✕

Separazione delle carriere, via libera alla riforma tra le tensioni: testo corretto prima del Cdm. L’Anm in conclave medita lo sciopero

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio (ansa)
Mattarella aveva chiesto il rinvio, nessun lasciapassare dal Colle. E impone il sorteggio sia per i togati che per i laici e blocca l’avvocato in Costituzione. Nordio cita Falcone: “Lui la voleva”. Meloni: “Giusta e necessaria”
4 minuti di lettura

ROMA - Quattro pagine. A spazio largo. È tutta qui la riforma costituzionale della giustizia. Su cui l’Anm, a nome delle toghe italiane, già preannuncia un possibile sciopero. Riforma rivoluzionata fino all’ultimo momento dopo l’invito di Mattarella, giunto ieri sera, di riflettere ancora. Inascoltato. Riforma che consegna alla “sorte” il destino della magistratura italiana. Presentata a palazzo Chigi in mezz’ora e con sole quattro domande concesse alla stampa. Dopo un consiglio dei ministri durato venti minuti, di certo pochi per una storica modifica della Carta per anni inseguita da Berlusconi, e oggi “dono” elettorale della premier Meloni a Forza Italia.

Ironia del destino per giunta presentata proprio da due ormai ex magistrati, il Guardasigilli Carlo Nordio e il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, che da Chigi ha “diretto” il cantiere della riforma. Con un Nordio che, sfidando le inevitabili polemiche, parla di provvedimento “epocale” e osa pure citare Giovanni Fal…

ROMA - Quattro pagine. A spazio largo. È tutta qui la riforma costituzionale della giustizia. Su cui l’Anm, a nome delle toghe italiane, già preannuncia un possibile sciopero. Riforma rivoluzionata fino all’ultimo momento dopo l’invito di Mattarella, giunto ieri sera, di riflettere ancora. Inascoltato. Riforma che consegna alla “sorte” il destino della magistratura italiana. Presentata a palazzo Chigi in mezz’ora e con sole quattro domande concesse alla stampa. Dopo un consiglio dei ministri durato venti minuti, di certo pochi per una storica modifica della Carta per anni inseguita da Berlusconi, e oggi “dono” elettorale della premier Meloni a Forza Italia.

Ironia del destino per giunta presentata proprio da due ormai ex magistrati, il Guardasigilli Carlo Nordio e il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, che da Chigi ha “diretto” il cantiere della riforma. Con un Nordio che, sfidando le inevitabili polemiche, parla di provvedimento “epocale” e osa pure citare Giovanni Falcone come antesignano della separazione delle carriere. Giusto ieri, in un lungo articolo sul Foglio, l’ex procuratore Armando Spataro ha spiegato che non è affatto così. Ma Giorgia Meloni su X scrive di “una riforma giusta, necessaria e storica".

Grande incertezza sul contenuto fino a stamattina, quando si è tenuto l’ultimo summit, convocato in tutta urgenza ieri sera a mezzanotte. Dopo il burrascoso confronto al Quirinale, cospicue parti della riforma sono state pesantemente “rivisitate”. Scompare del tutto l’idea di prevedere l’avvocato come figura inserita nella Costituzione. Per via di un reciso niet del Colle. E ancora ecco la bizzarria del “sorteggio”. Se Nordio e Mantovano lo volevano per eleggere i soli togati dei futuri due Csm, entrambi a presidenza del capo dello Stato, dal Quirinale è giunto l’altolà per l’evidente anomalia costituzionale che ne sarebbe seguita. I togati “sorteggiati”. I laici eletti dal Parlamento.

Soluzione? Il sorteggio per tutti. E vedremo che effetto farà l’idea quando approderà in Parlamento. Non basta. Estrazione a sorte anche per i componenti della futura Alta corte disciplinare. Fino all’ultimo momento sembrava possibile che fosse inserita la possibilità per le toghe di ricorrere in Cassazione per un ultimo appello. Ma alla fine è saltata.

Prima di entrare nel merito della riforma e di sentire le poche battute di Nordio e Mantovano in risposta alle tre-quattro domande, un passo indietro alla mattinata. A palazzo Chigi arrivano trafelati per l’ultimo summit pre-riforma, come riferiscono le agenzie, Nordio, Mantovano, il viceministro Francesco Paolo Sisto, il sottosegretario Andrea Delmastro, i presidenti delle commissioni Giustizia di Montecitorio e palazzo Madama, Ciro Maschio e Giulia Bongiorno. Vengono messi al corrente dell’incontro con Mattarella della sera precedente, presentato dai giornali di destra come una “vittoria” e una sorta di “lasciapassare”.

