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Zedda contro Zedda: la sfida di Cagliari insegue l’effetto Todde

Massimo e Alessandra Zedda 

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Le città al voto. Nel capoluogo sardo i candidati principali con lo stesso cognome: il campo largo propone l’ex sindaco Massimo, a destra c’è Alessandra
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CAGLIARI — Con enfasi para-shakespeariana, i giornali locali questa sfida per Palazzo Bacaredda, la sede del Comune di Cagliari, l’hanno ribattezzata così: la guerra degli Zedda. Perché nell’isola laboratorio dei giallorossi, conquistata tre mesi fa - e per il rotto della cuffia, tremila voti di scarto - dalla prima governatrice del M5S, Alessandra Todde, si sfidano due quasi omonimi. Da un lato, quello progressista, c’è Massimo Zedda, anni 48, già sindaco dal 2011 al 2019, piena stagione dei sindaci arancioni, Pisapia, De Magistris, etc. L’altra Zedda è Alessandra, dieci anni più grande, ex vice-presidente della disgraziata giunta del salviniano Christian Solinas. Un’ex forzista passata da qualche mese nell’orbita della Lega, in tempo per essere designata in quota Carroccio, che per la mancata ricandidatura di Solinas si aspettava un indennizzo.

Dovrebbe essere una sfida senza pathos, in teoria, se si guardano i dati delle Regionali di fine febbraio. Perché qui a Cagliari il can…

CAGLIARI — Con enfasi para-shakespeariana, i giornali locali questa sfida per Palazzo Bacaredda, la sede del Comune di Cagliari, l’hanno ribattezzata così: la guerra degli Zedda. Perché nell’isola laboratorio dei giallorossi, conquistata tre mesi fa - e per il rotto della cuffia, tremila voti di scarto - dalla prima governatrice del M5S, Alessandra Todde, si sfidano due quasi omonimi. Da un lato, quello progressista, c’è Massimo Zedda, anni 48, già sindaco dal 2011 al 2019, piena stagione dei sindaci arancioni, Pisapia, De Magistris, etc. L’altra Zedda è Alessandra, dieci anni più grande, ex vice-presidente della disgraziata giunta del salviniano Christian Solinas. Un’ex forzista passata da qualche mese nell’orbita della Lega, in tempo per essere designata in quota Carroccio, che per la mancata ricandidatura di Solinas si aspettava un indennizzo.

Dovrebbe essere una sfida senza pathos, in teoria, se si guardano i dati delle Regionali di fine febbraio. Perché qui a Cagliari il candidato governatore imposto da Meloni, Paolo Truzzu, perse in modo talmente tragico (quasi 20 punti sotto Todde) da farsi soffiare l’intera isola. E Truzzu a Cagliari non era un passante: era il sindaco, eletto nel 2019 addirittura al primo colpo, senza bisogno di ballottaggi. E che fine ha fatto il “Trux”, come da tatuaggio lavabile appuntato sull’avambraccio? Sparito. Innominato. Affondato dalla damnatio memoriae che spesso, in politica, colpisce chi perde male. I negozianti del centro sono ancora imbufaliti con lui, gli imputano l’apertura in simultanea di una carrellata di cantieri diventati una gabbia. «Ha ammazzato gli affari», si lamenta Tommaso Piras, titolare di una storica panetteria in via Barcellona. L’altro tarlo è la sicurezza: Truzzu si presentava, un cliché a destra, con la posa del sindaco sceriffo. Invece gli spacciatori smerciano come prima. E l’altro giorno la città si è svegliata con un fattaccio che non si vedeva da tempo: un ragazzo di 19 anni ha ammazzato a coltellate il buttafuori di un locale.

Il Trux con la Zedda di destra, finora, non si è fatto vedere in giro. Mai. In compenso, l’altro ieri, accanto alla candidata leghista c’era un imitatore di Celentano, che qui chiamano il “Bis Molleggiato”. E come il film del Molleggiato (quello vero) con Renato Pozzetto, Zedda Alessandra in ogni uscita pubblica sembra dire: «Lui è peggio di me». Lui, Truzzu. Stralci da un comizio all’ex Manifattura Tabacchi, in pieno centro storico: «La città deve essere più pulita», «le transenne rendono prigionieri i quartieri», «combattiamo quello che non ci piace». Chiacchierando in una pausa, Zedda ammette: «Lo so, l’amministrazione Truzzu è stata impopolare. Ma io ho una mia storia, faccio politica dal ’94».

Lo Zedda di sinistra, l’ex sindaco, racconta rilassato in un bar di Sant’Avendrace che la grande differenza rispetto a tredici anni fa è una: «Non ho l’ansia da prestazione». E poi Truzzu ne ha combinate talmente tante: in questo quartiere, popolare ma a un tiro di schioppo dal centro, «io avevo investito 50 milioni: Truzzu li ha persi tutti». I troppi cantieri? «Cagliari quando ero sindaco era la seconda stazione appaltante d’Italia, dopo Milano, che aveva l’Expo. Non è un problema di cantieri, ma di come gestirli». La destra, continua l’ex Sel, «ha anche affossato la cultura: tre teatri comunali chiusi». Ci sono altri temi sul piatto, tutti molto sentiti sull’isola: le servitù militari, che ogni anno scaturiscono manifestazioni. «Ma il vero nodo – dice il candidato progressista – è riutilizzare le caserme dismesse: è tutto fermo da anni». E l’eolico: Todde ha appena chiesto una sospensiva per i nuovi permessi. E battaglia col governo.

L’ex sindaco rivendica naturalmente pure la valenza tutta politica di una riconquista di Cagliari, città solidamente democristiana, nella Prima repubblica: «Dopo la Regione, significherebbe rinforzare il collante giallorosso. Un cemento per arrivare al governo nazionale». E Todde, che domani lo affiancherà nel comizio finale, concorda: «Dopo la vittoria di febbraio, il campo progressista continua a presentarsi unito». Marco Meloni, luogotenente di Elly Schlein nell’isola, scommette sul filotto Regione-Comune: «Ci sarà l’effetto traino».

E Renato Soru? A febbraio aveva provato a giocare da guastafeste, stavolta non c’è. Niente liste. «Ma mi appoggia», confida l’ex sindaco a caccia del tris. Pure Azione e Iv, dopo i risultati crepuscolari di tre mesi fa, saltano il giro. Ci sono comunque altri 3 candidati in lizza: un ex forzista, Giuseppe Farris; Claudia Ortu di Potere al Popolo; l’ex deputata grillina, Emanuela Corda, che era contraria al Green pass. Visti i sondaggi, nel Pd sperano di chiudere il match subito, senza ballottaggio. La Zedda di destra spera nel miracolo. Da giocatrice di pallacanestro, promette ai suoi la rimonta: «Vincerò al 40esimo». Traducendo per i calciofili, in zona Cesarini.

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