Marina Berlusconi cavaliere: perché Mattarella ha deciso la nomina
di Concetto VecchioROMA — Marina Berlusconi cavaliere del lavoro. Come il padre Silvio, che ebbe il titolo nel 1977, ai tempi di Milano 2, da Giovanni Leone, su richiesta del ministro dc Carlo Donat Cattin. Stavolta la firma è di Sergio Mattarella, su proposta del ministro delle Imprese Adolfo Urso. Ed è una decisione ricca di suggestioni politiche. Per tante ragioni passate. Mattarella si dimise da ministro della Pubblica Istruzione nel 1990 in polemica con la legge Mammì che favoriva le tv Fininvest. Nel recente film Milan 1994, ora visibile su Sky, l’attuale inquilino del Quirinale spunta in una tribuna politica dell’epoca mentre tuona contro lo strapotere televisivo del candidato Silvio. I cattolici democratici furono i più risoluti oppositori della Weltanschauung berlusconiana.
ROMA — Marina Berlusconi cavaliere del lavoro. Come il padre Silvio, che ebbe il titolo nel 1977, ai tempi di Milano 2, da Giovanni Leone, su richiesta del ministro dc Carlo Donat Cattin. Stavolta la firma è di Sergio Mattarella, su proposta del ministro delle Imprese Adolfo Urso. Ed è una decisione ricca di suggestioni politiche. Per tante ragioni passate. Mattarella si dimise da ministro della Pubblica Istruzione nel 1990 in polemica con la legge Mammì che favoriva le tv Fininvest. Nel recente film Milan 1994, ora visibile su Sky, l’attuale inquilino del Quirinale spunta in una tribuna politica dell’epoca mentre tuona contro lo strapotere televisivo del candidato Silvio. I cattolici democratici furono i più risoluti oppositori della Weltanschauung berlusconiana.
Nel 2015, Silvio Berlusconi non votò per Mattarella al Quirinale: voleva Giuliano Amato. Poi, col tempo, i rapporti sono divenuti più che cordiali. Berlusconi aveva addolcito il suo populismo, assumendo pose filo-europee, il più moderato del tridente del centrodestra. E oggi Marina, presidente di Fininvest e della casa editrice Mondadori, è anti-sovranista. Sostiene economicamente Forza Italia. I cinque figli hanno appena donato ciascuno 100mila euro a testa. Durante la prima del biopic su Ennio Doris, lo scorso 9 aprile a Roma, Marina disse ai cronisti: «Credo che abbia molto senso e che sia giusto votare per Forza Italia che è un partito che nell’Europa crede per davvero e che ha l’Europa nel suo dna. Di tutto abbiamo bisogno meno che di un’Europa fragile. Mi auguro che non facciano un buon risultato, che non crescano o crescano poco, i partiti euroscettici». Che i partiti europeisti mantengano il loro peso è l’auspicio anche del Capo dello Stato.
Questo è il retroterra della nomina. Oggi al Quirinale, per il ricevimento del 2 giugno, Marina figura tra i 1500 invitati, ma non ci sarà. (Non c’è mai stata nemmeno in passato, in realtà). Ha espresso «profonda gratitudine» a Mattarella, dicendosi «onorata» per la nomina. «Dedico il riconoscimento a mio padre, che è stato e sempre sarà Il Cavaliere». Si dice che, con garbata diplomazia, abbiano svolto un ruolo col governo anche Gianni Letta («meritatissima, ha messo a frutto la lezione del padre») e Fedele Confalonieri. È inevitabilmente un atto di attenzione verso Mediaset. In un momento in cui la Rai gira tutta a destra. «Da oltre vent’anni ho l’onore di presiedere un grande gruppo come Mondadori, vero e proprio patrimonio del nostro Paese, che ha fatto della libertà e del pluralismo la sua ragion d’essere», ha commentato Marina non a caso. E quelli di Forza Italia hanno esultato tutti come dopo un gol. «Una bellissima notizia», per il segretario Antonio Tajani.
Mattarella e Berlusconi si ritroveranno faccia a faccia ad ottobre, durante la cerimonia per i conferimenti dei cavalierati. Tra i 25 prescelti ci sono altri nomi illustri della nostra economia come la stilista Chiara Boni, la produttrice discografica Caterina Caselli, il re dello spumante Matteo Lunelli. «Spero che questo riconoscimento possa diventare un messaggio positivo per tutti i giovani che si mettono in gioco senza avere ereditato un’attività, proprio come ho fatto io che oggi raggiungo un traguardo che mi riempie di emozione», ha commentato Boni.
Stasera quindi nei giardini del Quirinale il tradizionale ricevimento. Il secondo dell’anno meloniano. Negli ultimi dodici mesi molte cose sono cambiate. L’offensiva sul premierato ha messo in discussione le prerogative del Capo dello Stato. I rapporti sono di buon vicinato, Mattarella ha sempre inteso il suo ruolo come arbitro, ma non ha mai fatto mancare la sua voce nella difesa dei valori della Costituzione. Menziona ogni volta che può la Resistenza, come matrice morale della Carta, ricordando gli orrori del nazifascismo, e l’altro giorno a Brescia (Meloni non c’era) ha rammentato che la strage ebbe una matrice nera. Giorgia Meloni salirà stasera al Colle dopo un comizio in piazza del Popolo: un premier di lotta e di governo.