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Il 2 giugno, la festa della Repubblica e di tutti gli italiani

L’origine della celebrazione, sospesa e ripresa, con il suo cerimoniale
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Come quest’anno, era domenica anche il 2 giugno nel 1946. Quel giorno, e quello successivo, si tenne il referendum istituzionale in cui l’Italia- sconfitta nella Seconda guerra mondiale e in cerca di una rinascita dopo le sciagure dal fascismo - scelse la Repubblica rispetto alla monarchia, e per la prima volta - come ricorda Paola Cortellesi nel suo film “C’è ancora domani” - anche le donne poterono votare, scegliendo contestualmente chi avrebbe fatto parte dell’Assemblea Costituente. La regina Maria Josè di Savoia - che il 13 avrebbe lasciato l’Italia per l’esilio con Umberto II - si recò verso sera al seggio di Roma, in largo Brazzà: la folla la riconobbe e, nonostante i suoi dubbi, le fece saltare la fila. Arrivata alle urne, non aveva documenti e ne fu molto imbarazzata, ma non essendovi incertezze sulla sua identità, poté votare: depositò la scheda bianca al referendum e scelse Giuseppe Saragat e i socialisti per la Costituente.

Anche quest’anno, ancora di domenica, il 2 giugno…

Come quest’anno, era domenica anche il 2 giugno nel 1946. Quel giorno, e quello successivo, si tenne il referendum istituzionale in cui l’Italia- sconfitta nella Seconda guerra mondiale e in cerca di una rinascita dopo le sciagure dal fascismo - scelse la Repubblica rispetto alla monarchia, e per la prima volta - come ricorda Paola Cortellesi nel suo film “C’è ancora domani” - anche le donne poterono votare, scegliendo contestualmente chi avrebbe fatto parte dell’Assemblea Costituente. La regina Maria Josè di Savoia - che il 13 avrebbe lasciato l’Italia per l’esilio con Umberto II - si recò verso sera al seggio di Roma, in largo Brazzà: la folla la riconobbe e, nonostante i suoi dubbi, le fece saltare la fila. Arrivata alle urne, non aveva documenti e ne fu molto imbarazzata, ma non essendovi incertezze sulla sua identità, poté votare: depositò la scheda bianca al referendum e scelse Giuseppe Saragat e i socialisti per la Costituente.

Anche quest’anno, ancora di domenica, il 2 giugno è quindi la Festa della Repubblica, come il 4 luglio per gli Stati Uniti o 14 luglio in Francia. Ma non è sempre stato così: dal 1977, negli anni della crisi economica, divenne una festività mobile, spostata alla prima domenica di giugno. Fu il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel 2001 a chiedere che il 2 Giugno tornasse a essere a tutti gli effetti la Festa della Repubblica.

Da allora il cerimoniale prevede l’alzabandiera solenne all’Altare della Patria e l’omaggio al Milite ignoto con la deposizione di una corona d’alloro alla presenza delle massime cariche dello Stato. A seguire, l’inno di Mameli e le Frecce tricolori sul cielo di Roma. La parata militare - sospesa dal 1977 al 1983 e dal 1989 al 1999 - è tornata definitivamente lungo via dei Fori imperiali nel 2000 per volere di Ciampi e da allora è saltata soltanto nel 2020 e nel 2021, gli anni del Covid: Sergio Mattarella vi assisterà anche quest’anno dalla tribuna presidenziale: a trasportarlo, salvo sorprese, dovrebbe essere la storica Lancia Flaminia presidenziale che, nel 1961, fu realizzata in soli 4 esemplari. Fu l’allora presidente Cossiga a volere che quell’auto così speciale fosse utilizzata per la Festa della Repubblica e per l’insediamento al Quirinale. E se alla parata sarà Claudio Baglioni a cantare l’Inno di Mameli, nel pomeriggio del 2 Giugno i giardini del Quirinale vengono aperti al pubblico: quest’anno dalle 16.30 alle 18.30 con inviti alle “fasce deboli della popolazione” come spiega il comunicato della Presidenza della Repubblica. A esibirsi saranno la Banda Anbima delle Marche, il Coro giovanile campano e pugliese Feniarco e la Banda interforze.

Tradizionale anche il ricevimento serale per autorità e invitati al Quirinale del 1 giugno, ripristinato da Mattarella dopo lo stop che era stato deciso per sobrietà da Giorgio Napolitano. Nella stessa giornata alle 15 il cambio della guardia a cavallo in forma solenne da parte del Reggimento corazzieri con la Fanfara del 4° reggimento carabinieri a cavallo e, a partire dalle 17.50, il concerto nel Palazzo della Presidenza eseguito dall’Orchestra sinfonica nazionale della Rai diretta dal maestro Michele Gamba con musiche di Mozart, Respighi, Haydn e Rossini.

Il 2 e il 3 giugno del 1946 l’affluenza alle urne superò l’89 per cento degli aventi diritto. Alle ultime politiche è stata del 63,9. L’8 e il 9 giugno l’Italia tornerà alle urne per scegliere i suoi 76 rappresentanti al Parlamento europeo: nel 2019, alle ultime elezioni continentali, l’affluenza nel nostro Paese si fermò al 54,50%. La Festa della Repubblica è un’occasione sempre valida per ricordare chi siamo come Paese (anche se la destra di governo preferisce la parola Nazione), da dove veniamo e chi non vorremo mai essere. Il voto è un momento chiave per far esprimere il Paese, e il 2 Giugno è davvero la Festa di tutti gli italiani, almeno per un giorno uniti.

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