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I vescovi bocciano l’autonomia: “Mina il principio di solidarietà. Rischio diseguaglianze nella sanità”

Il cardinale Matteo Zuppi

 (agf)
La preoccupazione della Cei: "Rischio di accentuare gli squilibri già presenti sui territori"
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Città del vaticano — Il cardinale Matteo Zuppi aveva avvertito, tempo fa, che i vescovi del Sud erano «sul piede di guerra». Ora è la Conferenza episcopale tutta, da Sud a Nord, a bocciare l’autonomia differenziata, bollandola come una riforma che «rischia di minare le basi di quel vincolo di solidarietà tra le diverse Regioni, che è presidio al principio di unità della Repubblica».

La Cei questa volta non si è espressa per bocca del proprio presidente — Zuppi, per dire, l’altroieri in conferenza stampa ha tirato una bordata alla riforma del premierato voluta da Giorgia Meloni — ma con una nota approvata dal consiglio episcopale permanente, ossia il «parlamentino» dei vescovi italiani. Scelta tesa a sottolineare tanto il carattere formale della presa di posizione quanto il fatto che essa sia condivisa da tutte le 226 diocesi italiane. Se già nei mesi scorsi svariati vescovi meridionali hanno sparato ad alzo zero (il vescovo di Cosenza Gianni Checchinato, per fare solo un esempio, ha a…

Città del vaticano — Il cardinale Matteo Zuppi aveva avvertito, tempo fa, che i vescovi del Sud erano «sul piede di guerra». Ora è la Conferenza episcopale tutta, da Sud a Nord, a bocciare l’autonomia differenziata, bollandola come una riforma che «rischia di minare le basi di quel vincolo di solidarietà tra le diverse Regioni, che è presidio al principio di unità della Repubblica».

La Cei questa volta non si è espressa per bocca del proprio presidente — Zuppi, per dire, l’altroieri in conferenza stampa ha tirato una bordata alla riforma del premierato voluta da Giorgia Meloni — ma con una nota approvata dal consiglio episcopale permanente, ossia il «parlamentino» dei vescovi italiani. Scelta tesa a sottolineare tanto il carattere formale della presa di posizione quanto il fatto che essa sia condivisa da tutte le 226 diocesi italiane. Se già nei mesi scorsi svariati vescovi meridionali hanno sparato ad alzo zero (il vescovo di Cosenza Gianni Checchinato, per fare solo un esempio, ha accusato i parlamentari di maggioranza di «stare in maniera pregiudiziale dalla parte dei ricchi») e gli episcopati calabrese e siciliano, in particolare, hanno sviscerato i punti critici della riforma Calderoli con disamine dettagliate, la Cei ora usa toni più moderati, ma la sostanza non cambia.

«Il paese non crescerà se non insieme», afferma. I vescovi si fanno portavoce delle aree svantaggiate del paese perché «ci preoccupa — spiegano — qualsiasi tentativo di accentuare gli squilibri già esistenti tra territori, tra aree metropolitane e interne, tra centri e periferie». L’episcopato punta in particolare l’attenzione su un comparto, quello della sanità, che la Chiesa conosce bene: il rischio di una sperequazione, scrivono, «non può essere sottovalutato, in particolare alla luce delle disuguaglianze già esistenti, specialmente nel campo della tutela della salute, cui è dedicata larga parte delle risorse spettanti alle Regioni e che suscita apprensione in quanto inadeguato alle attese dei cittadini sia per i tempi sia per le modalità di erogazione dei servizi».

Il ministro Calderoli aveva reagito con sorpresa già ieri, quando la Cei aveva preannunciato la pubblicazione di una nota che si annunciava critica: «Da tutti ci si poteva aspettare un pregiudizio politico», ha detto il ministro leghista, «e spiace che l’abbia assunto la Cei, peraltro a pochi giorni dal voto». Rosa Maria Di Giorgi di Italia Viva ha auspicato che le preoccupazioni dei vescovi «non finiscano oggetto di un baratto politico con la Lega in cambio del via libera sul premierato». Per Francesco Boccia del Pd, che cita la Cei e Eurispes, «sarebbe meglio che il Governo fermasse i suoi progetti di riforme, su cui le divisioni nella maggioranza sono evidenti, e si occupasse dei problemi dei cittadini, delle famiglie e delle imprese italiane».

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