Calenda contro Salvini: “Attacca Macron, è inadeguato: si deve dimettere”
di Giulio Ucciero“Salvini si deve dimettere”. Carlo Calenda non vuole derubricare tutto a campagna elettorale. L’attacco del vicepremier al presidente Emmanuel Macron, definito dal leghista un “criminale instabile” per le posizioni sull’Ucraina, è “pericoloso” e apre una crisi diplomatica con la Francia. Il centrista è sicuro: “il governo cadrà sulla politica estera”.
Il segretario di Azione ha fatto della postura filo-Kiev una bandiera e, ospite al videoforum di Repubblica con Metropolis, in vista del voto dell’8 e 9 giugno, reputa gravissimo l'attacco di Salvini all’alleato francese: “Apre bocca e gli dà fiato, è unfit”. Il leghista, per l’ex ministro, non può continuare a governare “se Meloni non gli impone di chiedere scusa”. La premier però “non lo farà”, è la sua amara conclusione. In studio Carmelo Lopapa e Gerardo Greco gli chiedono della politica estera del governo. Senza chiarimenti da Palazzo Chigi, l’attrito con Parigi rischia di protrarsi anche al G7 a guida italiana, che si terrà se…
“Salvini si deve dimettere”. Carlo Calenda non vuole derubricare tutto a campagna elettorale. L’attacco del vicepremier al presidente Emmanuel Macron, definito dal leghista un “criminale instabile” per le posizioni sull’Ucraina, è “pericoloso” e apre una crisi diplomatica con la Francia. Il centrista è sicuro: “il governo cadrà sulla politica estera”.
Il segretario di Azione ha fatto della postura filo-Kiev una bandiera e, ospite al videoforum di Repubblica con Metropolis, in vista del voto dell’8 e 9 giugno, reputa gravissimo l'attacco di Salvini all’alleato francese: “Apre bocca e gli dà fiato, è unfit”. Il leghista, per l’ex ministro, non può continuare a governare “se Meloni non gli impone di chiedere scusa”. La premier però “non lo farà”, è la sua amara conclusione. In studio Carmelo Lopapa e Gerardo Greco gli chiedono della politica estera del governo. Senza chiarimenti da Palazzo Chigi, l’attrito con Parigi rischia di protrarsi anche al G7 a guida italiana, che si terrà settimana prossima in Puglia. L’azionista rilancia: “Sul dossier ucraino cadrà l’esecutivo, ci metto la firma”. Salvini ha giurato di non votare il prossimo invio di armi, se conterrà dispositivi militari offensivi, e questo per Meloni sarà “un grosso guaio” dopo le Europee. Carlo Calenda è netto anche sul bis dell’attuale Commissaria europea: “Non sostengo Von der Leyen, ha flirtato troppo con i sovranisti”. Per Bruxelles ha in testa solo un nome, quello di Mario Draghi: “Se la premier - provoca il senatore - dice di no all’italiano più riconosciuto nel mondo, fa una figura barbina”.
Calenda giura di non aver mai dato della fascista a Meloni&co, ma certe frasi sono “uno schifo”. Il leader di Azione si riferisce al caso di Paolo Signorelli, il portavoce del ministro Lollobrigida che la premier ha autosospeso per le parole antisemite e più che nostalgiche scritte al capo ultrà della Lazio Diabolik, morto nel 2019: “Attorno a questo governo - commenta - c’è una classe dirigente impregnata di schifezza fascistoide”. Per questo molti non comprendono il suo “collaborazionismo” con la destra: “Escludo ogni alleanza con Salvini e Meloni, ma quando propongono un provvedimento giusto lo voto”. Come la separazione delle carriere: “Anni fa la voleva pure il Pd - ricorda Calenda - non è un golpe”. La stessa accusa di vicinanza all’esecutivo viene mossa anche al suo ex alleato, Matteo Renzi. Molti manifestano, via mail, il loro sconcerto per la mancata alleanza tra Azione e Italia Viva a queste europee: “Il Terzo Polo - dice Calenda - è finito perché Renzi ha aiutato Ignazio La Russa a diventare presidente del Senato”. Sulle alleanze al Parlamento europeo, ha le idee chiare: “Andremo con Renew mentre la lista di scopo di Renzi e Bonino invece si disperderà dal giorno dopo”. Di più: “E non sono nemmeno sicuro che Matteo, conoscendolo, vada davvero a Bruxelles”.
Europee, i videoforum di Repubblica. Calenda: "Insulti a Macron, Salvini si deve dimettere"
Tra antipatie e programmi distanti, la costruzione di un’alternativa alla destra è ostica: “Nel campo largo i più lontani sono Pd e 5 Stelle”. Se la vedano loro, butta lì Calenda, tanto per il post-Meloni “chiameremo un tecnico come sempre”. Ma ora è presto: testa alle Europee. Il suo tour elettorale l’ha svolto nelle piazze e in macchina. Sui social ha lanciato il “BlablaCarl”, dando strappi, tra una tappa e l’altra, a sostenitori e curiosi. Dalle urne aperte sabato e domenica Azione non è però sicura di ottenere abbastanza consenso per superare la soglia di sbarramento: “Arriveremo pure al 5%, io comunque me ne vado a dormire prima".
Europee, i videoforum di Repubblica: incontro con Carlo Calenda (integrale)