Estorsione, bancarotta fraudolenta, corruzione. Faro dell’Antimafia: 32 candidati “impresentabili” alle amministrative
di Stefano BaldoliniEstorsione, bancarotta fraudolenta, corruzione, ma anche tentata violenza privata, contestazione del metodo mafioso e un’accusa di traffico di droga. Tra i 32 impresentabili alle prossime elezioni amministrative, così come stabilito dalla Commissione parlamentare antimafia guidata da Chiara Colosimo spiccano reati classici da colletti bianchi ma anche quelli più consoni a esponenti della criminalità organizzata.
Analizzando gli allegati forniti dalla Camera dei deputati, si contano 25 rinvii a giudizio e 7 condanne. La maggioranza dei nomi era in liste dei “piccoli”, a parte 4 esponenti di Fratelli d’Italia e uno di Forza Italia. Con tutte le cautele che il garantismo impone, si tratta evidentemente dell’ennesima prova che la politica non riesce a fare filtro e proteggersi dall’infiltrazione di soggetti dalla fedina penale quantomeno controversa.
Estorsione, bancarotta fraudolenta, corruzione, ma anche tentata violenza privata, contestazione del metodo mafioso e un’accusa di traffico di droga. Tra i 32 impresentabili alle prossime elezioni amministrative, così come stabilito dalla Commissione parlamentare antimafia guidata da Chiara Colosimo spiccano reati classici da colletti bianchi ma anche quelli più consoni a esponenti della criminalità organizzata.
Analizzando gli allegati forniti dalla Camera dei deputati, si contano 25 rinvii a giudizio e 7 condanne. La maggioranza dei nomi era in liste dei “piccoli”, a parte 4 esponenti di Fratelli d’Italia e uno di Forza Italia. Con tutte le cautele che il garantismo impone, si tratta evidentemente dell’ennesima prova che la politica non riesce a fare filtro e proteggersi dall’infiltrazione di soggetti dalla fedina penale quantomeno controversa.
Ma ecco le condanne.
Ne ha accumulate ben due Sergio Acone, candidato al comune di Avellino per la lista “Unità popolare per Avellino”: 3 anni e 9 mesi per estorsione (definitiva) e 2 anni per bancarotta fraudolenta (primo grado). Stesso reato per cui è stato condannato Marco Domina (2 anni), candidato al comune di Mazara del Vallo per la lista “Partecipazione politica”.
Walter Montis, candidato a Cagliari per la lista “Sardegna al Centro 20Venti”, è stato condannato a 1 anno e 10 mesi per estorsione continuata. Mentre il candidato di Rovigo, Leopoldo Osti, lista “Valeria Cittadin Sindaco”, è stato condannato a 2 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta (è in corso l’appello).
Candidata a Manfredonia per la lista “Ugo Galli Sindaco”, Marianna Ricucci è stata condannata per estorsione a 7 mesi. Mentre a Vibo Valentia è in attesa dell’appello il candidato di Forza Italia Palmiro Ruggiero, nei cui confronti risulta emessa sentenza di condanna di 2 anni per bancarotta fraudolenta. Stesso reato contestato a Gaetano Telegrafo, candidato al comune di Bari per la lista “Agorà Movimento delle Idee”, condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi.
A una lettura approfondita dei 25 candidati rinviati a giudizio, emerge che ben 4 sono di Fratelli d’Italia. Si tratta di Sabatino Andreelli (Pescara, accesso abusivo a un sistema informatico), Luigi De Nittis (Bari, bancarotta fraudolenta), Antonio Di Giuseppe (Potenza, autoriciclaggio), Maria Aurora Mara Vasciarelli (Campobasso, riciclaggio aggravato).
Mafia e traffico di droga
Tre i candidati rinviati a giudizio che spiccano per la pesantezza delle accuse a loro rivolte. Due a Lecce dove si parla addirittura di mafia: nella lista “Movimento Regione Salento”, per Raffaele Guido, si tratta di “tentata violenza privata, minaccia e lesioni aggravate, detenzione e porto in luogo pubblico di arma, aggravati dal metodo mafioso”; ad Andrea Guido, “Udc-Puglia popolare”, sono contestati “corruzione per l'esercizio della funzione commessa avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416-bis del codice penale, ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni mafiose”.
Mentre a Sassari, Giovanni Satta, “Partito Sardo d’Azione – Alleanza Sardegna”, è stato disposto il rinvio a giudizio per “partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravato dal numero di persone superiore a dieci, dall'ingente quantità di sostanze stupefacenti e dalla transnazionalità delle condotte”.
Oltre ai 32 candidati che risultano in violazione del Codice di autoregolamentazione vanno aggiunti altri tredici candidati che erano stati o sindaci o componenti della giunta di sette comuni sciolti per mafia.