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Tajani canta coi Ricchi e poveri: “E con Le Pen non c’è dialogo”

La convention di Forza Italia a Roma
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ROMA — Quando pure il padrone di casa, Antonio Tajani, cede sulle note di Sarà perché ti amo e si mette a canticchiare e battere le mani in modo ostentato, lo spettacolo nazional-popolare è servito: ecco Forza Italia formato Sanremo, l’ultimo atto della sfida dal basso alla Lega che risale nei sondaggi. C’è un filo invisibile che lega il PalaTiziano a Bruxelles, e i Ricchi e poveri chiamati per un applauditissimo spot elettorale vengono idealmente contrapposti a un’ipotetica alleanza europea spostata troppo a destra.

«Le Pen? Non è un fatto personale — dice il segretario di FI — ma di contenuti, non possiamo dialogare. Io ho già battuto la sinistra con un’intesa fra popolari, liberali e conservatori. E quella voglio riproporre». Ma i numeri difficilmente ci saranno. Il segretario di FI fa un plateale segno con le mani aperte in giù: «Piano, piano… I numeri possono arrivare anche più avanti». Il leader del Ppe Manfred We…

ROMA — Quando pure il padrone di casa, Antonio Tajani, cede sulle note di Sarà perché ti amo e si mette a canticchiare e battere le mani in modo ostentato, lo spettacolo nazional-popolare è servito: ecco Forza Italia formato Sanremo, l’ultimo atto della sfida dal basso alla Lega che risale nei sondaggi. C’è un filo invisibile che lega il PalaTiziano a Bruxelles, e i Ricchi e poveri chiamati per un applauditissimo spot elettorale vengono idealmente contrapposti a un’ipotetica alleanza europea spostata troppo a destra.

«Le Pen? Non è un fatto personale — dice il segretario di FI — ma di contenuti, non possiamo dialogare. Io ho già battuto la sinistra con un’intesa fra popolari, liberali e conservatori. E quella voglio riproporre». Ma i numeri difficilmente ci saranno. Il segretario di FI fa un plateale segno con le mani aperte in giù: «Piano, piano… I numeri possono arrivare anche più avanti». Il leader del Ppe Manfred Weber ha aperto anche ai socialisti, in realtà: «È solo un’ipotesi di scuola. Si può andare oltre», sottolinea Tajani. Lo schema resta quello del centrodestra italiano esportato oltreconfine. «E Salvini se vuole, può entrare», chiosa.

È l’unica concessione all’altro vicepremier con cui da diversi giorni è in lotta. L’antidoto al «vannaccismo», in questo pomeriggio di inossidabile orgoglio berlusconiano, sono Angela Brambati e Angelo Sotgiu, celebrati come «testimoni del made in Italy nel mondo», che si esibiscono in un concerto lungo mezz’ora nel corso del quale salta qualsiasi posa istituzionale. Tajani prima si schermisce («Sono stonato come una campana») poi scandisce il motivetto mentre al suo fianco la moglie Brunella e la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati cantano a squarciagola, imitate da Paolo Barelli e Maurizio Gasparri. L’unico che resta impietrito, con lo sguardo perso nel vuoto, è il senatore e presidente della Lazio Claudio Lotito, che non si addormenta come accaduto durante l’audizione dei dirigenti calcistici a Palazzo Madama («Stavo solo riflettendo», dirà). Non si distingue per sobrietà Alessandra Mussolini, che si presenta con una corona luminosa puntellata da “santini” elettorali. Inutile chiedersi cosa c’entri, tutto ciò, con lo spirito di Spinelli e i valori dell’europeismo cui Tajani ritorna nel suo intervento conclusivo, ancora per distinguersi da Salvini: «Mi fa piacere che lui e Le Pen siano addivenuti sulle nostre posizioni: bene l’espulsione di Afd, che è una forza quasi neo-nazista».

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A rivivere, qui, è lo spirito di Silvio Berlusconi, evocato da Alessandro Sallusti: «Se fosse qui canterebbe anche lui. È stato il primo, in fondo, a mettere in musica il nome di un partito». Benvenuti alla festa dei sopravvissuti: un anno fa moriva il fondatore e in tanti, fra quelli che sollecitano le loro ugole con i Ricchi e Poveri, che intonano Nel blu dipinto di blu insieme a Serena Autieri, erano pronti a sbarcare su altri lidi. Tajani si toglie un sassolino dalla scarpa: «Molti pensavano che non avremmo raggiunto neanche lo sbarramento. Ero l’unico, a settembre, a dire che avremmo potuto raggiungere pure il dieci per cento. Oggi i sondaggi testimoniano che quel traguardo è possibile». Solo il nove giugno si saprà se è un azzardo. Forza Italia intanto gioca la partita in una dimensione ultrapop: manca solo Gigi D’Alessio, che ha dato forfait alla vigilia, ma il partito in occasioni recenti ha arruolato nelle sue convention Al Bano e Ivana Spagna: «Tutto fa spettacolo — sorride Tajani — e io devo portare voti al partito». Anche a se stesso, in realtà: «Prima al partito».

Il parterre è assortito: burocrati e uomini di Chiesa, spunta pure Gigi Marzullo con l’immancabile camicia a strisce orizzontali, sul palco il nuotatore paralimpico Manuel Bortuzzo, che nel 2019 venne ferito da un colpo di pistola esploso in un agguato nel quartiere Axa di Roma, rimanendo paralizzato. E c’è Simona Agnes, consigliere d’amministrazione della Rai, in predicato di diventare presidente dopo le Europee. «Perché no?», dice Tajani in versione karaoke. Che confusione, sarà perché ti amo. «La dedico a Giorgia Meloni. No, lasciamo stare. A mia moglie».

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