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Giarrusso, l’ex Jena ed ex M5S dice addio a Strasburgo: “Nel Pd una tempesta solo sul mio nome, ho rifiutato la candidatura di un partito di destra”

“Ma continuerò a fare politica, Conte ha ripreso in mano molti valori del Movimento”
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Per la ex Iena Dino Giarrusso finisce qui, perlomeno al Parlamento europeo. Uscito in polemica dal M5S nel quale era stato eletto, dopo una fugace avventura con Cateno De Luca e un ingresso stoppato nel Pd, non è stato ricandidato.

È finita anche con la politica?

"Ma io ho sempre fatto politica: da studente, da studioso, da giornalista di inchiesta... La farò ancora, non ho bisogno di poltrone”.

Però le dispiace che non sia stato ricandidato da nessuno?

«Ci sono state delle trattative e una proposta concreta che ho preferito non accettare».

Quali?

«La candidatura mi è stata offerta da un partito di destra, ce ne sono tre, non mi faccia entrare nello specifico. Ma non sono in linea con loro e ho declinato».

Però si sente che le dispiace.

«Mi dispiace che con partiti invece a me affini siano arrivati degli stop, anche perché le mie 120 mila preferenze sono un record, penso che tante persone abbiano ancora fiducia in me».

E però queste preferenze non le hanno volute, perché?

«Forse quel …

Per la ex Iena Dino Giarrusso finisce qui, perlomeno al Parlamento europeo. Uscito in polemica dal M5S nel quale era stato eletto, dopo una fugace avventura con Cateno De Luca e un ingresso stoppato nel Pd, non è stato ricandidato.

È finita anche con la politica?

"Ma io ho sempre fatto politica: da studente, da studioso, da giornalista di inchiesta... La farò ancora, non ho bisogno di poltrone”.

Però le dispiace che non sia stato ricandidato da nessuno?

«Ci sono state delle trattative e una proposta concreta che ho preferito non accettare».

Quali?

«La candidatura mi è stata offerta da un partito di destra, ce ne sono tre, non mi faccia entrare nello specifico. Ma non sono in linea con loro e ho declinato».

Però si sente che le dispiace.

«Mi dispiace che con partiti invece a me affini siano arrivati degli stop, anche perché le mie 120 mila preferenze sono un record, penso che tante persone abbiano ancora fiducia in me».

E però queste preferenze non le hanno volute, perché?

«Forse quel consenso, un consenso pulito e non grigio, ha fatto paura. Rompevo qualche rendita di posizione».

Lei se la spiega così.

«Guardi, io so per certo che è così. Poi il mio lavoro e le inchieste che ho fatto in passato hanno dato fastidio a qualcuno, il che non aiuta. Il problema è che in Italia più che la verità dei fatti conta il racconto dei fatti. Se hai stampa amica e qualcuno che parli bene di te allora tutto è più facile. Nel mio caso è accaduto il contrario. Ho subito un linciaggio indegno, vergognoso: si è parlato di me come fossi stato Totò Riina, ma qual era l'accusa?».

Parliamone. A un certo punto lei viene presentato a un evento del Pd di Stefano Bonaccini, candidato alle primarie. Scoppia il finimondo. Come andò?

«Avevo un accordo con Bonaccini. Furono lui e il suo staff a chiedermi esplicitamente di andare a quella manifestazione e annunciare proprio lì il mio ingresso nel partito, poi sarei entrato nel gruppo in Europa, era tutto pronto e definito. Mi ha sorpreso che lui non abbia voluto difendere quella scelta. In quel frangente mi disse di non rispondere: finita la tempesta lui sarebbe diventato segretario e io sarei entrato».

E invece…

«Invece nel Pd sono entrate persone da destra, personaggi oscuri oggi indagati, ex miei colleghi del M5S come Rondinelli ed Evi oggi candidate, ma levate di scudi non ne ho viste. Due pesi e due misure: io al contrario di altri subentrati non ho problemi di voto di scambio o altre porcherie. Eppure il casino è scoppiato solo per me: lei se lo spiega?»

Se il Pd lo avesse candidato che campagna avrebbe fatto?

«Rivolgendomi al centro cattolico, che la sinistra deve portare a sé. Persone come il cardinale Zuppi sono un faro, dovremmo ascoltare parole autorevoli come le sue e farne tesoro».

