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Tajani avverte gli alleati: “Un governo Ue va fatto. Se serve, con i socialisti”

In treno a Napoli per l’euforica chiusura FI tra balli, cori e canzonette: “Berlusconi ci guarda, non sono il suo erede. Supereremo la Lega”
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NAPOLI — È molto più divertente quello che racconteremo dopo, ma precedenza alla politica. Antonio Tajani è seduto nella carrozza numero uno del Frecciarossa Roma-Napoli, ribattezzato “Treno azzurro”. Il ministro sta festeggiando con una torta al cioccolato la nascita della nipotina (a lei e al fratellino ha regalato la divisa della Juve), ma anche il compleanno del deputato Paolo Emilio Russo, che ha immolato la festa per il comizio finale.

Chiediamo al leader di Forza Italia: in Europa non è inevitabile l’accordo con i socialisti, anche se Lega e Fratelli d’Italia continuano a dire che non si farà? Non sono i numeri a imporlo? Tajani annuisce e risponde: «Io gliel’ho spiegato come funziona a Bruxelles… Non si può ritornare a votare, un governo europeo bisogna comunque farlo. Non siamo mica a Palazzo Chigi o nel Parlamento italiano. Cinque anni fa, sono stato io a chiamare Salvini e dirgli: non può essere il socialista Timmermans il presidente della Commissione. Lui ha chiamato Conte…

NAPOLI — È molto più divertente quello che racconteremo dopo, ma precedenza alla politica. Antonio Tajani è seduto nella carrozza numero uno del Frecciarossa Roma-Napoli, ribattezzato “Treno azzurro”. Il ministro sta festeggiando con una torta al cioccolato la nascita della nipotina (a lei e al fratellino ha regalato la divisa della Juve), ma anche il compleanno del deputato Paolo Emilio Russo, che ha immolato la festa per il comizio finale.

Chiediamo al leader di Forza Italia: in Europa non è inevitabile l’accordo con i socialisti, anche se Lega e Fratelli d’Italia continuano a dire che non si farà? Non sono i numeri a imporlo? Tajani annuisce e risponde: «Io gliel’ho spiegato come funziona a Bruxelles… Non si può ritornare a votare, un governo europeo bisogna comunque farlo. Non siamo mica a Palazzo Chigi o nel Parlamento italiano. Cinque anni fa, sono stato io a chiamare Salvini e dirgli: non può essere il socialista Timmermans il presidente della Commissione. Lui ha chiamato Conte e poi c’è stato un accordo su Ursula. Ma questo è stato possibile facendo una maggioranza con i socialisti». E dunque, il matrimonio si rifarà, come assicurano tutti i sondaggi finora conosciuti. Passa qualche minuto e il treno approda a Napoli. Tutti in taxi fino a piazza Matteotti (per chi se lo chiedesse: sì, l’hanno scelta apposta). Da lì in poi, un caos creativo si impossessa di Forza Italia.

È una compagnia cubista e pazzerella. Un po’ festa del liceo, un po’ avventure del mondo. Però si divertono. In stazione accolgono Tajani con bandiere e un coretto da stadio, «un segretario, c’è solo un segretario!». Un nativo con la valigia non riesce a passare e la chiude con un “chivemmuort’”.

Diciamolo: è la prima volta senza il Cavaliere. Lo ricordano con un coro, «Silvio, Silvio». Ne parla il leader dal palco, «a lui, che ci guarda dall’alto dedico questa giornata, e io non posso essere il suo erede». Ma la transizione fotografica è ormai compiuta: il faccione a colori del ministro degli Esteri è stampato sul fac-simile del biglietto del treno e sulle magliette. E d’altra parte, un anno fa questa era come un’azienda con un passato glorioso ormai in liquidazione. Potere degli astri, forza della rabbia sovranista, miracolo di Matteo Salvini, fatto sta che Tajani spera di riportare in doppia cifra Forza Italia: «Il dieci per cento resta il mio obiettivo. E sì, certo: provare a superare a Lega».

(ansa)

Dicevamo del treno e della piazza: c’è di tutto. A bordo del Frecciarossa governa il traffico l’assessore nel Lazio Luisa Regimenti. Un militante dell’ex V Municipio saluta il leader e dice seriamente: «Sei il nostro Robert De Niro», prima di prendersela con un «cornuto che è passato con il Pd!». A bordo palco, le casse sparano “Sinceramente” di Annalisa, poi “Felicità” di Al Bano, poi Angelina Mango e Francesco De Gregori, passando per Antonello Venditti. Quindi il sax e la musica napoletana con Erminio Sinni e Serena Autieri che canta Pino Daniele (in passato ha inciso la versione italiana di Elsa in Frozen, anche se quella in inglese resta francamente irraggiungibile). Fatto sta che danzano tutti. Dieci signore provano un balletto sincronizzato sotto le transenne, vestite di tricolore e come se non ci fosse un domani. Si scatenano anche i ministri, Licia Ronzulli e Letizia Moratti.

È l’euforia del reduce, la scintilla dei sopravvissuti. I berlusconiani senza Silvio Berlusconi si godono l’attimo. «In effetti – sostiene soddisfatto il ministro - il nostro popolo è cambiato». Un anno fa, il partito era come una storia finita: chiuso, finito, senza speranza. A un giorno dalle Europee, Antonio Tajani ripete un obiettivo a due cifre e insiste: «Possiamo superare Salvini». E su un suo eventuale futuro al vertice delle istituzioni europee, parlando al forum dell’Ansa, aggiunge: «Sono lusingato, ma è giusto restare dove sono».

Prima di chiudere, Tajani cita alcuni eroi antimafia e saluta tutti i governatori azzurri. Ovazione per il calabrese Roberto Occhiuto, che si è fatto quattro ore e mezzo di treno da Lamezia Terme con una falange che ha riempito mezza piazza. A fine giornata risuona “Azzurra libertà”, ultimo omaggio ai tempi andati. Non può che seguire “I migliori anni della nostra vita”. Il treno riparte alle 20.30 da Napoli Centrale.

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