✕

Mattarella all’anniversario di piazza della Loggia: “Gli ideatori della strage volevano il fascismo, i collusi coi terroristi hanno tradito l'Italia”

(fotogramma)

Ascolta l'audio

Il capo dello Stato a Brescia 50 anni dopo la strage che causò otto morti: “Un gesto infame”, ricorda incontrando i familiari, compiuto da chi voleva “inaugurare una nuova stagione di repressione”
2 minuti di lettura

“Con quella bomba si volevano fermare le conquiste sociali e politiche. Gli ideatori rivolevano il fascismo. E i collusi coi terroristi hanno tradito l’Italia”.

Sergio Mattarella a Brescia. Cinquant’anni dopo la strage neofascista di piazza della Loggia. Otto morti. 102 feriti. Una ferita ancora aperta.

La città, raccolta in piazza, lo accoglie con enorme affetto.

Donne e uomini, cinque avevano meno di quarant’ anni, della Brescia cattolica e di sinistra, che il 28 maggio 1974, sollecitati dai sindacati, erano scesi in strada per protestare contro gli attentati e le provocazioni della destra eversiva in città. Un giovanissimo neofascista, pochi giorni prima della strage, era morto mentre trasportava esplosivi. Questo era il clima.

Cita i no…

“Con quella bomba si volevano fermare le conquiste sociali e politiche. Gli ideatori rivolevano il fascismo. E i collusi coi terroristi hanno tradito l’Italia”.

Sergio Mattarella a Brescia. Cinquant’anni dopo la strage neofascista di piazza della Loggia. Otto morti. 102 feriti. Una ferita ancora aperta.

La città, raccolta in piazza, lo accoglie con enorme affetto.

Donne e uomini, cinque avevano meno di quarant’ anni, della Brescia cattolica e di sinistra, che il 28 maggio 1974, sollecitati dai sindacati, erano scesi in strada per protestare contro gli attentati e le provocazioni della destra eversiva in città. Un giovanissimo neofascista, pochi giorni prima della strage, era morto mentre trasportava esplosivi. Questo era il clima.

Cita i nomi dei morti.

Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni.

Livia Bottardi Milani, 32 anni.

Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni.

Alberto Trebeschi, 37 anni.

Euplo Natali, 69 anni.

Luigi Pinto, 25 anni.

Bartolomeo Talenti, 56 anni.

Vittorio Zambarda, 60.

“Un gesto infame”, ricorda Mattarella, che incontra i familiari. Stringe le loro mani. Il primo è Manlio Milani, che perse la moglie. Un uomo che con ferma mitezza da allora si batte per la verità. (Mattarella, dopo il discorso, lo abbraccerà). Il Capo dello Stato ricorda di tutti il dolore, la compostezza, la forza d’animo, la sete di verità.

“La verità è il fondamento della democrazia”, ricorda. E qui, come in altre vicende processuali degli anni Settanta, ci furono inaccettabili depistaggi, errori, inefficienze”.

Si capisce che ha un ricordo personale dell’attentato. Aveva 33 anni. “Il Paese era attraversato da grandi idealità, ma anche da ciò che vi si opponeva: spinte eversive, tensioni violente e strategia destabilizzanti, talvolta con la complicità occulta e ignobile di uomini che violavano i doveri di fedeltà alla Repubblica”. Violenze neofasciste. Terrorismo nero. “Uomini miserabili” li chiama. Il cui intento era chiaro: “Punire e terrorizzava chi manifestava contro il neofascismo e in favore della democrazia. Un tentativo di destabilizzazione contro la Repubblica italiana e le sue istituzioni democratiche. Volevano riportare il tempo indietro”. Al fascismo. “Vi era chi tramava e complottava per instaurarvi un nuovo regime autoritario. Contro la Repubblica, nata dalla lotta della Resistenza”.

Cosa volevano i neofascisti?

“Inaugurare una nuova stagione di repressione”.

Lo stesso disegno di Piazza Fontana, Gioia Tauro, Peteano, dell’attentato alla questura di Milano. E che poi arrivò fino alla strage di Bologna. “La più grande strage del terrorismo neofascista”, specifica Mattarella, come monito verso i revisionisti che l’estate scorsa sono tornati a rialzare la testa.

Lo Stato però reagì. La risposta, dice rivolta ai ragazzi, può essere talvolta lenta. Ma ci fu, nel rispetto dello Stato di diritto.

Ma fu anche una strage di Stato?

Mattarella non sembra d’accordo.“Perché era lo Stato democratico il bersaglio dei terroristi e lo Stato democratico non si identifica con complici, pavidi, corrotti, o addirittura infiltrati in apparati dello Stato per cercare di corroderlo dall’interno. Non rappresentavano lo Stato, ma una gravissima minaccia contro la Repubblica. Provarono a rovesciare la Repubblica e la sua democrazia. Allo Stato appartengono i magistrati e le forze dell’ordine che fecero giustizia. Chi è contro lo Stato ha tradito l’Italia. E lo Stato ha vinto. “Una vittoria di tutti i cittadini italiani, che non si sono mai lasciati sedurre dalle insidie della violenza e che mai hanno reclamato l’instaurazione di misure autoritarie per sconfiggere la minaccia terroristica”.

Contro chi predica l’odio l’unica è rivendicare e vivere i principi e i valori su cui si basa la nostra Costituzione. “C’è nel mondo un disegno per minare la democrazia”.

Lo applaudono lungamente.

Leggi i commenti