Senta ma si è pentito di aver lasciato il M5S? A quest'ora rientrava al Parlamento Ue in carrozza…

«Lo feci sapendo che stavo rinunciando ad altri cinque anni sicuri al Parlamento europeo e che avrei faticato a spiegare le ragioni del mio addio. Ma in Sicilia c'era Giancarlo Cancelleri che gestiva il Movimento come un proprio feudo particolare e familiare, piazzando parenti e amici, tradendo ogni giorno i nostri valori e i programmi, al punto da chiedere il ponte sullo Stretto. Ho provato a contrastarlo, ma ha prevalso lui, che poi infatti è passato in Forza Italia. Volevo dare un segnale chiaro, sacrificando la mia carriera, per pura coerenza: nessuno è più “antipoltronaro” di me».

Si intravede una specie di rimorso.

«Devo dire che molte cose mi sembrano migliorate: volevo fare la giovanile del Movimento, idea che mi fu bocciata, e ora c'è. Pedullà, Pignedoli, Tridico, sono eccellenti candidati. Il M5S mi sembra migliorato e forse il mio sacrificio è servito. Oggi senza Cancelleri non avrei problemi di coscienza».

Ma non è che lei, invece, paga un eccesso di ambizione e tracotanza?

«Di intransigenza, sì. Forse dovevo essere più paziente e continuare a combattere all'interno del M5S. Il peso comunicativo di una comunità è sempre maggiore di quella di un singolo».

Non paga i toni concitati, a volte da giudizio universale, del passato?

«Rivendico aver criticato una sedicente sinistra che invitava Chirico, oggi salviniana, a parlare di giustizia al Nazareno. Anche l’ex segretario siciliano del Pd Sammartino oggi è leghista, e il partito che aveva votato il jobs-act e bocciato il reddito di cittadinanza oggi ha cambiato idea: mi sto prendendo qualche rivincita…».

Va via e diventa co-portavoce di Nord chiama Sud con Cateno De Luca. Come mai?

«Fu un errore mio. Rivendico l’utilità di un progetto meridionalista, ma scelsi un compagno di viaggio sbagliato, Cateno De Luca. Mi hanno linciato, ma oggi lui è alleato di M5S e PD in molti comuni della Sicilia».

A un certo punto si disse che stava per entrare nella Lega.

«Era una notizia totalmente inventata».

Il suo piano B qual è adesso?

«Lavorerò per contribuire a costruire un'alternativa alla destra: servirebbe unità e non c'è, spero di poter dare il mio contributo. Dopo le europee si tireranno delle somme».

Rifarà la Iena?

«No, ma ho proposte lavorative interessanti. A proposito di giornalismo, sa che Ignazio Marino voleva 50 mila euro di risarcimento per un mio servizio? In tribunale ha perso e deve risarcirmi lui con 5 mila. Ora è candidato con Alleanza verdi sinistra, forse quando si criticano le querele bavaglio della destra ci vorrebbe coerenza».

Con Conte ha mai più parlato?

«Direttamente no, comprendo le sue riserve nei miei confronti. Rimasi deluso dal fatto che avesse avallato quello status quo in Sicilia, ora vedo che ha ripreso in mano molti dei valori del M5S, mi auguro comprenda che serve attrarre più persone oggi disamorate e indifferenti, non rivolgersi solo a chi già la pensa come noi. Un M5S aperto e plurale può ancora fare molto».

Quindi rientrerebbe nel M5S?

«Io non ho mai cambiato i miei valori, guardi: mai un voto o un intervento in difformità, al contrario di altri usciti e riciclati che oggi per interesse si riavvicinano al Movimento. I fatti oggi mi danno ragione: Cancelleri e Chinnici sono entrambi in Forza Italia ed erano i “prescelti” delle segreterie di Pd e M5S per le regionali siciliane. Avevo o no ragione a suonare l’allarme? Spero che Schlein, Conte e tutti capiscano che senza nuovo consenso e con troppi cacicchi a sinistra, l’Italia sarà tutta della Meloni: regioni, comuni e governo».

Ho capito, lei ha sempre ragione.

«No, per carità. Quello che aveva sempre ragione ha fatto una bruttissima fine, anche se adesso pare sia tornato di moda».

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