Conte: “Al Pd chiedo lealtà e rispetto. Siamo l’unico argine a tutti i finti pacifisti”
di Giulio UccieroVon der Leyen? «Ha deluso». Lega e Pd? «Pacifisti della domenica». In quale gruppo finiremo a Bruxelles? «Sarà una sorpresa». In queste ultime ore di campagna elettorale Giuseppe Conte non si trattiene. Mentre prepara l’ultimo comizio per le europee a Palermo, considerata una roccaforte grillina, il presidente 5S ostenta un certo ottimismo: «Saremo decisivi per gli equilibri della prossima Commissione europea».
Ospite di Speciale Europee, il videoforum di Repubblica con Metropolis in vista del voto di domani e domenica, l’ex premier ne ha per tutti: «I leader che si candidano senza andare a Bruxelles commettono una truffa, è un malcostume adottato da Meloni e non solo». Per la presidente del Consiglio riserva il commento più severo: «Incapace di governare, le abbiamo consegnato una Ferrari ma non sa guidarla, è ora di cambiare autista».
Il tema che più gli sta a cuore è la guerra, o meglio la pace, tanto da avere inserito la parola come hashtag nel simbolo del Movimento. In studi…
Von der Leyen? «Ha deluso». Lega e Pd? «Pacifisti della domenica». In quale gruppo finiremo a Bruxelles? «Sarà una sorpresa». In queste ultime ore di campagna elettorale Giuseppe Conte non si trattiene. Mentre prepara l’ultimo comizio per le europee a Palermo, considerata una roccaforte grillina, il presidente 5S ostenta un certo ottimismo: «Saremo decisivi per gli equilibri della prossima Commissione europea».
Ospite di Speciale Europee, il videoforum di Repubblica con Metropolis in vista del voto di domani e domenica, l’ex premier ne ha per tutti: «I leader che si candidano senza andare a Bruxelles commettono una truffa, è un malcostume adottato da Meloni e non solo». Per la presidente del Consiglio riserva il commento più severo: «Incapace di governare, le abbiamo consegnato una Ferrari ma non sa guidarla, è ora di cambiare autista».
Il tema che più gli sta a cuore è la guerra, o meglio la pace, tanto da avere inserito la parola come hashtag nel simbolo del Movimento. In studio, con Francesco Bei e Gerardo Greco, Conte però fa distinzioni: «Il Pd è pieno di turbo-atlantisti e candida Tarquinio, ma a che serve?»; la Lega di Matteo Salvini «non è credibile» perché «predica pacifismo a tutta birra e poi manda le armi»; Forza Italia e i meloniani idem. I 5S, è il sunto del ragionamento, rimangono «l’unica forza che si oppone alla follia bellicista», anche se, giura, «non scioglierei la Nato». Per Giuseppe Conte «stiamo andando verso la terza guerra mondiale». Così, dall’Ucraina a Israele, la sostanza non cambia. Su Gaza l’ex premier è molto critico con il governo Meloni, colpevole di non opporsi a Netanyahu per «assonanza politica con l’ultradestra israeliana».
Europee, i videoforum di Repubblica. Conte: "Salvini e il Pd? Noi non siamo pacifisti della domenica" (la clip)
Per tutti questi ragionamenti, in Europa il voto degli eletti pentastellati andrà a chi sostiene la pace e dice no all’austerity. «Quindi non a Ursula von der Leyen», chiedono in studio: «Nel 2019 — premette Conte — l’ho votata e non mi sono pentito, ma ora è passata dalla transizione ecologica a quella militare». Insomma, la commissaria uscente «non verrà riproposta» dai 5S. Il nome giusto non è nemmeno quello di Mario Draghi che, dice citando lo stesso ex banchiere centrale, «il lavoro se lo trova da solo». La discussione passa dall’Italia all’Europa e ritorna a Roma, dove Meloni «dimostra di non tollerare il dissenso»: «Nel governo — dice Conte — ci sono pulsioni autoritarie». Si riferisce alle proteste degli studenti, finite come a Pisa a manganellate.
Pandemia i ricordi di Conte: "All'inizio pensai: 'qui moriremo tutti' "
Il tono dello scontro con Meloni è rimasto alto durante tutta la sua campagna elettorale. Conte si è spostato molto tra Roma e il Sud Italia. Bari, Napoli, la Calabria: l’ex premier ha battuto i territori più vicini al sentire grillino, provando a compattare il consenso degli orfani del Reddito di cittadinanza e andando lì dove crescono le diseguaglianze. Sul piano economico il Paese sta rallentando: «La crescita torna allo zero virgola — rimprovera Conte — e intanto Meloni toglie il Reddito di cittadinanza per far cassa sui poveri». La “patriota”, come lui chiama Meloni, è nel suo mirino: «Ci sta mettendo in braghe di tela», ha detto due sere fa, chiudendo la campagna a Roma, in uno show al teatro Brancaccio affollato da più di mille spettatori. Lì, il leader 5s, solo sul palco, vestito di scuro, in una posa che ricordava un po’ Steve Jobs e un po’ il Beppe Grillo dei tempi andati, con tablet in mano e videowall alle spalle, ha smontato «la favola dell’underdog» di Meloni. E ha insistito sui dati economici: dall’aumento dei part-time a quello dei cassintegrati, l’ex premier è sicuro che presto il popolo si renderà conto della «propaganda menzognera» di Fratelli d’Italia sull’occupazione. Un governo serio «toglie ai ricchi per dare ai poveri». Lei fa il contrario, è la sintesi.
Davanti a questo quadro così precario ci vorrebbe un’opposizione forte, unita. La parola «campo largo» non appassiona il presidente Conte, che però con Schlein e il Pd assicura che si misurerà «con lealtà» ma pretendendo (e garantendo) «rispetto», nel dialogo in vista delle prossime tornate elettoral. Magari con l’aiuto di un federatore, anche se «io ed Elly non siamo bambini e non abbiamo bisogno di un mentore».
GUARDA L’INTEGRALE
Europee, i videoforum di Repubblica: incontro con Giuseppe Conte (integrale)