Savino: “Noi vescovi preoccupati dalle riforme, non possiamo tacere”
di Iacopo ScaramuzziFrancesco Savino, vescovo di Cassano all'Jonio
ROMA - È stata una settimana complicata nei rapporti tra la Cei e il governo? «Non parlerei di settimana complicata», risponde monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente per il Sud della Conferenza episcopale italiana: «La premier, con una dichiarazione del tutto legittima, ha detto che non sapeva perché il nostro presidente era preoccupato per il premierato, e il cardinale Zuppi ha risposto adeguatamente (dicendo che Giorgia Meloni «è stata tratta in inganno da Roberto Benigni che voleva fare il campo largo con il Papa…», ndr). Il governo si assume le proprie responsabilità, noi come pastori abbiamo un compito educativo e, coerentemente con questo compito, esprimiamo le nostre preoccupazioni. Ma il dialogo e il confronto costituiscono il cuore della democrazia».
ROMA - È stata una settimana complicata nei rapporti tra la Cei e il governo? «Non parlerei di settimana complicata», risponde monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio e vicepresidente per il Sud della Conferenza episcopale italiana: «La premier, con una dichiarazione del tutto legittima, ha detto che non sapeva perché il nostro presidente era preoccupato per il premierato, e il cardinale Zuppi ha risposto adeguatamente (dicendo che Giorgia Meloni «è stata tratta in inganno da Roberto Benigni che voleva fare il campo largo con il Papa…», ndr). Il governo si assume le proprie responsabilità, noi come pastori abbiamo un compito educativo e, coerentemente con questo compito, esprimiamo le nostre preoccupazioni. Ma il dialogo e il confronto costituiscono il cuore della democrazia».
La premier Meloni ha detto che il Vaticano «non è una Repubblica parlamentare». Lei ha capito a cosa faceva riferimento?
«Mi sembra che ci sia stata una sovrapposizione dei livelli. Una cosa sono i rapporti tra Stato e Chiesa regolati dai Patti lateranensi, altra cosa siamo noi vescovi. Ma al bando polemiche e frizioni. Come la premier non deve preoccuparsi della nostra preoccupazione, noi diciamo alla premier, che è premier di tutti, che a noi piace riflettere, discutere, confrontarci. La politica deve mettersi in postura di ascolto nei confronti dei cittadini, e noi vescovi, cittadini prima di essere chiamati al sacerdozio e all’episcopato, sentiamo la responsabilità di curare il nostro popolo, che spesso, dialogando con noi, esprime perplessità circa questa legge sul premierato».
Nel merito, lei cosa pensa di questa riforma?
«Vorrei capire meglio il rapporto tra elezione del premier e compiti istituzionali del Presidente della Repubblica, e vorrei capire, in base a una concezione alta della democrazia, quali saranno gli equilibri dei diversi poteri».
Il leader della Lega Matteo Salvini, da parte sua, ha risposto alle vostre critiche al testo sull’autonomia differenziata dicendo: «Non l’hanno letto».
«E io rispondo a certe obiezioni, che ritengo gratuite e anche offensive, che noi vescovi calabresi non solo abbiamo letto e riletto la legge, ma l’abbiamo anche studiata facendoci accompagnare da professori universitari e costituzionalisti. E riteniamo – non solo i vescovi del Sud, ma anche quelli del Centro e del Nord – che i dieci articoli della legge Calderoli, così come sono, genereranno impoverimento e disuguaglianze, non garantiranno una giustizia sostanziale e faranno venire meno il principio costituzionale dell’unità d’Italia. Non mi è poi chiaro il criterio di definizione dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni, ndr), il rapporto tra Lep e Leg (livelli essenziali di gestione, ndr), e mi domando che fine farà il fondo di perequazione. L’Italia rischia di diventare come Arlecchino, si può creare il far west. Ma non facciamo assolutamente un discorso di appartenenza politica: abbiamo studiato questa riforma a partire dalla riforma del titolo V della Costituzione introdotta dal centro-sinistra. Il nostro è un discorso educativo, di guida del nostro popolo e, per citare il profeta Isaia, “per amore di Sion non possiamo tacere”».
Qualcuno ha detto che i vescovi siano indisposti dalla decisione di introdurre nell’otto per mille una voce dedicata al contrasto alle tossicodipendenze: è così?
«Faccio fatica a rispondere quando prevale il sospetto, la diceria, il pregiudizio… l’inserimento, nella voce Stato dell’otto per mille, del recupero delle dipendenze è una scelta fatta da questo governo, che si assume le sue responsabilità, come altri governi inserirono altre voci. Noi non siamo stizziti».
Qual è il suo auspicio per le ormai vicine elezioni europee?
«Innanzitutto che gli elettori vadano a votare, perché mi accorgo che la gente non vota perché ha poca fiducia nelle elezioni come strumento di cambiamento. Ma è importante votare, e votare secondo conoscenza di ciò che le diverse parti politiche propongono. E poi mi auguro che l’Europa torni ad essere coerente con lo spirito di Ventotene, che prevalgano i principi della solidarietà, della condivisione e della fraternità. Un’Europa dove non prevalgano le logiche identitarie che negano le aperture, un’Europa inclusiva. Vorrei che da queste elezioni venisse fuori un’Europa a due polmoni: la sovranità europea e la sovranità nazionale non in contrapposizione ma in un rapporto di reciprocità e corresponsabilità».