Carriere separate, blitz del governo. Meloni: “La riforma non è punitiva”
di Emanuele LauriaIl Guardasigilli Carlo Nordio
(fotogramma)ROMA — La riforma «epocale», per usare il termine di Giorgia Meloni, vede la luce in soli venti minuti, al termine di un parto in realtà molto travagliato, con il Quirinale che sullo sfondo rimane perplesso. Ecco la separazione delle carriere, il provvedimento che dovrebbe cambiare l’assetto della magistratura, se le Camere in doppia lettura approvassero le norme costituzionali varate da Palazzo Chigi nella seduta-lampo di ieri. Poco più di tre paginette. Otto articoli in tutto incentrati su una distinzione più netta dei ruoli fra giudice e pubblico ministero, su un Csm che, attraverso il sorteggio dei suoi componenti dovrebbe superare le «degenerazioni correntizie», nelle parole del Guardasigilli Carlo Nordio, e sull’istituzione di un’Alta corte disciplinare per le toghe.
ROMA — La riforma «epocale», per usare il termine di Giorgia Meloni, vede la luce in soli venti minuti, al termine di un parto in realtà molto travagliato, con il Quirinale che sullo sfondo rimane perplesso. Ecco la separazione delle carriere, il provvedimento che dovrebbe cambiare l’assetto della magistratura, se le Camere in doppia lettura approvassero le norme costituzionali varate da Palazzo Chigi nella seduta-lampo di ieri. Poco più di tre paginette. Otto articoli in tutto incentrati su una distinzione più netta dei ruoli fra giudice e pubblico ministero, su un Csm che, attraverso il sorteggio dei suoi componenti dovrebbe superare le «degenerazioni correntizie», nelle parole del Guardasigilli Carlo Nordio, e sull’istituzione di un’Alta corte disciplinare per le toghe.
Questa legge era un pallino di Silvio Berlusconi, e diventa ora una bandierina che Forza Italia può far sventolare alla vigilia del voto, per gentile concessione di FdI e Lega che, nell’accordo complessivo, hanno ottenuto di far sbarcare nelle aule di Senato e Camera, rispettivamente, il premierato e l’Autonomia. Le tre normative restano cantieri aperti, in realtà, con un iter che proseguirà dopo le Europee. Ed esito incerto.
I primi a esultare sono, ovviamente, gli esponenti di Forza Italia. A partire dal segretario Antonio Tajani, che al consiglio dei ministri non partecipa perché rimane al Salone nautico di Venezia ma che pochi minuti dopo il sì di Chigi si produce in un intervento evocativo: «Oggi si corona il sogno di Berlusconi». Altre figure, con uno slancio che fa inarcare le sopracciglia di molti, vengono ricordate da Nordio: «Oggi rendiamo omaggio a Falcone e Vassalli».
Non la pensa allo stesso modo l’Anm, che annuncia una riunione d’urgenza e minaccia lo sciopero denunciando «una volontà punitiva» e «di controllo» nei confronti delle toghe da parte della politica. Affermazioni che provocano la reazione della premier Meloni: «Non considero i magistrati nemici, chiedo a chi ha fatto questa dichiarazione se pensa che chi governa sia un nemico... Di che cosa dovrei vendicarmi con i magistrati? È bizzarro», dice Meloni.
Scontro inevitabile, anche perché la riforma nasce con un’accelerazione netta che spazza via l’ipotesi di un rinvio suggerita dal Colle e senza neppure una pre-riunione del Consiglio dei ministri. A conferma della priorità costituita dall’impegno elettorale fra i maggiori azionisti della maggioranza. Il clima resta di contrapposizione anche all’interno del Parlamento. Una parte dell’opposizione fa muro: «Questo disegno è un duro colpo all’indipendenza della magistratura. Dopo il premierato e l’autonomia differenziata, il ddl Nordio è il prezzo che Meloni paga a FI per la tenuta del governo. Siamo all’ennesimo baratto», scrivono Debora Serracchiani, Federico Gianassi, Alfredo Bazoli e Walter Verini. Per i 5Stelle parla Giuseppe Conte: «Trovo scandaloso che, di fronte alle inchieste giudiziarie, la maggioranza non cacci corrotti e collusi ma voglia mettere la mordacchia alla magistratura». Anche i renziani, che pure si battono per cambiare la giustizia, sono scettici. «Spot elettorale», sibila il capogruppo di Iv alla Camera Davide Faraone. Azione è pronta a collaborare: «La separazione delle carriere - dice il deputato Enrico Costa - è nel nostro programma. Facciano sul serio e noi ci saremo».
I dubbi fanno più rumore del silenzio, in una Camera che nel pomeriggio si svuota. E riguardano i tempi della riforma: «Il referendum non va dato per scontato, sui temi di questa riforma c’è una condivisione non marginale a sinistra», dice il sottosegretario Alfredo Mantovano. Una scommessa, quella di una maggioranza qualificata che escluda la consultazione popolare, non condivisa da molti in Parlamento. E dentro gli ambienti di FdI c’è chi frena subito: «L’iter, vista anche la mole di lavoro delle commissioni interessate, non può essere velocissimo. E il premierato, sul quale si lavora già da otto mesi, è sicuramente avanti», segnala un dirigente del partito di Meloni. Le precedenze, insomma, sono già segnate.