Meloni promette la spallata all’Ue: “Ma siamo decisivi anche all’opposizione”
di Emanuele LauriaROMA — Sfidare i sondaggi e le manifeste incompatibilità fra partiti di segno differente per propagandare l’obiettivo di una «maggioranza diversa» a Bruxelles. E intanto prepararsi a stare all’opposizione, valutando volta per volta alleanze variabili, sui singoli dossier. La strategia di Giorgia Meloni prende forma lentamente, quando mancano undici giorni al voto. Si delinea nel pieno di un rush che vede la premier protagonista su tv e radio, in viaggio fra Palermo e Caivano per appuntamenti istituzionali trasformati in ribalte elettorali. Il feeling con le destre, le porte non chiuse neanche alle frange più estreme non è un problema che sfiora la prima ministra, affatto preoccupata dal rischio dell’isolamento nell’Eurocamera.
E determinata nel rilanciare il mantra del modello italiano da esportare in Ue: «Oggi c’è il margine per costruire una maggioranza diversa al Parlamento europeo — dice Meloni a Radio Anch’io — e per politiche diverse. Se le cose non dovessero andare così, io ho…
ROMA — Sfidare i sondaggi e le manifeste incompatibilità fra partiti di segno differente per propagandare l’obiettivo di una «maggioranza diversa» a Bruxelles. E intanto prepararsi a stare all’opposizione, valutando volta per volta alleanze variabili, sui singoli dossier. La strategia di Giorgia Meloni prende forma lentamente, quando mancano undici giorni al voto. Si delinea nel pieno di un rush che vede la premier protagonista su tv e radio, in viaggio fra Palermo e Caivano per appuntamenti istituzionali trasformati in ribalte elettorali. Il feeling con le destre, le porte non chiuse neanche alle frange più estreme non è un problema che sfiora la prima ministra, affatto preoccupata dal rischio dell’isolamento nell’Eurocamera.
E determinata nel rilanciare il mantra del modello italiano da esportare in Ue: «Oggi c’è il margine per costruire una maggioranza diversa al Parlamento europeo — dice Meloni a Radio Anch’io — e per politiche diverse. Se le cose non dovessero andare così, io ho già dimostrato che con buon senso l’Italia può fare comunque da capofila su molte politiche». L’insistenza sull’espressione “politiche” nasconde un messaggio chiaro: i Conservatori — la forza politica di cui fa parte FdI — cercheranno di lasciare il marchio sulla prossima legislatura europea, facendo valere il proprio peso, al di là del collocamento formale nella coalizione che sosterrà il presidente della commissione. «Noi siamo quelli che possono fare la differenza — dice la leader di FdI — siamo gli unici come Italia, come Conservatori, che possono costruire un cambio di passo in Europa, ed è quello a cui lavoriamo». Ad affiorare, senza più ombre, è un progressivo allontanamento da una maggioranza Ursula: «Con von der Leyen — afferma la premier — io ho avuto una collaborazione istituzionale, come era normale che fosse perché è il presidente della Commissione europea, e quindi certe letture italiane mi fanno abbastanza sorridere. A me interessa solo portare a casa i risultati, e l’ho fatto pur stando all’opposizione dell’attuale Commissione europea in Parlamento».
La sua campagna per una «maggioranza diversa», di centrodestra, è destinata a intensificarsi di qui all’otto giugno. Poco conta, nella propaganda di Meloni, che la “coalizione all’italiana” venga ritenuta un’ipotesi irrealizzabile dalla maggior parte degli analisti: i sondaggi pubblicati prima dell’interruzione elettorale e aggregati da Europe elects dicono che un asse fra Ppe, Ecr e Id potrebbe contare su 314 seggi, decisamente meno dei 361 necessari. Senza contare che i Popolari continuano a dichiararsi indisponibili ad alleanze con Id. Ma la premier tiene aperto, almeno formalmente, il suo cantiere con le destre. E ciò comporta una presa di distanze dalle principali cancellerie europee: «La mia politica non è accodarsi a Francia e Germania», scandisce Meloni, che su questo piano non ha alcuna intenzione di cedere consensi agli alleati. A Matteo Salvini, ad esempio, che ribadisce: «La Lega non voterà mai per Von der Leyen». Esprimendo anche lui la fiducia nel fatto che «il centrodestra di tutta Europa unito potrebbe governare senza i socialisti».
In realtà, la posizione di Meloni la interpreta senza fronzoli Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI nel Parlamento europeo: «Noi siamo convinti di riuscire a dare una spallata. Se poi non dovessimo riuscirci l’asse politico si sposterà comunque più a destra e noi saremo centrali». È la prospettiva davanti alla quale Emmanuel Macron, in visita a Dresda, pone un argine: «Il vento dell’autoritarismo tira ovunque in Europa. Per questo motivo dobbiamo svegliarci».