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Armi, Nato e monasteri: i candidati “alieni” agitano la corsa del Pd

Il giornalista Marco Tarquinio durante il convegno ''Violenza della rete, violenza nella rete'' presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, Roma, 30 gennaio 2024. ANSA/ETTORE FERRARI (ansa)
Le continue prese di distanza di Tarquinio, Strada e Cristallo irritano un pezzo di partito. Ma Schlein confida nei sondaggi in risalita
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Nelle chat del Pd da ieri pomeriggio impazza una dichiarazione di Gianni Alemanno, l’ex sindaco “nero” di Roma, ex colonnello di Fini, oggi a destra della destra di Giorgia Meloni. Dichiarazione che recita così: «Non possiamo non essere d’accordo con Marco Tarquinio: la Nato va sciolta». Endorsement che al Nazareno non hanno accolto proprio con urletti di gioia. E che soprattutto acutizza i mal di pancia dell’ala riformista dei democratici. Per raccontare quale sia il clima, va citata la battutaccia di un esponente della minoranza, decisamente atlantista: «Magari ci fosse rimasto qualche settimana in più, Tarquinio, nel monastero di clausura...». Perché l’ex direttore di Avvenire, in pista col Pd ma da indipendente (e quanto la coltiva, questa indipendenza), pare abbia fatto anche un comizio in convento: lui davanti alle grate, le suore dietro.

Nelle chat del Pd da ieri pomeriggio impazza una dichiarazione di Gianni Alemanno, l’ex sindaco “nero” di Roma, ex colonnello di Fini, oggi a destra della destra di Giorgia Meloni. Dichiarazione che recita così: «Non possiamo non essere d’accordo con Marco Tarquinio: la Nato va sciolta». Endorsement che al Nazareno non hanno accolto proprio con urletti di gioia. E che soprattutto acutizza i mal di pancia dell’ala riformista dei democratici. Per raccontare quale sia il clima, va citata la battutaccia di un esponente della minoranza, decisamente atlantista: «Magari ci fosse rimasto qualche settimana in più, Tarquinio, nel monastero di clausura...». Perché l’ex direttore di Avvenire, in pista col Pd ma da indipendente (e quanto la coltiva, questa indipendenza), pare abbia fatto anche un comizio in convento: lui davanti alle grate, le suore dietro.

Ma il Pd che ha in testa Elly Schlein non è un’abbazia. E nemmeno una caserma. A volte forse può dare l’impressione di un frullatore, che mischia i pro armi e gli anti-armi, i difensori del Jobs Act e quelli che firmano ai banchetti per i referendum di Landini. Ma la scommessa della segretaria in fondo è questa. Disegnare un partito «plurale», con una linea che in politica estera non è cambiata - dunque sì agli aiuti a Kiev, con più diplomazia Ue - ma che concede diritto di smarcamento. E infatti, oltre a Tarquinio che chiede di sciogliere l’alleanza atlantica, al Nord Ovest corre da capolista Cecilia Strada, altra anti-armi convinta. E al Sud si presenta l’ex sardina Jasmine Cristallo, pure lei «contraria all’invio di armi all’Ucraina, da anti-militarista» e che nei manifesti social definisce un «genocidio» quello di Gaza ad opera di Israele.

Tarquinio di sicuro è il volto più conosciuto. E le sue sortite, quelle che hanno sollevato più polveroni. L’ultima, sulla Nato da archiviare, è stata criticata ieri perfino da Giuseppe Conte, che pure ha piazzato l’hashtag #pace nel logo dei 5 Stelle, proprio per flirtare con questo mondo: «L’alleanza va riformata, non cancellata», sostiene il capo del Movimento. I riformisti del Pd, convinti che mettere in discussione i patti internazionali significhi giocare col fuoco, hanno già fatto capire a Schlein che va bene l’indipendenza, ma serve qualche limite. «Tarquinio? Parole in libertà», dice Lorenzo Guerini. Un filo più conciliante Alessandro Alfieri, senatore e braccio destro di Stefano Bonaccini nella segreteria nazionale del Pd: «La politica estera è delicata. Serve prudenza ed equilibrio. Più che insistere sugli argomenti che ci dividono, sarebbe meglio che ci concentrassimo su quelli che ci uniscono, dalla sanità ai salari». E ancora, Pina Picierno, vicepresidente uscente dell’Europarlamento, in corsa nel Meridione: «L’alleanza atlantica non è affatto in discussione. Anzi va rafforzata e potenziata, a partire da un rapporto più stringente e integrato con l’Europa». Dario Nardella, sindaco di Firenze in pista al Centro: «Sciogliere la Nato? Sbagliato e fuorviante».

I colleghi di partito spesso, in privato, parlano di queste candidature come si trattasse di alieni. «Tarquinio, se eletto, nemmeno si iscriverà al Pd: solo al gruppo del Pse». O ricordano che Strada, nei comizi, di frequente se ne esce così: «Il Pd non sa comunicare». Nonostante le turbolenze, però, i sondaggi sembrano premiare la linea Schlein. Il Pd risale la china, rispetto al disastroso 19% rimediato alle Politiche del ‘22. Con Tarquinio, la leader finora non si è fatta vedere. Accanto al giornalista, tra un dibattito con Rosy Bindi in Toscana e una video-chat coi Focolarini, c’è sempre Paolo Ciani, il deputato che presiede “Demos”, il movimento politico vicino a Sant’Egidio, gemellato col Pd da due anni. Ma anche Schlein, alla fine, dovrebbe prestarsi alla photo opp: lunedì prossimo, il 3 giugno, in Ciociaria. Con Strada, scortata in giro dalla franceschiniana Chiara Braga, Schlein sarà invece domani all’Arco della Pace di Milano. Con Cristallo, la leader ha comiziato sia in Calabria che in Molise. In un collegio zeppo di nomi forti, da Antonio Decaro a Lucia Annunziata, l’ex Sardina ha poche chance di centrare l’elezione. Ma occhio alle sorprese, avverte un big del partito meridionale: «Sapete chi ha deciso di darle una mano? Lello Topo». Il “ras” delle preferenze in Campania (definizione dei detrattori, magari invidiosi) che fa asse con un’ex Sardina. Che coppia.

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