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Da paladina antimafia a capolista del trasformismo. La carambola europea di Caterina Chinnici, col sostegno di Lombardo (e Cuffaro)

Chinnici tra Schifani e Lombardo 
Candidata con Forza Italia dopo aver corso col Pd per la Regione Sicilia, i manifesti sono uguali. La seguiamo in tour tra Agrigento e Catania: incontra le suore in convento, le commesse del centro commerciale. E intanto taglia corto con chi le contesta le alleanze imbarazzanti
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CATANIA – La photo opportunity a margine della kermesse elettorale nel centro fieristico le Ciminiere di Catania, in cui Caterina Chinnici è attesa da una platea di tremila amministratori locali pronti a sostenerla, è di quelle da immortalare. Ci sono l’attuale governatore siciliano Renato Schifani, uno dei suoi predecessori alla guida della Regione, Raffaele Lombardo, e al centro lei, Caterina Chinnici. Che meno di due anni fa si presentava agli elettori da candidata alla presidenza della Sicilia nell’altra metà campo elettorale, sostenuta dal Pd e dalla sinistra dopo la rottura con il M5S. Sono passati soltanto due anni, sembra un’era fa. Oggi l’eurodeputata uscente, figlia del giudice ucciso dalla mafia nel luglio 1983, guida la lista di Forza Italia nel collegio Isole. L’unico nel quale il capolista non è Antonio Tajani. Il segretario nazionale ha voluto lanciare un segnale di discontinuità, Chinnici fa ancora i conti con l’accusa di incoerenza per il clamoroso passaggio di campo.…

CATANIA – La photo opportunity a margine della kermesse elettorale nel centro fieristico le Ciminiere di Catania, in cui Caterina Chinnici è attesa da una platea di tremila amministratori locali pronti a sostenerla, è di quelle da immortalare. Ci sono l’attuale governatore siciliano Renato Schifani, uno dei suoi predecessori alla guida della Regione, Raffaele Lombardo, e al centro lei, Caterina Chinnici. Che meno di due anni fa si presentava agli elettori da candidata alla presidenza della Sicilia nell’altra metà campo elettorale, sostenuta dal Pd e dalla sinistra dopo la rottura con il M5S. Sono passati soltanto due anni, sembra un’era fa. Oggi l’eurodeputata uscente, figlia del giudice ucciso dalla mafia nel luglio 1983, guida la lista di Forza Italia nel collegio Isole. L’unico nel quale il capolista non è Antonio Tajani. Il segretario nazionale ha voluto lanciare un segnale di discontinuità, Chinnici fa ancora i conti con l’accusa di incoerenza per il clamoroso passaggio di campo. Complici anche i primi manifesti elettorali circolati nell’Isola: la medesima foto, in cui era stato cambiato soltanto il simbolo. Di quelle polemiche lei fa oggi il leitmotiv della sua campagna elettorale, ripetendo a una nuova platea di elettori che non la conosce e va a presentarsi a lei, che la sua è stata una scelta di «coerenza coi suoi valori». Dalla platea, intanto, i tanti che la attendevano commentano «è uguale al manifesto, non l’avevo mai vista di presenza».

È una giornata elettorale fitta di impegni, iniziata nell’Agrigentino e proseguita nel Catanese. Il primo appuntamento è nel convento delle suore canossiane di Aci Bonaccorsi. Chinnici in passato ha sostenuto la piccola comunità cattolica che si occupa di disagio economico e sociale in paese. Le suore si soffermano a mostrare i roseti all’eurodeputata in visita, le donano un libro. «Leggo spesso nei viaggi in aereo» racconta nella saletta raccolta in cui si accomodano. Parla dell’impegno con la comunità: «È l’eredità lasciata da mio padre, che ha sempre inteso la giustizia come giustizia sociale». Non accenna nemmeno alla politica e alla campagna elettorale. A rompere il ghiaccio è suor Maria Luisa, una vita in Sicilia senza abbandonare il suo accento milanese: «Dottoressa, ci lascia un po’ dei suoi foglietti, così li distribuiamo?». Il materiale elettorale è pronto in macchina, viene consegnato alle suore pronte a distribuirlo. Chinnici ringrazia e si conceda, con l’impegno di tornare dopo le elezioni.

C’è spazio per un passaggio in un grande magazzino lungo via Etnea, il corso principale di Catania, prima della kermesse politica alle Ciminiere. L’appuntamento è con un ceramista a cui Chinnici ha commissionato i gadget targati Parlamento europeo: «Così sosteniamo il tessuto produttivo siciliano». Ma anche in questo caso il leitmotiv torna ad essere quello della coerenza: «Sono sempre stata una moderata - ripete a chi le chiede di spiegare il passaggio in Forza Italia - nel gruppo S&D non mi sentivo più a casa. Tajani ha colto il mio disagio, mi ha corteggiata per mesi. Non creda che la mia non sia stata una scelta lunga e tormentata» racconta mentre in strada stringe le mani della gente che la avvicina per salutarla.

Per Tajani quella candidatura è il simbolo di un nuovo corso del partito. Per Chinnici un fardello da sostenere. Soprattutto dopo il suo veto a una candidatura della Dc di Totò Cuffaro, ex governatore che ha scontato una pena per favoreggiamento alla mafia. I voti di quel partito, alla fine, confluiranno comunque nella stessa lista. L’accordo è con Noi Moderati a sostegno del candidato Massimo Dell’Utri, avvocato omonimo ma non parente di Marcello, fondatore del partito, che a sua volta ha scontato una condanna per reati di mafia. «L’ho appreso dai giornali. Punto» taglia corto. Chinnici conosce l’avvocato Dell’Utri dagli anni vissuti nei Palazzi di giustizia a lungo frequentati dalla magistrata. Si sono rivisti qualche sera fa, al concerto - tributo di Mogol per Battisti in un teatro di Catania. Erano seduti a fianco. Vicini e lontanissimi. In una campagna elettorale all’insegna della coerenza. Da spiegare ad ogni incontro elettorale.

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