Lo stupore dei vescovi per l’affondo di Meloni: “Effetto della campagna elettorale”
di Iacopo ScaramuzziROMA — C’è il desiderio di non farsi trascinare nelle polemiche della campagna elettorale. C’è la volontà di evitare uno scontro frontale con un Governo col quale le divergenze ci sono, ma non mancano punti di incontro e aree di collaborazione. Ma c’è anche lo sconcerto per un attacco irrituale e, in realtà, anche un po’ criptico. In seno alla Conferenza episcopale italiana la replica di Giorgia Meloni alle critiche dei giorni scorsi non è passata inosservata. La riforma del premierato «non interviene nei rapporti tra Stato e Chiesa», ha dichiarato la premier, aggiungendo, «con tutto il rispetto»: «Non mi sembra che lo Stato Vaticano sia una Repubblica parlamentare».
Cosa c’entri il Vaticano e perché evocare, ancorché a mo’ di battuta, i rapporti tra Stato…
ROMA — C’è il desiderio di non farsi trascinare nelle polemiche della campagna elettorale. C’è la volontà di evitare uno scontro frontale con un Governo col quale le divergenze ci sono, ma non mancano punti di incontro e aree di collaborazione. Ma c’è anche lo sconcerto per un attacco irrituale e, in realtà, anche un po’ criptico. In seno alla Conferenza episcopale italiana la replica di Giorgia Meloni alle critiche dei giorni scorsi non è passata inosservata. La riforma del premierato «non interviene nei rapporti tra Stato e Chiesa», ha dichiarato la premier, aggiungendo, «con tutto il rispetto»: «Non mi sembra che lo Stato Vaticano sia una Repubblica parlamentare».
Cosa c’entri il Vaticano e perché evocare, ancorché a mo’ di battuta, i rapporti tra Stato e Chiesa rimane per diversi vescovi il passaggio meno comprensibile. Cei e Santa Sede sono, ovviamente, connesse, ma sono altresì ben distinte e separate. E l’organismo che riunisce i vescovi, tutti cittadini italiani, interviene da sempre nelle questioni di attualità, rispettoso delle autonome scelte della politica ma senza far mancare una voce quando di elogio, quando di pungolo, quando di critica, senza per questo minimamente mettere in discussione i rapporti solidi e leali tra Stato e Chiesa.
Dal punto di vista dell’episcopato è comprensibile, certo, che la Presidente del Consiglio non abbia gradito il doppio affondo dei giorni scorsi nei confronti delle due riforme-cardine di questo esecutivo, il premierato che le è tanto caro e l’autonomia differenziata fortemente voluta dalla Lega. O meglio: non sorprende il malumore per le critiche all’autonomia contenute in una nota approvata dal consiglio episcopale permanente, il “parlamentino” dei vescovi, e lungamente preparato dopo che, contro il progetto leghista, si sono espressi con una disamina circostanziata diverse conferenze episcopali regionali del Meridione. Quanto alla reazione sul premierato, in realtà, la polemica, dal punto di vista dei vescovi, è meno congrua. Perché vero è che, rispondendo a braccio a una domanda in conferenza stampa, il cardinale Matteo Zuppi ha notato che in seno all’assemblea della Cei «qualche vescovo ha espresso preoccupazione»: poi, però, si è limitato a dire che «gli equilibri istituzionali vanno toccati sempre con molta attenzione», che il tema va affrontato «con lo spirito della Costituzione, come qualcosa di non contingente, che non sia di parte» e che, infine, «è un discorso ancora aperto, vediamo come va la discussione». Considerazioni molto piane, quasi da cittadino, e un invito alla prudenza, che peraltro Zuppi ha già formulato anche su altre materie, come la riforma della legge elettorale, indirizzato, in teoria, a tutte le forze politiche, opposizione compresa.
Tra i vescovi delle 226 diocesi italiane, del resto, le sensibilità sono le più disparate. La Cei non è un monolite, ci sono prelati più progressisti e più conservatori. Su svariati temi, poi, dalle scuole paritarie alle politiche migratorie, la collaborazione è pacifica chiunque sia al capo del Governo e chiunque guidi la Conferenza episcopale. Una consuetudine che prosegue anche ora, tanto che proprio durante l’ultima assemblea, per dire, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha presentato insieme a Zuppi un piano di collaborazione per coinvolgere i parroci italiani nella promozione delle comunità energetiche su tutto il territorio nazionale. Poi nessuno nasconde che ci sono anche divergenze, tutti sanno che c’è la campagna elettorale con le sue esigenze polemiche, e l’episcopato, sotto la guida di Zuppi, non nasconde un afflato che si radica nella migliore tradizione del cattolicesimo democratico, dalla quale peraltro proviene anche il presidente Sergio Mattarella. Un rapporto che per i vescovi si può gestire con correttezza, anche quando, senza polemica ma senza timidezza, si invita a non stravolgere la forma di Stato e la forma di Governo in nome della Costituzione.