La piazza di Schlein: “Come alle primarie la rimonta è possibile”
di Giovanna VitaleROMA — Lì dove tutto è cominciato, nel cuore di Testaccio dove poco più d’un anno fa Elly Schlein chiuse la sua campagna per le primarie che chiunque dava per perse ma non gli abitanti del rione già infatuati della ragazza dal cognome esotico decisa a prendersi il Pd, si respira un’aria frizzantina di rimonta. «La stessa che, contro ogni pronostico, si avvertiva anche allora», sorridono sornioni Fabio Faraoni e sua moglie Elena, una coppia di bancari che sulle note di “W l’Italia” di Francesco De Gregori — “l’Italia liberata, l’Italia che resiste” — si gode il clima di ritrovata fiducia che circonda la segretaria alla fine del comizio numero 110, tante quante sono le tappe del tour per le Europee inaugurato il primo maggio a Portella della Ginestra. «Pure in quel pomeriggio di febbraio», ricordano con un filo di trepidazione, «tutti la davano per spacciata, si diceva che Bonaccini l’avrebbe stracciata, ma dopo averla sentita parlare in tanti qui cominciarono a mormorare: “Forse ce la …
ROMA — Lì dove tutto è cominciato, nel cuore di Testaccio dove poco più d’un anno fa Elly Schlein chiuse la sua campagna per le primarie che chiunque dava per perse ma non gli abitanti del rione già infatuati della ragazza dal cognome esotico decisa a prendersi il Pd, si respira un’aria frizzantina di rimonta. «La stessa che, contro ogni pronostico, si avvertiva anche allora», sorridono sornioni Fabio Faraoni e sua moglie Elena, una coppia di bancari che sulle note di “W l’Italia” di Francesco De Gregori — “l’Italia liberata, l’Italia che resiste” — si gode il clima di ritrovata fiducia che circonda la segretaria alla fine del comizio numero 110, tante quante sono le tappe del tour per le Europee inaugurato il primo maggio a Portella della Ginestra. «Pure in quel pomeriggio di febbraio», ricordano con un filo di trepidazione, «tutti la davano per spacciata, si diceva che Bonaccini l’avrebbe stracciata, ma dopo averla sentita parlare in tanti qui cominciarono a mormorare: “Forse ce la può fare”. E infatti...».
È il leit motiv preminente nella piazza dominata dalla fontana delle anfore che racconta la storia millenaria di questo pezzo di Roma un tempo popolare e ora molto chic, un piccolo palco che sfigura rispetto a quello maxi del Popolo meloniano, ma assediato di bandiere distribuite dai volontari che sono la vera forza della sinistra. Ci crede il popolo del Pd che nel quartiere dove la leader dem ha preso casa è in realtà il “popolo di Elly”: è lei il motore della rinascita democratica, la speranza che «qualcosa è cambiato, questa destra non sarà invincibile per sempre». Rita Chirico, 43 anni, ricercatrice in Storia in una università telematica, lo dice senza girarci troppo intorno: «Rispetto a qualche tempo fa c’è più attivismo, la segretaria è riuscita ad avvicinarsi alla gente in cerca di risposte che spesso la politica non è più in grado di dare». Accanto, Jessica Guidi, fotografa di professione, concorda: «Il suo tratto è la sincerità, sembra avere davvero a cuore i problemi delle persone. Da quando c’è lei, mi ha fatto venire il dubbio: io che ho sempre votato per SI, stavolta potrei scegliere il Pd». E forse non è un caso che siano le donne le più entusiaste: «La forza di Schlein è l’autenticità, è una che crede in quel che dice, senza mai un accenno di populismo, né cedere agli insulti», fa eco Monica Baronti, 35 anni, consulente in Ernst&Young: «Ferma nel combattere chi sta guidando il Paese in modo arrogante e tenta di smantellare le conquiste fatte dagli italiani con il loro sangue, a partire dalla Costituzione».
Sul palco, intanto, si alternano i candidati nella circoscrizione Centro, passisti che tirano la volata alla capolista. C’è Marco Tarquinio, l’ex direttore di Avvenire alla sua prima uscita pubblica con la segretaria, che suscita l’ovazione quando dice: «Il Pd è un partito faticoso, lo ammetto, ma pieno di gente bellissima che mi ha aperto le porte. Sono orgoglioso di essere qui insieme a voi». C’è Nicola Zingaretti che cita Piero Calamandrei. E c’è soprattutto lei, Elly, che promette lotta senza quartiere sul premierato — «Non si cambia la forma di governo a colpi di maggioranza» — e sull’autonomia che «spacca l’Italia». Rivendica di aver portato sanità e salari al centro del dibattito, annuncia battaglia sui diritti ed ammette gli errori fatti in passato sullo Ius soli. Ora, però, assicura: «Il Pd è compatto e plurale» ed intende «fermare le destre e i nazionalismi». «Andremo noi da Orban e dire che l’Europa non è un menù à la carte», giura.
La Lega contro Mattarella, Schlein: "È gravissimo, Meloni prenda le distanze"
Sotto al palco, oltre alla compagna Paola Belloni col cagnolino di famiglia, fa capolino l’ex sindaco di New York Bill de Blasio. Schlein non se l’aspettava, lo abbraccia mentre compagni e amici la stringono d’assedio. «Elly liberati del partito, liberatene», le urla un vecchio militante. Lei sorride e replica: «Queste piazze sono il segno di un risveglio, di speranza di cui il Pd aveva bisogno, tanti ci ringraziano per averlo riportato tra le persone, è parte del percorso di ricostruzione».
Quanto riuscito saranno le urne, fra una settimana, a sancirlo. Roberto Speranza, confuso fra la folla, fa professione di ottimismo: «Vedo un clima di apertura di credito, mi sembrano venute meno le diffidenze di una parte dell’elettorato progressista nei nostri confronti. Gli italiani cominciano a capire che se si vuol costruire un’alternativa è al Pd che bisogna dar fiducia». Igor Taruffi, braccio destro e sinistra di Schlein al Nazareno, è più cauto: «Per me se c’è il 2 davanti va già bene», minimizza. Ma si vede che anche lui ci crede. Per il popolo di Elly, accorciare le distanze da Meloni, è più di una speranza.