Toghe | Csm, l’assalto alle presidenze dei consiglieri laici di destra. Ma l’ultima parola spetta a Mattarella
di Liana MilellaQuando si dice “dare il buon esempio”. Espressione che calza a pennello, in negativo, per l’attuale Csm. Dove, da gennaio 2023, la “squadretta” dei sette laici che fanno capo al centrodestra - quattro di FdI, due della Lega, un forzista - si muove “a testuggine”. Sempre tutti insieme. (E quando fa comodo anche con i sette togati di Magistratura indipendente). Per portare a casa il risultato politicamente più vantaggioso. Che piaccia, e sia funzionale, ai progetti di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
Vestiti i panni da consigliere a palazzo Bachelet, i consiglieri laici dovrebbero essere indipendenti. Invece sono ideologicamente aderenti allo stesso progetto politico di chi li ha designati. Indipendenza? Quello è solo il nome della piazza su cui si affaccia palazzo Bachelet. Dove i laici di destra ripetono a pappagallo gli stessi slogan della destra che governa per assoggettare la magistratura alla politica. E giusto nella settimana della separazione delle carriere e del sorteggi…
Quando si dice “dare il buon esempio”. Espressione che calza a pennello, in negativo, per l’attuale Csm. Dove, da gennaio 2023, la “squadretta” dei sette laici che fanno capo al centrodestra - quattro di FdI, due della Lega, un forzista - si muove “a testuggine”. Sempre tutti insieme. (E quando fa comodo anche con i sette togati di Magistratura indipendente). Per portare a casa il risultato politicamente più vantaggioso. Che piaccia, e sia funzionale, ai progetti di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
Vestiti i panni da consigliere a palazzo Bachelet, i consiglieri laici dovrebbero essere indipendenti. Invece sono ideologicamente aderenti allo stesso progetto politico di chi li ha designati. Indipendenza? Quello è solo il nome della piazza su cui si affaccia palazzo Bachelet. Dove i laici di destra ripetono a pappagallo gli stessi slogan della destra che governa per assoggettare la magistratura alla politica. E giusto nella settimana della separazione delle carriere e del sorteggio “secco” imposto alla magistratura per i togati del Csm (mai vulnus alla Costituzione fu più grave che privare del diritto di voto proprio la categoria che garantisce la legalità in Italia) ecco che i laici armeggiano per garantirsi due ottimi posti. Strategici per il futuro. Far presiedere la quinta commissione che nomina i capi degli uffici da una “dura” come Isabella Bertolini, ex deputata forzista e oggi eletta in quota meloniana.
Certo esperta, per storia personale, di separazione delle carriere quando a chiederla era Berlusconi. A bruciarla però potrebbe essere il laico di Italia viva Ernesto Carbone che dalla sua ha due atout, essere già stato nella stessa commissione ed essere contrario alla separazione delle carriere. Ma sul tavolo c’è pure la richiesta del costituzionalista di Catania Felice Giuffrè, marito della collega Ida Nicotra, l’ex Anac che potrebbe farcela a dicembre come giudice della Consulta, di impossessarsi della sesta commissione che dà i pareri sulle proposte di legge del governo. Una per tutte da valutare? La separazione dei pm dai giudici. Su cui il governo conta di cautelarsi da un Csm troppo aggressivo.
Ma non basta. Giusto il presidente della sesta commissione è chiamato a esprimere il parere su chi debba dirigere l’ufficio studi del Csm che redige i profili dei magistrati. E pure lì Giuffrè non disdegnerebbe di andare. Ma ci sono almeno altre tre commissioni anch’esse stategiche. La prima, che decide i trasferimenti d’ufficio e segue le pratiche “a tutela” dei giudici aggrediti, che però non vanno “di moda” in questo consiglio, forse perché finora a presiederla è stato l’ex senatore forzista Enrico Aimi. E poi la quarta che dovrà occuparsi del “fascicolo” di ogni singolo magistrato tanto caro a Enrico Costa di Azione, nonché delle valutazioni di professionalità e delle famose “gravi anomalie” che potrebbero stroncare una carriera, e perfino della valutazione delle chat.
E infine la settima commissione, chiamata a scrivere la nuova circolare sulla vita delle procure che proprio in tempi di prossima separazione sarà importantissima. Dove potrebbe approdare Maria Vittoria Marchianò di Mi, ex presidente del tribunale di Crotone. Su questo “mare” di nomine i laici del Csm di orientamento governativo si sono mossi come pesci. Anche imponendo il blackout su qualsiasi indiscrezione. Tutto è stato concentrato nelle mani del comitato di presidenza, il vice del Csm Fabio Pinelli e i due capi di Corte, la prima presidente Margherita Cassano e il procuratore generale Luigi Salvato. Ma l’ultima parola spetta adesso a Sergio Mattarella, in quanto presidente del Csm. Che certo, come ha già fatto per la separazione delle carriere, saprà come garantire il prestigio del “suo” Consiglio.