 stelle e Avs.…

ROMA — Il vero problema il presidente del Senato Ignazio La Russa lo aveva in casa, nella maggioranza e in particolare in casa Lega. Perché è stato il Carroccio a dire, dietro le quinte, che così come è il disegno di legge sul premierato non va bene perché non è chiaro lo sbocco della legge elettorale. E così anche La Russa in conferenza dei capigruppo a Palazzo Madama ha dovuto utilizzare il bastone e la carota sulla riforma alla quale la premier Giorgia Meloni tiene di più: via libera al contingentamento dei tempi, 30 ore per il dibattito a partire dalla prossima settimana, ma il voto finale arriverà sicuramente dopo le Europee. Probabilmente il 18 giugno, ma non è detto. L’opposizione grida allo scandalo per il contingentamento su una riforma «epocale»: «Si tratta di una ennesima forzatura, non possiamo fare accordi con questa maggioranza e gli scambi che si fanno tra Lega e FdI dopo il rinvio a giugno anche del ddl autonomia alla Camera», dicono i capigruppo di Pd, 5 stelle e Avs.

Ma andiamo per ordine. In mattinata già si capiva che il clima nella maggioranza sul pacchetto premierato, che si porta dietro anche la legge elettorale, non era dei migliori. Proprio la legge elettorale sta dividendo il centrodestra, con Fratelli d’Italia che ha aperto al ballottaggio se i candidati premier non arrivano al 50 per cento al primo turno. Poco prima della conferenza dei capigruppo in Senato per stabilire l’iter di discussione e votazione del ddl premierato, in aula si notava l’assenza dei leghisti mentre alla buvette della Camera il ministro Roberto Calderoli diceva: «La Lega storicamente è contraria alla legge elettorale dei Comuni». Tradotto: no a ipotesi di ballottaggio. I leghisti, non più partito forte della coalizione, temono di perdere peso al secondo turno quando per il candidato premier conta di più allargare al centro e a chi non ha votato al primo turno.

Il presidente del Senato ha dovuto quindi prendere atto che nessun voto finale può essere fissato al momento anche per le incertezze della Lega. «Nessuno mi ha mai fatto pressioni perché finissimo entro una data — dice La Russa — ho proposto il voto finale il 18 giugno: la Lega preferiva andare in campagna elettorale già da giovedì, gli altri erano pronti a mettere l’elmetto e finire prima delle elezioni. Ma alla fine la maggioranza ha accettato la mia proposta di fissare ipoteticamente la data del voto finale al 18 giugno. L’opposizione però mi ha detto poi che preferiva non fissare una data. A quel punto è stato necessario introdurre il contingentamento. Non posso bloccare i lavori sul premierato, c’era chi voleva finire il 30 luglio».

Alla fine La Russa ha dato 30 ore come tempo per il dibattito, che inizierà, anzi riprenderà, da martedì prossimo sugli emendamenti. L’opposizione annuncia ostruzionismo. «Andremo avanti con la nostra opposizione molto dura in parlamento e nel Paese», dice il capogruppo dei dem in senato Francesco Boccia. «Contingentare in 30 ore la discussione su un provvedimento che stravolge la nostra Costituzione credo sia una forzatura sbagliata», aggiunge Stefano Patuanelli dei 5 stelle. «In questo caso non credo che fare ostruzionismo sia un diritto delle forze democratiche, credo sia un dovere», conclude Giuseppe De Cristofaro di Alleanza verdi e sinistra.

Martedì si torna in aula e si annunciano altre tensioni, anche perché ieri, prima della capigruppo, il senatore Maurizio Gasparri ha annunciato che «se nel ddl premierato resteranno i senatori a vita» lui proporrà «il nome di Mario Mori», l’ex generale dei Ros indagato adesso dalla procura di Firenze per le Stragi del 1992. «Una proposta vergognosa», ha ribattuto la senatrice dem, Enza Rando.

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