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Il Pd vince nelle città, supera le Ztl: sindaci e nuove leve trainano il partito

I dem

 (ansa)
La rimonta di una generazione giovane, che si racconta come “collettivo”. Aumentano i voti anche nelle aree interne e così ora i dem puntano a riprendersi l’Umbria
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ROMA – È una vittoria del collettivo, è l’avanzata di una nuova generazione. Al contrario dell’exploit di Fratelli d’Italia, figlio soprattutto del trionfo personale di Giorgia Meloni, l’impennata della principale forza d’opposizione — l’unica insieme ad Avs ad aumentare i voti in termini assoluti — è frutto di una combo ben congegnata. «Una campagna condotta palmo a palmo», rivendica Elly Schlein, che dopo tanto tempo ha visto i Democratici tornare «nelle piazze, nei luoghi di lavoro e di cura», a mietere consensi nelle periferie del Paese, non solo nelle città, rivelatesi comunque decisive ai fini del risultato finale. Unita a «una squadra forte e plurale», riconosce l’inquilina del Nazareno, distribuendo equamente i meriti di uno «straordinario successo» che nessuno, forse neppure lei, si aspettava. E poco importa che Stefano Bonaccini, sfiorando le 390mila preferenze nel Nordest, abbia fatto meglio della segretaria. È il team che conta. E chi lo guida ancora di più.

Se in fon…

ROMA – È una vittoria del collettivo, è l’avanzata di una nuova generazione. Al contrario dell’exploit di Fratelli d’Italia, figlio soprattutto del trionfo personale di Giorgia Meloni, l’impennata della principale forza d’opposizione — l’unica insieme ad Avs ad aumentare i voti in termini assoluti — è frutto di una combo ben congegnata. «Una campagna condotta palmo a palmo», rivendica Elly Schlein, che dopo tanto tempo ha visto i Democratici tornare «nelle piazze, nei luoghi di lavoro e di cura», a mietere consensi nelle periferie del Paese, non solo nelle città, rivelatesi comunque decisive ai fini del risultato finale. Unita a «una squadra forte e plurale», riconosce l’inquilina del Nazareno, distribuendo equamente i meriti di uno «straordinario successo» che nessuno, forse neppure lei, si aspettava. E poco importa che Stefano Bonaccini, sfiorando le 390mila preferenze nel Nordest, abbia fatto meglio della segretaria. È il team che conta. E chi lo guida ancora di più.

Se in fondo ad anni di magra il Pd è riuscito a centrare un rotondo 24%, a uscire dalle asfittiche Ztl dov’era rimasto confinato, lo si deve a quella «felice combinazione che ha messo insieme la leadership giovane, energica di Schlein, con la forza, l’autorevolezza dei candidati dei territori, i sindaci innanzitutto», si congratula Dario Nardella, campione nella circoscrizione centrale. «Un asse che può rappresentare il cuore di un partito che, con queste elezioni, volta pagina», spiega l’ormai ex primo cittadino di Firenze: «Sancisce l’avanzata di una nuova classe dirigente, anche sotto il profilo generazionale, e comincia a guardare con fiducia ai prossimi appuntamenti». Le regionali in Umbria ed in Emilia Romagna, per iniziare, in calendario il prossimo autunno. Per poi proseguire, nella prima metà del 2025, con la Campania e il Veneto.

Tutte, a eccezione di quest’ultimo, alla portata del centrosinistra. Almeno stando all’esito sia delle Europee, sia delle amministrative, in entrambi i casi trainato dalla valanga di voti ottenuti — specie nei centri urbani — dal Pd. Il quale, conquistando o confermandosi primo partito in una sequenza impressionante di capoluoghi, diventa ora il perno e il motore dell’alternativa alla maggioranza di governo. Basta guardare il record di Bari dove, grazie all’effetto Decaro che da solo ha sfiorato il mezzo milione di preferenze, i Dem sono volati al 50%, strappando ai 5Stelle l’oro dei più votati al Sud. A Bologna sono schizzati al 41,1, a Milano al 31,3, a Genova hanno superato il 31, a Torino il 29,8, a Napoli il 26,6. Un quadro che fa il paio con le comunali. Rispetto alla precedente tornata, il campo largo prende al primo turno Cagliari (a FdI) e Pavia (alla Lega), tiene Bergamo, Modena, Reggio Emilia, Cesena, Carpi, Prato e Livorno. Ed è in vantaggio a Sassari, ma soprattutto a Perugia, sin qui governate dal centrodestra.

Un test, quello nella città del cioccolato, fondamentale per le regionali umbre. Non solo la candidata sindaca, Vittoria Ferdinandi è espressione di tutto il centrosinistra, ma corre sotto le insegne della stessa coalizione che a ottobre proverà a espugnare il regno della salviniana Donatella Tesei. Probabilmente con un’altra prima cittadina, quella di Assisi Stefania Proietti, già testata con ottimi risultati. Mentre in Emilia Romagna, per la successione a Bonaccini, è corsa a due fra l’assessore Vincenzo Colla e Michele De Pascale, primo cittadino di Ravenna. Tutta gente di territorio, fortissima nel consenso, che oltretutto potrà contare sul traino di queste ultime elezioni in cui il Pd è uscito dalle famose Zone a traffico limitato per sfondare negli angoli più remoti del Paese. L’Umbria, infatti, è una grande area interna: tolte Perugia e Terni, è composta da una miriade di paesini dove il partito di Schlein è andato molto bene. Come pure nell’Emilia devastata dal cambiamento climatico, dove ha fatto il pieno sia nei comuni di montagna piegati dalle frane, sia in quelli alluvionati: da Modigliana a Castel Bolognese (entrambi con picchi del 70%) passando per Conselice, il Pd non ha avuto rivali. Cresciuto nell’intera regione sino al 36,1% nel voto delle Europee, ben otto punti in più rispetto alle Politiche.

Certo, da risolvere resta sempre il nodo delle alleanze, che questo weekend elettorale ha se possibile complicato. «Il crollo dei centristi e del M5S potrebbe rendere più difficile la costruzione di una coalizione solida», mormorano i dirigenti dem riuniti al Nazareno. Ma la segretaria è ottimista: si riparte dai temi concreti — salario minimo, sanità pubblica, no ad autonomia differenziata e premierato — sui quali riprendere il dialogo fra le opposizioni in Parlamento. Contando sulla sponda dei rossoverdi, forse più determinati di lei ad allargare il campo. Perché — e il successo di Pd e Avs sta lì a dimostrarlo — le divisioni non pagano: «Noi non mettiamo veti, ma non intendiamo più subirne» taglia corto Schlein a sera. «Quel tempo è finito». A buon intenditor poche parole.

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