Sondaggi, si accorcia il distacco tra FdI e Pd. Gli esperti: “Balzo di Schlein, più convincente. Meloni, campagna fiacca”
di Lorenzo De CiccoLa segretaria dem Elly Schlein
(fotogramma)ROMA — «Che campagna elettorale è stata? Fiacca. Hanno fatto di più le inchieste che le mosse dei partiti», sostiene Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, che domenica scorsa, difatti, su Repubblica preconizzava: un elettore su dieci è pronto a cambiare voto, effetto Liguria. E qualcosa si sta muovendo: non è un testa a testa, tra Pd e FdI. Però lo scarto si fa più sottile. Elly Schlein da settimane rosicchia decimali. Addirittura, secondo alcuni analisti, avrebbe fatto un balzo tale da avvicinarsi a “quota Zingaretti”, cioè al 22,7% conquistato alle Europee del 2019 dall’ex segretario. Solo un paio di mesi fa, al Nazareno, era complicato trovare un dirigente che ci scommettesse un centesimo, su questo piazzamento. Siamo comunque all’ultimo giro di sondaggi: da mezzanotte non se ne potranno più pubblicare, fino alla chiusura dei seggi, tra 16 giorni. Dunque i numeri sfornati dagli esperti in queste ore assomigliano molto alla linea tracciata sul tartan delle piste di atletica. Per…
ROMA — «Che campagna elettorale è stata? Fiacca. Hanno fatto di più le inchieste che le mosse dei partiti», sostiene Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, che domenica scorsa, difatti, su Repubblica preconizzava: un elettore su dieci è pronto a cambiare voto, effetto Liguria. E qualcosa si sta muovendo: non è un testa a testa, tra Pd e FdI. Però lo scarto si fa più sottile. Elly Schlein da settimane rosicchia decimali. Addirittura, secondo alcuni analisti, avrebbe fatto un balzo tale da avvicinarsi a “quota Zingaretti”, cioè al 22,7% conquistato alle Europee del 2019 dall’ex segretario. Solo un paio di mesi fa, al Nazareno, era complicato trovare un dirigente che ci scommettesse un centesimo, su questo piazzamento. Siamo comunque all’ultimo giro di sondaggi: da mezzanotte non se ne potranno più pubblicare, fino alla chiusura dei seggi, tra 16 giorni. Dunque i numeri sfornati dagli esperti in queste ore assomigliano molto alla linea tracciata sul tartan delle piste di atletica. Per le prossime due settimane, varranno questi numeri qui.
Il presidente del consiglio Giorgia Meloni
E che dicono, gli ultimi sondaggi? Che la distanza fra i partiti di Schlein e di Giorgia Meloni, rispetto a un anno fa, si fa più ravvicinata. Secondo l’ultima Supermedia di Youtrend, che mette a confronto i dati dei principali istituti, i democratici sarebbero arrivati, per la prima volta dalle Politiche, a scavallare il 21%. Quindi due punti in più rispetto al disastro del settembre ’22. Mentre FdI si assesterebbe al 27,2%, poco più di un punto sopra. E con soli 6 punti di margine rispetto al principale sfidante (un anno fa, per i sondaggi, erano oltre 10). Quella di Youtrend è una media, appunto. Alcuni esperti, come Nando Pagnoncelli, con Ipsos sul Corriere di ieri, sostengono che il distacco sia ancora più esiguo: il Pd sarebbe al 22,5%, quattro punti sotto FdI. Considerando che i sondaggi hanno un margine di errore di un paio di punti, come ragiona un colonnello Pd (chiedendo l’anonimato per ragioni di scaramanzia), significa che oggi dem e Fratelli potrebbero essere alla pari. Fantascienza, replicano da via della Scrofa. Un’analisi simile a quella di Youtrend arriva da Swg, che piazza il Pd al 21 e FdI al 27. Mentre Noto ieri l’altro ha scodellato da Vespa cifre più confortanti per la premier: sarebbe al 28%, con i dem al 20,5%.
Per Alessandra Ghisleri fra gli elettori del Pd «si nota una voglia di riscatto sulla destra». E questo mette benzina nel serbatoio di Schlein. «Anche se deve guardarsi dall’avanzare di Verdi e Sinistra». Che oggi galleggiano intorno alla soglia del 4%, insieme a Renzi & Bonino e a Calenda. Mentre a sinistra i 5S sono in lieve calo, intorno al 15%, e a destra è derby per il secondo posto nella coalizione tra FI e Lega.
Gli ultimi sondaggi dicono che Meloni, rispetto al picco di un anno fa, quando veleggiava al 30%, pare ripiegare sulla percentuale (comunque notevole) delle Politiche. «Ma già tenere quel risultato dopo un anno e mezzo di governo è tanta roba», sostiene Ghisleri. Certo la premier paga «per alcuni pasticci comunicativi, l’ultimo sul redditometro».
Schlein ha potuto sfruttare l’effetto personalizzazione contro Meloni. Anche se il duello tv è saltato. E soprattutto, ragiona Noto, «Schlein da mesi gira per l’Italia, mentre la campagna di Meloni pare ferma». A parte lo slogan “scrivi Giorgia”. «E il Pd, rispetto a FdI, ha liste più forti». Sindaci in scadenza, cacciatori di preferenze. C’è poi il fattore posizionamento: «La premier – riprende Noto – come faceva Berlusconi, a volte parla all’elettorato di destra, a volte ai moderati. Un giorno va da Vox, un altro apre a von der Leyen». Con l’ex Cavaliere funzionava. Ma ora?
Per Lorenzo Pregliasco, direttore di Youtrend, Meloni «l’elettorato moderato di centrodestra l’ha già assorbito, alle Politiche. E la coperta è corta». Mentre Schlein può avvantaggiarsi di due jolly: «Il tipo di elettorato che vota alle Europee non è quello delle Politiche. E l’affluenza sarà più bassa: i partiti con più struttura sono favoriti». Poi si torna alle inchieste: «L’elettore di centrodestra in dubbio se andare al voto, potrebbe più facilmente restare a casa».