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Orlando: “Liguria paralizzata a causa di Toti. È un esproprio di democrazia. Non ci sono alternative al voto”

L’intervista all’ex ministro della giustizia e deputato Pd: “A inizio legislatura avevo scritto a tutti i parlamentari liguri per segnalare il rischio infiltrazione mafiosa nella politica regionale”
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«A oltre due settimane dall’arresto di Toti, dica la destra come rendere compatibile l’amministrazione della Liguria, alle prese con una gigantesca mole di investimenti, con lo stallo che si è venuto a creare». Lancia la sfida l’ex Guardasigilli Andrea Orlando, spezzino di nascita, il più accreditato fra i papabili del centrosinistra alla successione del governatore attuale.

Non chiede più le dimissioni?

«Sta diventando un abbaiare alla luna. E quindi, poiché Giorgia Meloni ha sempre sventolato la bandiera dello sviluppo e della crescita, dell’attenzione alle imprese, della velocità nell’attuazione del Pnrr, ora tocca a lei a spiegare come tutto questo si possa fare in una regione sostanzialmente paralizzata. E ciò al netto del giudizio politico sulla vicenda, ovvero che ci troviamo di fronte a un esproprio di democrazia».

Addirittura un esproprio?

«In Liguria per anni una cupola imprenditoriale, politica e burocratica, nata dall’intreccio fra alcuni attori economici e pezzi della pub…

«A oltre due settimane dall’arresto di Toti, dica la destra come rendere compatibile l’amministrazione della Liguria, alle prese con una gigantesca mole di investimenti, con lo stallo che si è venuto a creare». Lancia la sfida l’ex Guardasigilli Andrea Orlando, spezzino di nascita, il più accreditato fra i papabili del centrosinistra alla successione del governatore attuale.

Non chiede più le dimissioni?

«Sta diventando un abbaiare alla luna. E quindi, poiché Giorgia Meloni ha sempre sventolato la bandiera dello sviluppo e della crescita, dell’attenzione alle imprese, della velocità nell’attuazione del Pnrr, ora tocca a lei a spiegare come tutto questo si possa fare in una regione sostanzialmente paralizzata. E ciò al netto del giudizio politico sulla vicenda, ovvero che ci troviamo di fronte a un esproprio di democrazia».

Addirittura un esproprio?

«In Liguria per anni una cupola imprenditoriale, politica e burocratica, nata dall’intreccio fra alcuni attori economici e pezzi della pubblica amministrazione, ha bypassato ogni luogo e processo istituzionale, spogliando dalle loro funzioni tutti gli organi competenti — dal Consiglio regionale all’Autorità portuale — per sostituirli con riunioni sugli yacht o aperitivi in villa».

Quanto è accaduto non si poteva prevedere?

«A inizio legislatura avevo scritto a tutti i parlamentari liguri per segnalare il rischio infiltrazione mafiosa nella politica regionale evidenziato dal rapporto della Dia. Da tempo denunciavo un’oligarchia predatoria in Regione. Pur senza avere gli elementi di oggi, i segnali già c’erano: i protagonisti dei raid economici e urbanistici erano sempre i soliti; i commissariamenti erano finalizzati a saltare i percorsi ordinari; pezzi di informazione erano condizionati da questo sistema».

Per la destra l’inchiesta è un castello di carte.

«Se fosse così non si capisce perché Salvini abbia mandato gli ispettori all’Autorità portuale di Genova. In ogni caso io non commento l’inchiesta, lo fa già il ministro Nordio secondo me impropriamente, ma mi pare che al momento non ci sia alcun tipo di intervento arbitrario».

Le elezioni anticipate sono l’unica opzione possibile?

«Qual è l’alternativa? Dica la destra come vuole continuare e se può».

In corsa ci sarà anche lei?

«È l’ultima delle questioni, ho visto che stanno emergendo anche altri nomi, ma prima occorre costruire una coalizione che tenga conto della situazione e vada anche oltre gli schieramenti nazionali. C’è un lavoro di bonifica da fare insieme a tutti coloro i quali considerano prioritario ripristinare il funzionamento della democrazia locale».

Sta disegnando una sorta di Cnl ligure, composto e guidato da chi?

«Le forze politiche, sociali ed economiche non compromesse devono incontrarsi. Poi, quale sia la figura migliore per interpretare la rottura con il sistema Toti è un tema che arriva un minuto dopo. Il Pd nei prossimi giorni avvierà un confronto con tutte le parti sociali e i cittadini per stimolare questo processo».

Lo scandalo ha rovinato la luna di miele del governo con il Paese?

«La Liguria di Toti anticipa il modello di premierato voluto da Meloni. Elezione diretta di un capo unita ad accentramento dei poteri, svuotamento delle assemblee elettive, interlocuzione diretta e senza filtri con lobby e portatori di interessi. È questa la lezione che si deve trarre a livello nazionale. Quanto alla luna di miele, finirà con la manovra aggiuntiva che faranno all’indomani delle elezioni europee».

La dà per certa?

«Lo sapevano già dal Def che i soldi non sarebbero bastati, ma hanno rinviato per non perdere consenso».

Se vincono i sovranisti e la Ue si sposta a destra, l’Italia non godrà di un occhio di riguardo?

«Ricordo che sono state le destre a opporsi a un patto di stabilità più flessibile: l’ultima versione, peraltro accettata dall’Italia, per molti aspetti ci penalizza. Se dovessero vincere, l’atteggiamento nei nostri confronti sarebbe ancora più arcigno. Finora né Orbán, né i Paesi frugali si sono mai mostrati solidali con Meloni».

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