Europee, Schlein supera l’esame: “Il Pd cresce più di tutti”
Il vento era girato nelle ultime settimane, quando le piazze piene e l’entusiasmo suscitato da Elly Schlein in giro per l’Italia avevano segnalato un clima di ritrovata fiducia intorno al Pd. Nessuno però si aspettava un risultato così, sopra il 24%, da tutti alla vigilia ritenuto impossibile. Almeno fino alla prima proiezione, allorché ciò che nessuno osava sperare assume, col passar delle ore, le sembianze di «un successo straordinario», certificherà a notte la segretaria, «siamo il partito che cresce di più dalle Politiche, la distanza da Giorgia Meloni si restringe».
Merito di «una campagna palmo a palmo e di una squadra forte e plurale», insiste la leader dem, «che ci impegna ancora di più a costruire l’alternativa». Partendo da un dato che nessuno può più confutare: «Il voto per le forze di opposizione supera quello per le forze di governo».
Non lo dice Schlein ma pure per lei quel 24,5% al Pd sa di incredibile. La bellezza di cinque punti in più rispetto al 2022; quasi due…
Il vento era girato nelle ultime settimane, quando le piazze piene e l’entusiasmo suscitato da Elly Schlein in giro per l’Italia avevano segnalato un clima di ritrovata fiducia intorno al Pd. Nessuno però si aspettava un risultato così, sopra il 24%, da tutti alla vigilia ritenuto impossibile. Almeno fino alla prima proiezione, allorché ciò che nessuno osava sperare assume, col passar delle ore, le sembianze di «un successo straordinario», certificherà a notte la segretaria, «siamo il partito che cresce di più dalle Politiche, la distanza da Giorgia Meloni si restringe».
Merito di «una campagna palmo a palmo e di una squadra forte e plurale», insiste la leader dem, «che ci impegna ancora di più a costruire l’alternativa». Partendo da un dato che nessuno può più confutare: «Il voto per le forze di opposizione supera quello per le forze di governo».
Non lo dice Schlein ma pure per lei quel 24,5% al Pd sa di incredibile. La bellezza di cinque punti in più rispetto al 2022; quasi due lunghezze sopra le precedenti Europee, a lungo ritenute impossibili da raggiungere. Ecco perché quando il primo exit poll svela una forchetta che vola ancora più in alto, la cerchia ristretta riunita al Nazareno tira un sospiro di sollievo. Al netto delle cautele dovute al margine di errore, «abbiamo fatto l’impresa», esultano i fedelissimi di Schlein. Specie se si considera che, rispetto a cinque anni fa, Renzi e Calenda erano dentro. E da allora il Pd ha perso quasi tutte le elezioni in calendario.
Non è l’unico motivo di soddisfazione. A notte, la distanza da FdI si è assottigliata. «A dimostrazione che la polarizzazione ha funzionato», ragionano i capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia, il senatore Antonio Misiani e il governatore Stefano Bonaccini, sbarcati alla spicciolata nel quartier generale insieme al sindaco di Roma Roberto Gualtieri. E se pure l’onda nera salita da Francia e Germania fa rabbrividire, «qui in Italia siamo riusciti ad arginarla», si congratulano i dirigenti dem. Addirittura in tripudio per i dati delle città: Bergamo e Cagliari vinte al primo turno, Perugia quasi, mentre a Bari e a Firenze il vantaggio sulla destra appare incolmabile, a compensare la sconfitta in Piemonte «che però era attesa».
Un successo. Confermato dall’arrivo della segretaria: doveva far capolino dopo la prima proiezione calcolata sui voti veri, ma tutte le stime concordano sull’ottima performance del Pd e lei ha deciso di anticipare. Portando con sé la chitarra, come aveva promesso. Per ingannare l’attesa e godersi la serata insieme ai suoi. Riformisti inclusi. Che almeno per una volta non hanno nulla da ridire. Anzi. «Si profila un risultato molto significativo, frutto di un grande lavoro di squadra guidato dalla segretaria, che si è spesa con grande generosità accanto alle candidate e ai candidati del Pd», si rallegra Alessandro Alfieri, responsabile Riforme per conto dell’area Bonaccini. «Quando la nostra comunità lavora così, nessun traguardo è irraggiungibile. Un bel segnale anche per Bruxelles, dove la delegazione del Pd avrà un ruolo importante per arginare le forze di destra che avanzano al grido di meno Europa».
Certo, l’astensionismo è una ferita che brucia. E il dato dei grillini potrebbe portare nuove burrasche. Ma ci si penserà domani. Stanotte c’è spazio solo per gioire. «Noi avevamo detto che sopra il 20 sarebbe stato un risultato positivo», gongola il responsabile Organizzazione Igor Taruffi, e poiché «verrà superato il dato del 2019, quando dentro c’erano anche Renzi e Calenda», è chiaro che si tratta di un trionfo. «E c’è pure un altro elemento rilevante: le forze progressiste insieme sfondano quota 40%. Se sommiamo anche Azione e Iv, i partiti di opposizione sono avanti a quelli della coalizione di governo». Tanto più che «la distanza tra Pd e FdI si è ridotta», incalza Boccia, «e questo dimostra che in Italia un’alternativa c’è». Per questo ora è il tempo dell’unità, di mettersi tutti seduti intorno a un tavolo per costruire un campo in grado di battere le destre. A patto di volerlo. «Gli elettori premiano la chiarezza: o si sta da una parte o si sta dall’altra», avverte Braga: «Lo dico agli amici Renzi e Calenda». Che adesso devono scegliere. Mentre Schelin si gode il successo, pronta a contare pure oltreconfine: «A livello europeo non è possibile alcuna maggioranza senza il gruppo S&D», si compiace la segretaria dem, in attesa di verificare se «saremo la prima o la seconda delegazione dentro il Pse».