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“Bombarolo guerrafondaio”, “criminale”: gli insulti di Salvini a Macron e sui social si scatena "la Bestia" alla vigilia del voto

(ansa)

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Il ministro e il vicepremier sembra tornato a dieci anni fa quando straparlava della qualsiasi senza curarsene troppo. Ribadisce il suo no all'invio di armi offensive per l'Ucraina. Nel mirino anche Stoltenberg
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«Mettiti l’elmetto, vai a combattere e non rompere le palle», «bombarolo guerrafondaio», «pericoloso», «lo vedo instabile», «criminale»: eccoli qua i fuochi d’artificio di Matteo Salvini in piena trance da campagna elettorale, che quasi uno si dimentica di essere anche ministro nonché vicepresidente del Consiglio. Il leader della Lega insulta in libertà il presidente francese Emmanuel Macron, non curandosi troppo di rischiare l’incidente diplomatico. Davanti al quale sarebbero comunque affari della premier Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri e altro vicepremier, Antonio Tajani. Un altro con il quale, nonostante l’alleanza di governo, è stata tutta una sportellata data e ricevuta in questi ultimi giorni a ridosso del voto.


La posta in gioca è alta. Tra un rinnovato invito a votare il generale sospeso dall’esercito Roberto Vannacci e l’altro, Salvini si dice sicuro: «Se l’aria è quella che sento la Lega sarà la grande vincitrice di queste Europee». Cosa voglia dire “vincitrice” n…

«Mettiti l’elmetto, vai a combattere e non rompere le palle», «bombarolo guerrafondaio», «pericoloso», «lo vedo instabile», «criminale»: eccoli qua i fuochi d’artificio di Matteo Salvini in piena trance da campagna elettorale, che quasi uno si dimentica di essere anche ministro nonché vicepresidente del Consiglio. Il leader della Lega insulta in libertà il presidente francese Emmanuel Macron, non curandosi troppo di rischiare l’incidente diplomatico. Davanti al quale sarebbero comunque affari della premier Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri e altro vicepremier, Antonio Tajani. Un altro con il quale, nonostante l’alleanza di governo, è stata tutta una sportellata data e ricevuta in questi ultimi giorni a ridosso del voto.


La posta in gioca è alta. Tra un rinnovato invito a votare il generale sospeso dall’esercito Roberto Vannacci e l’altro, Salvini si dice sicuro: «Se l’aria è quella che sento la Lega sarà la grande vincitrice di queste Europee». Cosa voglia dire “vincitrice” non è ben chiaro: il 34 per cento della Lega del 2019 sembra parecchio lontano e i sondaggi prevedono un quarto di quella percentuale. Ma per il “Capitano” sarebbe già buono tenersi sopra Forza Italia, confermandosi secondo partito della coalizione. Per arrivare all’obiettivo, non scontato ritrovandosi alla guida di un partito che ormai lo sopporta a fatica, Salvini ha scelto di affidarsi allo spirito della vecchia Bestia, cioè di di quando in felpa e orecchino straparlava della qualsiasi, tra comizi e social. Stesso stile del talismano Vannacci, ieri ospite dell’Aria che Tira, dove si è presentato con la maglietta “fate una decima”, omaggio alla tanto cara ai neofascisti X Mas, sciorinando il solito repertorio di gaffe (tipo dimostrando di non conoscere l’inno europeo) e provocazioni.

Salvini invece era a Milano — dove voterà oggi alle 15 al solito seggio di via Martinetti — per un giro elettorale in viale Padova con in testa la pasionaria Silvia Sardone in cerca di rielezione, una cinquantina tra militanti e curiosi a seguirlo. «Se per pressioni burocratiche francesi qualcuno sta pensando di buttare a mare migliaia di lavoratori e condannare la compagnia di bandiera italiana a un destino incerto e di licenziamenti, sarebbe un atto ostile nei confronti dell’Italia e non staremo a guardare», dice Salvini riferendosi al possibile accordo tra Ita e Lufthansa. Poi ribadisce il suo no all’invio di armi offensive per Kiev: «Non manderemo nessun proiettile italiano per colpire in Russia e nessun militare italiano a combattere in Ucraina». A essere “criminale”, secondo il segretario federale del Carroccio, non è solo Macron ma anche il segretario della Nato Jens Stoltenberg: «Quando uno ipotizza di bombardare e uccidere in Russia, è un criminale». Un “pacifismo” di comodo, più che altro legato al rapporto di (passata?) amicizia con Vladimir Putin. Tajani si limita alle punture di spillo: «Capisco i toni da campagna elettorale per recuperare voti. Io sono ministro degli Esteri, non posso usare parole volgari nei confronti di un presidente di un altro Stato». Tutto normale o quasi, insomma. «Mi pare che Salvini faccia fatica a inventarsi qualcosa per emergere», ironizza la segretaria del Pd Elly Schlein. Il presidente del M5S, Giuseppe Conte, ricorda che il leader leghista «ha sostenuto tutti gli invii di armi in Italia e in Europa, quindi fa finta di battersi per la pace».


Dopodiché, sparate da fotofinish elettorale a parte, nel Carroccio da giorni si parla molto della tentazione di Umberto Bossi (voterà anche lui a Milano, ma domani, la sua residenza è ancora in via Bellerio): cioè non barrare l’Alberto da Giussano ma dare la propria preferenza ad un ex, legatissimo alla famiglia. Ovvero Marco Reguzzoni, candidato con Fi in quota “Forza Nord”, la corrente guidata da Flavio Tosi tornata ad evocare il “sindacato del nord”. Di sicuro c’è che personalità ancora oggi vicinissime al Senatur hanno pubblicamente appoggiato Reguzzoni in questa campagna elettorale: da Giuseppe Leoni a Giancarlo Pagliarini. Il fondatore, a cui il partito ha tagliato i collaboratori, non ha commentato. Ma è un silenzio che fa rumore e nel segreto dell’urna, di fronte a una Lega più camicia nera che verde, tutto diventa possibile.

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