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Meloni: “Il premierato non è referendum su di me, se perdo non mi dimetto”

La premier Giorgia Meloni

La premier Giorgia Meloni

 (fotogramma)

La premier ospite alla trasmissione Quarta Repubblica su Rete4. La 'querelle' sulla sovranità europea aperta dalla Lega nei confronti di Mattarella: “Bene che Salvini abbia chiarito”

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La 'querelle' sulla sovranità europea aperta dalla Lega nei confronti del capo dello Stato Sergio Mattarella, per Giorgia Meloni “è abbastanza normale, siamo in campagna elettorale", tutto diventa "polemica politica. Io sono stata contenta che Salvini abbia chiarito", la premier nell'intervista a Quarta Repubblica in onda in serata su Rete4. "Era importante farlo particolarmente nella giornata del 2 Giugno, secondo me una giornata nella quale bisogna evitare il più possibile le polemiche", osserva Meloni. "Non ci sembrava bello fare una manifestazione di partito di chiusura di campagna elettorale" il 2 giugno, ricorda poi riferendosi alla kermesse del 1 giugno di FdI in piazza del Popolo e al Pd che “lo ha fatto tranquillamente", tra l'altro - osserva - "nella parata non ho visto alcun leader di partito della sinistra".

Il referendum sul premierato

Ma l’attacco alla sinistra continua. Quando parla di riforme. "Sul presidente Mattarella io ci vedo continuamente un tentativo di tirarlo nell'agone della politica, di raccontare di presunte divergenze con il governo, io credo che al fondo di questa strategia" ci sia il tema delle riforme. "Continuano a trincerarsi dietro il capo dello Stato i cui poteri non vengono toccati" del premierato, "mancano di rispetto al presidente della Repubblica. Non dovrebbe essere tirato in queste beghe politiche", l'affondo della presidente del Consiglio. Il referendum sul premierato? "Io continuo a tentare di spiegare che questo non è un referendum su di me, perché la riforma non è un referendum su di me", prova a spiega la presidente del Consiglio durante la registrazione della puntata di "Quarta Repubblica" di questa sera. Il premierato, osserva, punta a restituire al governo un solido mandato popolare e una maggiore stabilità, "io ho entrambi. Questo dimostra che non è una riforma che sto facendo per me", l'obiettivo è "lasciare qualcosa di meglio". "Adesso purtroppo non mi posso dimettere neanche volendo, perché tra le poche regole che mi sono date nella vita c'è quella di fare esattamente il contrario di quello che ha fatto Matteo Renzi. Noi abbiamo fatto una riforma che si pone il problema intanto di restituire al governo un chiaro mandato popolare e di restituire ai governi stabilità. Io ho entrambi quindi non è una riforma che io sto facendo per me stessa o per questo governo. Ma se io non usassi una stabilità e una forza, che gli altri prima di me non hanno avuto, per cercare di lasciare dopo di me qualcosa di meglio, qualcosa che rimanga, io che ci sto a fare?", si è chiesta Meloni, concludendo: "Io andrò a casa eventualmente tra cinque anni, quando gli italiani decideranno di cacciarmi con le elezioni, se decideranno di farlo, ma tra cinque anni".

Giorgetti e le voci di dimissioni

Le voci sulle dimissioni di Giorgetti? "Ho sorriso, lui lo ha smentito. Se non l'avesse pensato non avrebbe smentito. A me pare che ci siano dei quotidiani che più di raccontare la realtà… – dice ancora in tv – È come fosse un libro dei desideri. Sa il detto 'ogni giorno nella savana c'è una gazzella che si sveglia e sa che deve correre più veloce del leone...'?. Ecco, ogni giorno in Italia un ministro sa che deve smentire un articolo di Repubblica. È la verità. Leggo milioni di ricostruzioni false, di cose che non sono mai esistite, e molte nemmeno le smentisco più".

Meloni e la vita da premier

La vita da premier “non mi diverte", dice, quando FdI era all'opposizione "avevo una vita che adesso non ho", essere premier "non è una cosa facile ma ti toglie tutto, si può fare ma si può fare ma per una ragione", ovvero "quando mi guarderò indietro vorrò sapere che per questa nazione ho fatto quello che andava fatto", ripete Meloni. Parole che ha già detto più volte, quanto la vita da presidente del Consiglio sia faticosa. "L'unica cosa che può tenermi in piedi è il fatto che la gente mi vuole bene, che c'è consenso, che non sto facendo" la premier "contro il parere dei cittadini e il fatto che mi do la responsabilità di dimostrare che le cose potevano cambiare. Me la rischio come si dice a Roma? E chissenefrega. Meglio andare a casa" che sopravvivere.

La Rai

E poi c’è la Rai. "Se mi si dice: vuoi una Rai dove può lavorare solo qualcuno, come è stato? Io dico che secondo me non è giusto, perché il servizio pubblico deve rappresentare tutti e ci deve essere un po’ di uno e un po’ dell'altro. Cosa che a loro non piace, perché loro sono i guru e quindi i guru sono gli unici che devono parlare. Ma questa è censura. La censura - osserva – è quella che vogliono fare gli altri, non è quella che cerca di fare oggi il servizio pubblico con una lettura più plurale dei suoi contenuti, che mi sembra la cosa più naturale del mondo, perché le tasse che tengono in piedi la Rai le pagano tutti i cittadini, e tutti i cittadini hanno il diritto di vedere rappresentato la loro corrente politica di riferimento, la loro cultura, le loro idee". "Io – continua Meloni – guardo poco la tv, per trovare i dati su TeleMeloni me li sono andati a studiare perché c'era tutta la polemica sul TeleMeloni. Ho preso i dati dell'Istituto di Pavia. Non è questione di essere più o meno rappresentati, perché io non chiedo alla Rai di rappresentarmi. Io semplicemente ho detto e continuo a ritenere che la Rai deve essere plurale, deve dare spazio a tutti. In passato noi non abbiamo avuto una Rai che dava spazio a tutti. Perché io ci sono stata dall'altra parte". E aggiunge: "FdI è stata l'unica opposizione presente in Parlamento e assente dalla Rai e nessuno disse che c'era TeleDraghi”.

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