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Meloni ora teme il fattore astensione: “Mi servono i voti per essere forte”

(ansa)
La premier da Vespa: “Sarà un referendum, le Europee sono strane ma non sono preoccupata per me”. Il fuorionda: “folli” le nuove regole sulla par condicio
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ROMA — «Sono lucida? Sono lucida?». Col microfono aperto, ma non ancora in onda, Giorgia Meloni si è appena accomodata nel salotto catodico di Bruno Vespa, ultima tornata di interviste prima delle Europee che, ripete a Porta a Porta, «saranno un referendum». Problemi di cerone, per la premier. Con la truccatrice, che subito scatta col tampone del make up, evoca il Cavaliere: «Vedete perché io sono più di Berlusconi?». Poi il giornalista-patron della “Terza Camera” la istruisce sui paletti rigidi della par condicio: davanti alle telecamere, spiega Vespa, ci sono due cronometri, uno per la presidente del Consiglio, uno per la leader di FdI. «È una follia... - replica Meloni - E che succede se mi impiccio e dò risposte di partito sulle domande di governo? Sto un po’ impazzendo». E dire che le regole le ha vidimate la sua maggioranza.

Quando la lucina rossa si accende, la premier torna sui cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. Spesso sulla difensiva, dal pacchetto anti-…

ROMA — «Sono lucida? Sono lucida?». Col microfono aperto, ma non ancora in onda, Giorgia Meloni si è appena accomodata nel salotto catodico di Bruno Vespa, ultima tornata di interviste prima delle Europee che, ripete a Porta a Porta, «saranno un referendum». Problemi di cerone, per la premier. Con la truccatrice, che subito scatta col tampone del make up, evoca il Cavaliere: «Vedete perché io sono più di Berlusconi?». Poi il giornalista-patron della “Terza Camera” la istruisce sui paletti rigidi della par condicio: davanti alle telecamere, spiega Vespa, ci sono due cronometri, uno per la presidente del Consiglio, uno per la leader di FdI. «È una follia... - replica Meloni - E che succede se mi impiccio e dò risposte di partito sulle domande di governo? Sto un po’ impazzendo». E dire che le regole le ha vidimate la sua maggioranza.

Quando la lucina rossa si accende, la premier torna sui cavalli di battaglia della sua campagna elettorale. Spesso sulla difensiva, dal pacchetto anti-liste d’attesa varato senza un euro, al fisco, al patto con l’Albania contestato come maxi spot. Seguono attacchi all’Ue sull’assegno unico per gli extracomunitari, alla sinistra «immigrazionista», ai «giudici che ci smontano le cose». Non una parola, invece, sui vescovi, nonostante il cardinale Pietro Parolin, poco prima avesse difeso la Cei: «È libera di esprimere le sue opinioni». Zero pure sulle alleanze in Europa. In mattinata, a Open, aveva solo ribadito di avere «stima e punti in comune con Marine Le Pen».

(ansa)

Ma il passaggio chiave, che racconta bene quale sia il clima (e quali siano i timori) dentro FdI a quasi 24 ore delle urne, è l’appello agli elettori. «Ho bisogno che i cittadini non si girino dall’altra parte, a me serve essere forte», dice Meloni. È lo stesso chiodo su cui aveva battuto a piazza del Popolo, sabato scorso, nell’unico comizio di questa corsa per Bruxelles.

«Ogni croce sul simbolo di FdI - insiste da Vespa, senza vannaccismi sulla X Mas - la utilizzerò per portare a casa risultati». Fuori dallo studio, prima di rimontare sull’auto blu, la premier confessa di essere allarmata per la partecipazione al voto di domani e domenica: «Sono sempre preoccupata per l’affluenza. Le Europee sono elezioni strane. Ma non sono preoccupata per il mio risultato. Vediamo come va». Altro indizio di come in FdI abbiano abbandonato i pronostici ipertrionfalistici di un paio di mesi fa: al Parco dei Principi, l’albergo prenotato dai Fratelli per la notte elettorale, non è detto che Meloni comparirà: «Ci sarò? Vediamo...», risponde la premier. Comunque finisca, sia il voto per l’Ue che l’altra scommessa, il referendum sul premierato, la presidente del Consiglio conferma da Vespa di non avere intenzione di traslocare da Palazzo Chigi anzitempo: «Se perdo il referendum, non me ne vado. Voglio arrivare alla fine di questi 5 anni. Sto scalando la classifica di durata dei governi, ora sono 13esima. Se arrivo a Natale, divento sesta».

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