Ma non è andata così, tant’è che adesso la riforma viene cambiata. Salta subito l’avvocato in Costituzione. Si allarga l’area del sorteggio. Quanto al ripensamento e alla riflessione garbatamente sollecitata dal Quirinale su tutto il testo la maggioranza decide di soprassedere. Ed eccoci ai venti minuti di consiglio dei ministri. Cui segue l’entusiasmo del leghista Salvini e del forzista Gasparri.

Ma cosa c’è nella riforma? Presto detto perché si tratta di poca cosa, di certo dannosa, come dicono subito i magistrati. Con l’Anm che col presidente Giuseppe Santalucia convoca immediatamente il suo summit per una prima risposta. D’ora in poi le toghe si distingueranno in “giudicanti” e “requirenti”. Per loro, almeno, non ci sarà la discrezionalità dell’azione penale, che in verità non era mai stata prevista nella riforma. Uno stop della premier Meloni. Anche se Nordio vende un’altra storia.

Eccoci al ben noto articolo 104 della Carta. La magistratura resta “un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Ma spezzata in due tronconi, quello giudicante e quello requirente. Due anche i Consigli superiori, per ciascun ramo. Saranno presieduti entrambi dal capo dello Stato. Ne faranno parte il presidente e il procuratore generale della Cassazione. Come oggi. Doppio lavoro per entrambi, nonché per il capo dello Stato. Doppione destinato solo ad allungare i tempi di tutto. E qui arriva la dea bendata, “la sorte”. “Gli altri componenti sono estratti a sorte, per un terzo, da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio, che il Parlamento in seduta comune, entro sei mesi dall’insediamento, compila mediante elezioni, e per due terzi rispettivamente tra i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti”. Poche righe destinate a dispiacere tutti. Non solo per la “sorte” che incombe. E accomuna tutti, togati e laici.

I due Csm perdono il potere disciplinare che passa in mano all’Alta corte. Composta da 15 giudici, “tre nominati dal presidente della Repubblica, tre estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento, sei magistrati giudicanti e tre requirenti, anch’essi estratti a sorte”. Dunque la sorte è sovrana anche per l’Alta corte.

E siamo arrivati alla fine della “grande” riforma della giustizia. E alla quattro domande a palazzo Chigi. Nordio dice che “la volontà popolare è sacra ed è stata espressa dagli elettori che ci hanno dato mandato di fare questa riforma”. Questo, secondo lui, deve accettare l’Anm. Un modo per dirgli che se ne deve stare zitta, perché governo e Parlamento sono sovrani. È perentorio: “Ci viene dato il mandato di separare le carriere, noi obbediamo alla sovranità che appartiene al popolo secondo quello che è scritto nella Costituzione”. Non solo, sostiene che non è stata fatta la discrezionalità dell’azione penale “perché abbiamo accolto le osservazioni fatte dalla Anm”. Non dice che il partito che lo ha scelto e nominato, quello della Meloni, vede come il fumo negli occhi la discrezionalità. L’Anm non c’entra nulla. E poi una considerazione insidiosa: “Non sempre i magistrati, che pure sono indipendenti da governo e Parlamento, sono in realtà indipendenti dalle varie pressioni nell’ambito dell’associazione alla quale partecipano”.

A chi gli contesta il sorteggio per il Csm risponde così: “Non possiamo immaginare vengano sorteggiate persone inette, incapaci, di scarsa credibilità etica, proprio perché il canestro da cui vengono estratte è estremamente qualificato". E poi quel richiamo a Falcone e a Vassalli: “Crediamo di rendere omaggio alla memoria di due grandi personaggi. Uno è il collega Falcone, che come sapete era favorevole alla separazione delle carriere. L'altro è Giuliano Vassalli, eroe della Resistenza, che aveva voluto il codice accusatorio al quale ci siamo ispirati per questa riforma costituzionale". E qui la strada delle polemiche è tutta aperta. Perché “testimoni” occupati dei tempi di Falcone raccontano che non è affatto così.

Infine eccoci ad Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia ombra. Proprio lui dice che l’incontro al Quirinale “doveva rimanere riservato”. Peccato che fonti di Palazzo Chigi ne hanno diffuso il contenuto. Ma lui adesso si rammarica ugualmente. Sostiene che “il testo non è blindato” e altresì che “il referendum non è così certo”. Un modo per dire che la riforma potrebbe anche guadagnare i due terzi del Parlamento. E saltare questa fase. Senza incrociarsi con il premierato. E qui ecco il riferimento insidioso a “consensi” che potrebbero arrivare anche dalla sinistra, con quel ricordo della Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema in cui c’era “una condivisione neanche marginale nelle forze politiche di sinistra”. Per chiudere in questo modo: “Se vale l’adesione alla sostanza che viene proposta e se vi sarà un confronto nel merito si potranno trovare anche punti di incontro”.

Leggi i commenti