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Premierato, insulti e poi rissa sfiorata tra i senatori FdI e M5S: La Russa sospende i lavori. E tra le opposizioni scatta la ‘protesta della giacca’

“Voi siete Giorgia”: e scoppia la lite tra il meloniano Menia e il contiano Croatti. Passa la norma che smantella il semestre bianco

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Ecco, mancava solo questo. Nell’aula del Senato che procede a tappe forzate verso l’approvazione della “madre di tutte le riforme” cede anche l’ultimo confine a tutela del decoro delle istituzioni. Accade pochi minuti dopo mezzogiorno, quando dai banchi di Fratelli d’Italia il robusto Roberto Menia si scaglia contro il collega del Pd Filippo Sensi e, nel tentativo di raggiungere il suo banco per aggredirlo fisicamente, rischia un frontale col senatore M5S Marco Croatti nel frattempo intervenuto per fermarne la corsa. Preceduta da una serie di urla belluine e offese irripetibili, la rissa viene sventata solo per un soffio dai parlamentari che di slancio si frappongono fra i due per evitare il corpo a corpo. Solo il placcaggio prima di Menia, poi di Croatti scongiura difatti il peggio. E mentre l’assemblea si trasforma in un ring, alla presidente di turno Anna Rossomando non resta altro che sospendere la seduta per riportare l’ordine. Alla ripresa, un Ignazio La Russa visibilmente irritato annuncia che "quanto accaduto negli ultimi minuti sarà oggetto dell'attenta valutazione dell'Ufficio di presidenza" e convoca immediatamente la riunione dei capigruppo.

Rissa sfiorata in Senato durante l'esame del premierato

Smantellato il semestre bianco

La giornata si presenta subito tesa. In un’aula già parecchio surriscaldata dal contingentamento dei tempi - 30 ore - imposto dal presidente La Russa e dai battibecchi dei giorni precedenti, si discutono gli emendamenti all’articolo 3 del ddl Casellati che di fatto smantella il semestre bianco, prevedendo che il Capo dello Stato possa sciogliere le Camere nei sei mesi finali del suo settennato qualora lo scioglimento costituisca «atto dovuto», vale a dire venga richiesto dal premier eletto sfiduciato o dimissionario. «Una gravissima stortura», secondo il dem Dario Parrini: «Con questa modifica il presidente del Consiglio sarà libero, anche a ridosso dell’elezione del capo dello Stato, di minacciare o persino attuare lo scioglimento per ricattare il Parlamento al fine di ottenere che la corsa al Quirinale si risolva come lui desidera». Argomenti neppure considerati dalla destra che infine approva con 98 voti a favore e 51 contrari, rinviando l’esame dei restanti articoli all’11 giugno, per poi chiudere entro il 18.

Cosa ha scatenato la rissa

Ad accendere gli animi era stato l'intervento del grillino Ettore Licheri, allorché all'indirizzo della maggioranza aveva tuonato, citando la premier Meloni per nome: "Potete fare tutto quel che volete perché voi siete Giorgia, ma sappiate che la Costituzione uscirà dalle vostre mani e andrà nelle mani dei cittadini". Attacco che ha subito surriscaldato i “fratelli”. Al centro dell'Aula, come testimoniano alcuni video, si vede il senatore Menia correre verso i banchi del Pd per cercare il confronto fisico con il dem Sensi col quale erano già volate parole grosse. Il questore Antonio De Poli se ne accorge e si getta nella mischia per far da paciere, mentre alla “delegazione” si uniscono altri senatori e i commessi d'Aula in un sottofondo di grida, insulti e accuse incrociate che alimentano la bagarre. Uno spettacolo al limite della decenza, frutto del clima di feroce contrapposizione inaugurato dalla destra per varare i tempi rapidi e senza alcuna mediazione con le opposizioni la riforma per l’elezione diretta del capo del governo.

Menia-Sensi, versioni a confronto

All'uscita Menia ha spiegato ai cronisti di aver reagito alle contumelie del Pd. Fornendo però una versione che non collima con le riprese fatte in aula durante la rissa sfiorata. “Il capogruppo Francesco Boccia, ostentatamente, per dieci minuti e oltre, è stato in una posizione sconveniente mostrando il posteriore alla maggioranza e al governo”, argomenta il senatore meloniano. “Ha anche gesticolato nei miei confronti, poi quando gli ho fatto notare che la sua posizione sconveniente non gli consentiva di insegnarmi l'educazione, ho ricevuto una sequela di insulti da tutto il suo gruppo, insulti con tanto di nome e cognome, e so da chi. A quel punto mi sono alterato e sono sceso, poi per fortuna si è fermato tutto, anche grazie all'intervento del questore che ha letteralmente frapposto il suo corpo per calmare gli animi". Ma il collega dem Filippo Sensi, oggetto del tentativo di assalto, la racconta diversamente: “Menia ha aggredito verbalmente l'opposizione dicendo "non rompete i coglioni...". Io in Aula ho fatto notare gli insulti e a questo punto lui si è scagliato contro di noi travolgendo sul suo cammino il questore De Poli e urlando: "vieni fuori....".

Parte l’istruttoria

Fatto sta che durante la riunione dei capigruppo le opposizioni hanno chiesto a La Russa di convocare il Consiglio di presidenza e invocato sanzioni poiché il "clima registrato è inaccettabile". Secondo il rossoverde Peppe De Cristofaro, “ciò che è successo in Aula è gravissimo. Non è tollerabile che nel Senato della Repubblica, dinnanzi a interventi verbali di tipo politico, si possa reagire con un tentativo di aggressione fisica. C'è stata ed è ben visibile. Abbiamo detto che senza un chiarimento molto serio non saremmo tornati in Aula. Non è accettabile che, oltre al tentativo di stravolgere la Costituzione, chi la difende rischi di essere aggredito fisicamente. A tutto c'è un limite". Toccherà ora ai questori, incaricati dal presidente La Russa, di scrivere una relazione sulla rissa sfiorata in modo da poter individuare le responsabilità e comminare eventuali punizioni.

La protesta delle giacche

Intanto, la bagarre continua. Nel pomeriggio, nel corso dell'esame degli emendamenti all'articolo 3, gli esponenti delle opposizioni si sono tolti le giacche in segno di protesta contro il contingentamento dei tempi. La mobilitazione è scattata al termine dell'intervento del dem, Alessandro Alfieri. Data la violazione del regolamento di palazzo Madama che prevede l'obbligo di indossare la giacca per gli uomini, la presidente di turno ha di nuovo sospeso i lavori per qualche minuto.

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