Europee, il flop dei fuorisede: voteranno solo in 23mila su mezzo milione
di Gabriele BartoloniLa maggioranza esulta, ma i numeri forniti dal Viminale restituiscono l’immagine di un flop. Su più di mezzo milione di studenti fuorisede, solo 23 mila hanno fatto richiesta per votare in un seggio diverso da quello di residenza. Poco più del 4 per cento del totale. Numeri bassissimi, che sono lo specchio di una norma, approvata con il decreto Elezioni nel marzo scorso, che nei fatti esclude i lavoratori e complica la vita agli studenti già costretti a scegliere tra il lungo viaggio verso casa o - peggio - l’astensione.
I dati forniti dal Viminale fanno intendere che la seconda sarà l’ipotesi più gettonata. Non per una questione di inerzia, pigrizia o sfiducia, ma per le oggettive complicazioni che stanno alla base di ciò che tecnicamente viene chiamato "astensionismo involontario", cioè quella fetta di non-voto dovuta all’impossibilità di recarsi fisicamente al seggio. La norma voluta dalla maggioranza puntava a mettere una toppa a questo fenomeno in attesa dell'approvazione di…
La maggioranza esulta, ma i numeri forniti dal Viminale restituiscono l’immagine di un flop. Su più di mezzo milione di studenti fuorisede, solo 23 mila hanno fatto richiesta per votare in un seggio diverso da quello di residenza. Poco più del 4 per cento del totale. Numeri bassissimi, che sono lo specchio di una norma, approvata con il decreto Elezioni nel marzo scorso, che nei fatti esclude i lavoratori e complica la vita agli studenti già costretti a scegliere tra il lungo viaggio verso casa o - peggio - l’astensione.
I dati forniti dal Viminale fanno intendere che la seconda sarà l’ipotesi più gettonata. Non per una questione di inerzia, pigrizia o sfiducia, ma per le oggettive complicazioni che stanno alla base di ciò che tecnicamente viene chiamato "astensionismo involontario", cioè quella fetta di non-voto dovuta all’impossibilità di recarsi fisicamente al seggio. La norma voluta dalla maggioranza puntava a mettere una toppa a questo fenomeno in attesa dell'approvazione di una legge organica sul voto a distanza e aprendo a quella che era stata annunciata come svolta: dare per la prima volta la possibilità ai fuorisede di esercitare un diritto costituzionalmente garantito senza compiere lunghi e costosi viaggi o cadere nell'astensionismo. Ma gli entusiasmi si sono subito calmati non appena sono emerse le numerose limitazioni presenti nel decreto.
In primo luogo il provvedimento riguarda solo le Europee, escludendo di fatto le elezioni amministrative che si terranno in concomitanza con la tornata per Bruxelles e che interesseranno la bellezza di 17 milioni di elettori (un terzo degli aventi diritto) e 3.700 comuni, quasi la metà del totale dei centri presenti in Italia. Non è escluso, dunque, che molti studenti abbiano deciso di rinunciare al voto a distanza optando per il solito viaggio in treno, pena la mancata partecipazione alle amministrative nel proprio comune. I promotori della legge sul voto a distanza, come il comitato Voto dove vivo, lamentano anche il poco preavviso, la scarsa informazione da parte del governo e le complesse modalità di voto, come lo spostamento nel capoluogo. Il decreto, infatti, prevede che gli studenti possano votare nel comune di domicilio solo se questo si trova nella stessa circoscrizione del comune di residenza. In alternativa gli studenti devono recarsi nel capoluogo della regione in cui vivono. Per dire: uno studente residente in Lazio e che studia Pavia per votare deve recarsi fino a Milano.
La stragrande maggioranza degli studenti che si sono registrati entro il 5 maggio - termine ultimo per la presentazione della richiesta - rientra in quest’ultima categoria. Si tratta di circa 21 mila studenti su 23 mila totali. La maggior parte si è iscritta nelle circoscrizioni del Nord (17 mila tra Ovest e Est) e del Centro (circa 5 mila); a dimostrazione che la necessità di una legge sul voto a distanza riguarda soprattutto gli studenti residenti al Sud e nelle Isole, dove non a caso le registrazioni non hanno sforato neanche le 800 unità. I dati del ministero dell'Interno confermano questa tendenza: le regioni da cui proviene il maggior numero di studenti sono la Puglia con 4.107 elettori, la Sicilia con 3.917, la Campania con 1.601 e la Calabria con 1.478. Solo a Bologna e Milano - tra i più importanti poli universitari, entrambi collocati al Nord - si sono registrati rispettivamente 4.350 e 5000 studenti. Più della metà.