Lollobrigida rimuova adesso il suo portavoce, se Signorelli non avrà la decenza di dimettersi
di Carlo BoniniIl ministro Francesco Lollobrigida con il suo portavoce Paolo Signorelli
Paolo Signorelli non può e non deve restare un minuto di più nel ministero dove viene pagato con denaro pubblico e dove sciaguratamente lo ha voluto un ministro, Francesco Lollobrigida, che, ancora lo scorso 25 aprile ha avuto il coraggio e lo stomaco di spiegarci perché non può dirsi antifascista (leggendo la chat del suo portavoce sarà chiaro a tutti il perché).
Paolo Signorelli deve dimettersi e deve chiedere pubblicamente scusa per le ignobili frasi antisemite con cui ghignava in chat con Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik”. E un secondo dopo, deve spiegare di che sostanza fosse fatto il rapporto di amicizia tra lui e il boss albanese Elvis Demce, della cui assoluzione gioiva.
Se Paolo Signorelli non avrà la decenza e l’onore (il sostantivo dovrebbe suonargli familiare) di lasciare subito, dovrà imporglielo, per altrettanta decenza, il ministro Lollobrigida, magari spiegando con l’occasione perché lo ha voluto accanto a sé come suo portavoce. E se neanche Lollobrigida trova…
Paolo Signorelli non può e non deve restare un minuto di più nel ministero dove viene pagato con denaro pubblico e dove sciaguratamente lo ha voluto un ministro, Francesco Lollobrigida, che, ancora lo scorso 25 aprile ha avuto il coraggio e lo stomaco di spiegarci perché non può dirsi antifascista (leggendo la chat del suo portavoce sarà chiaro a tutti il perché).
Paolo Signorelli deve dimettersi e deve chiedere pubblicamente scusa per le ignobili frasi antisemite con cui ghignava in chat con Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik”. E un secondo dopo, deve spiegare di che sostanza fosse fatto il rapporto di amicizia tra lui e il boss albanese Elvis Demce, della cui assoluzione gioiva.
Se Paolo Signorelli non avrà la decenza e l’onore (il sostantivo dovrebbe suonargli familiare) di lasciare subito, dovrà imporglielo, per altrettanta decenza, il ministro Lollobrigida, magari spiegando con l’occasione perché lo ha voluto accanto a sé come suo portavoce. E se neanche Lollobrigida trovasse la forza e la dignità di procedere (o non potesse, perché al sangue e al cuore nero non si comanda), dovrà farlo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con buona pace dei “penati” neofascisti di cui è affollato l’album di famiglia del partito che ha fondato. A cominciare dal nonno di Signorelli (Paolo senior, già tra i fondatori di Ordine Nuovo). Non è difficile. Ma, soprattutto, è urgente.