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Separazione delle carriere, dal Quirinale nessun via libera preventivo. Gelo dopo l’incontro coi ministri

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

 
Retroscena. Nel colloquio di martedì con Nordio e Mantovano, Mattarella non ha dato alcun avallo al testo
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Primo punto fermo: durante l’incontro di martedì sera al Colle con Carlo Nordio e Alfredo Mantovano, Sergio Mattarella non ha dato alcun avallo formale o informale alla separazione delle carriere. Secondo punto fermo: la valutazione finale complessiva del Capo dello Stato sul disegno di legge arriverà dopo un vaglio “approfondito”, come richiede una materia di rango costituzionale. Tutto il resto – gli sgambetti, gli sgarbi e la narrazione imposta dall’esecutivo - attiene alla strategia decisa dal governo per portare avanti la riforma a ridosso delle Europee. Un provvedimento che è stato comunque trasformato, cestinando almeno due punti precedentemente contenuti nel testo. Una decisione assunta dopo un teso vertice di maggioranza, durante il quale – secondo fonti dell’esecutivo – sarebbero state recepite alcune stringenti indicazioni del Quirinale.

Primo punto fermo: durante l’incontro di martedì sera al Colle con Carlo Nordio e Alfredo Mantovano, Sergio Mattarella non ha dato alcun avallo formale o informale alla separazione delle carriere. Secondo punto fermo: la valutazione finale complessiva del Capo dello Stato sul disegno di legge arriverà dopo un vaglio “approfondito”, come richiede una materia di rango costituzionale. Tutto il resto – gli sgambetti, gli sgarbi e la narrazione imposta dall’esecutivo - attiene alla strategia decisa dal governo per portare avanti la riforma a ridosso delle Europee. Un provvedimento che è stato comunque trasformato, cestinando almeno due punti precedentemente contenuti nel testo. Una decisione assunta dopo un teso vertice di maggioranza, durante il quale – secondo fonti dell’esecutivo – sarebbero state recepite alcune stringenti indicazioni del Quirinale.

Il governo, si diceva: ha gestito tutto nel modo peggiore. Nel merito, nel metodo. Con scarso garbo istituzionale, provando ad arruolare il Colle alla causa, generando un palpabile fastidio dell’interlocutore. La prima forzatura è stata quella di rendere noto un incontro che era e doveva rimanere ufficioso, almeno secondo la Presidenza della Repubblica: capita infatti di frequente che i ministri salgano al Quirinale per informare o aggiornare il Capo dello Stato sui dossier, ma accade assai più raramente che tutto questo venga propagandato, violando l’informalità istituzionale gradita e richiesta. Per segnalare il fastidio, il Colle l’altro ieri sera ha comunque evitato di diffondere ufficialmente la notizia della riunione.

Ma c’è di più. Mattarella non ha gradito – eufemismo - la scelta comunicativa di Palazzo Chigi e di via Arenula di spacciare per un via libera quello che un via libera non era. Una narrazione per di più amplificata ieri mattina dai giornali della destra, che hanno titolato a caratteri cubitali sul semaforo verde. E d’altra parte, è immaginabile che Mattarella possa benedire un disegno di legge costituzionale di questa portata semplicemente ascoltando per qualche decina di minuti una descrizione, necessariamente generica per ragioni di tempo, di un testo tanto delicato? Il giudizio del Capo dello Stato arriverà a tempo debito, dunque: non significa che il testo sia già stato bocciato, si fa presente, ma è intollerabile che si provi a sostenere il contrario. E, aggiungono le stesse fonti, non sarebbe corretto neanche avvalorare un pre-vertice con il segretario generale Ugo Zampetti utile a sdoganare la riforma.

E qui, però, bisogna concentrarsi sulle ultime mosse del governo. Fonti dell’esecutivo raccontano che il risultato della salita al Colle di Mantovano e Nordio ha comunque determinato importanti scossoni. Tra la sera di martedì e il mattino di mercoledì, i due emissari governativi hanno riunito gli esperti di giustizia della maggioranza e avrebbero decretato lo stralcio di due passaggi del ddl; l’avvocato come figura inserita nella Costituzione. Il sorteggio per i soli membri togati del Csm. Sulla tempistica della riforma, però, il governo tira dritto: nessuna pausa di riflessione o approfondimento, ma un via libera a dieci giorni dal voto, come fosse uno spot elettorale.

Sui tempi c’è però una doppia lettura all’interno della magistratura: c’è chi crede, e in parte spera, che la natura della manovra sia soprattutto propaganda. «Averla calendarizzata come riforma costituzionale significa metterla in coda al premierato e agli interventi. C’è la possibilità che venga rimandata a data da destinarsi». Si vedrà. Intanto però sul tema giustizia si stanno compiendo atti concreti: la presenza di Mantovano al Colle, nel momento in cui Nordio veniva considerato indebolito, non è stata casuale. Ancor più mentre sottosegretario e ministro salivano al Quirinale, al Consiglio superiore della magistratura Fratelli d’Italia giocava un’altra partita. Ottenere la presidenza della quinta commissione e dell’ufficio studi, due caselle cruciali nello scacchiere interno: la prima si occupa, infatti, delle nomine degli incarichi direttivi e semi direttivi in procure e tribunali. Il secondo rilascia i pareri. Alla vigilia di una riforma così dirompente, sono i posti in cui si scriverà il futuro.

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