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Meloni in contropiede sui migranti: il blitz in Albania per camuffare i ritardi nel protocollo di rimpatrio

Giorgia Meloni

 (ansa)
Il cambio di passo nella narrazione della premier: dopo l’esposto sul decreto flussi vola oltre Adriatico dove presenterà i dati di un piano Mattei finora impalpabile
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TIRANA - Un improvviso cambio di passo. Un affondo in contropiede sull’unica emergenza che aveva comportato un’ammissione di colpa, da parte di Giorgia Meloni. L’emergenza migranti, sulla quale – ha sempre detto la premier – l’Italia “può fare di più”. Così, nel giro di poche ore, la presidente del Consiglio mette in atto una strategia che si fonda su tre assi: il blitz in Albania per replicare agli attacchi sulla realizzazione dei due centri di accoglienza, l’annuncio della rivisitazione della politica dei flussi e dunque una sostanziale riforma della Bossi-Fini, la comunicazione dei primi risultati di un piano Mattei finora impalpabile. Un modo per affrontare un nodo finora rimasto ai margini della campagna elettorale. A quattro giorni dal voto.

TIRANA - Un improvviso cambio di passo. Un affondo in contropiede sull’unica emergenza che aveva comportato un’ammissione di colpa, da parte di Giorgia Meloni. L’emergenza migranti, sulla quale – ha sempre detto la premier – l’Italia “può fare di più”. Così, nel giro di poche ore, la presidente del Consiglio mette in atto una strategia che si fonda su tre assi: il blitz in Albania per replicare agli attacchi sulla realizzazione dei due centri di accoglienza, l’annuncio della rivisitazione della politica dei flussi e dunque una sostanziale riforma della Bossi-Fini, la comunicazione dei primi risultati di un piano Mattei finora impalpabile. Un modo per affrontare un nodo finora rimasto ai margini della campagna elettorale. A quattro giorni dal voto.

Al centro c’è la visita-lampo in Albania, della quale Meloni ha voluto tenere nascosti i dettagli fino a lunedì sera. Nella speranza di evitare troppi riflettori. Perché la missione è una vera e propria scommessa: sono già saltati i tempi stabiliti dal protocollo di collaborazione dello scorso novembre per l’avvio dell’operazione che dovrebbe portare nel Nord del Paese balcanico fino a tremila migranti al mese (che poi in realtà non saranno più di 800). Una delle strutture, quella di Gjader (che dovrebbe svolgere principalmente le funzioni di centro di permanenza e rimpatrio), è ancora un cantiere aperto: si sta cercando di rinforzare il sottosuolo con “iniezioni” di ghiaia. Avrebbe dovuto essere pronto il 20 maggio, lo sarà forse a settembre, quando il periodo caldo degli sbarchi potrebbe però già essere alle spalle.

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Meloni, non a caso, farà solo una puntata riservata, in elicottero, a Gjader, per poi destinare la maggior parte della sua visita (e incontrare forse anche i giornalisti), a Shengjin, dove c’è il centro di primissima accoglienza che invece è praticamente pronto ma inservibile, senza l’altra opera. E dove venti poliziotti sono già a fare da “guardiani” di un luogo che resterà ancora per diverse settimane deserto. Con un costo di 50 mila euro al mese di sole indennità di trasferta. Nel frattempo le spese lievitano: 650 milioni previsti dal protocollo, altri 65 aggiunti con il decreto Pnrr, più i fondi per i lavori non previsti a Gjander. E adesso i 13,5 milioni per l’affitto della nave che dovrebbe portare i migranti intercettati nel Canale di Sicilia fino in Albania. Costo per soli tre mesi, che per i cinque anni del protocollo dovrebbe dunque salire a 229,5 milioni. “Se così fosse questo bluff costerebbe quasi un miliardo”, dice il deputato di Avs Angelo Bonelli.

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Ma Meloni proporrà un altro racconto, farà notare che i leader di 15 Paesi europei hanno scritto in un documento che vogliono seguire il modello Albania, difenderà Edi Rama “dagli attacchi ricevuti a sinistra solo perché collabora con il governo italiano” (alcuni esponenti di FdI si sono portati avanti con la querela ai giornalisti di Report), segnalerà che gli sbarchi illegali intanto sono diminuiti del 60 per cento rispetto allo scorso anno e comunicherà i primi risultati del piano Mattei: fra questi, in Libia, un programma di sviluppo agricolo che dovrebbe produrre 1.500 nuovi posti di lavoro e “lo sviluppo dei servizi postali”. La realtà di Giorgia, una contro-narrazione se volete. Di certo, un azzardo che la premier, alla vigilia delle Europee, decide di fare in casa dell’amico Rama.

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