Fuori Renzi-Bonino e Calenda: la corsa dei centristi finisce lontana dal quorum. L’ex premier: “Assurdo rompere il terzo polo”
di Giovanna CasadioMatteo Renzi
(ansa)Roma È stato un risultato al cardiopalma per la lista Stati Uniti d’Europa, che le proiezioni del consorzio Opinio per la Rai danno in bilico al 3,9% ma lo spoglio dice anche meno. Tanto che Matteo Renzi passa dall’ottimismo alla prudenza. La dichiarazione che era pronto a fare slitta, perché non ci sono certezze. Che arrivano poco prima delle 4. “E’ andata male”. Niente quorum per la lista Bonino-Renzi, come anche Calenda che è restato lontano dall’asticella che consente di andare a Strasburgo: è fuori.
I numeri mostrano che, comunque vada, la divisione dei riformisti è stata una pessima idea. Una sconfitta complessiva.
Carlo Calenda vota al suo seggio.
Si passa dall’ottismo al delusione. Renzi aveva twittato: “Sarà una lunga notte aspettando il responso delle urne. Però il dato degli altri Paesi conferma che avere dato vita alla lista Stati Uniti d’Europa sia stata una scelta poli…
Roma È stato un risultato al cardiopalma per la lista Stati Uniti d’Europa, che le proiezioni del consorzio Opinio per la Rai danno in bilico al 3,9% ma lo spoglio dice anche meno. Tanto che Matteo Renzi passa dall’ottimismo alla prudenza. La dichiarazione che era pronto a fare slitta, perché non ci sono certezze. Che arrivano poco prima delle 4. “E’ andata male”. Niente quorum per la lista Bonino-Renzi, come anche Calenda che è restato lontano dall’asticella che consente di andare a Strasburgo: è fuori.
I numeri mostrano che, comunque vada, la divisione dei riformisti è stata una pessima idea. Una sconfitta complessiva.
Carlo Calenda vota al suo seggio.
Si passa dall’ottismo al delusione. Renzi aveva twittato: “Sarà una lunga notte aspettando il responso delle urne. Però il dato degli altri Paesi conferma che avere dato vita alla lista Stati Uniti d’Europa sia stata una scelta politicamente coraggiosa e culturalmente sfidante. Siamo a un bivio o l’Europa cambia o muore. E basta dare un’occhiata a quello che sta avvenendo in Francia o Germania per rendersi conto di quanto urgente e grave sia la sfida. Vedremo se i i cittadini avranno premiato la nostra scelta consentendoci di rappresentarli a Strasburgo. Attendiamo col sorriso di una scelta coraggiosa”.
Poi ha affidato la sua reazione a un lungo post su X in cui ha attaccato l’ex compagno di terzo polo, Carlo Calenda. “Sul risultato italiano pesa l’assurda rottura del Terzo Polo: potevamo avere sette parlamentari europei riformisti, insieme. E invece sono zero. Che follia”.
Calenda invece tace: «Da sempre, in qualsiasi competizione elettorale che siano le politiche, le amministrative, le europee, io alle 22 e 30 vado a dormire e mi sveglio alle 7. Quindi non avrò nulla da dire, neppure saprò come è andata. Al risveglio, a risultati consolidati, ne riparliamo». Il momento della verità però è arrivato nel duello del fu Terzo polo. Racconta di un flop.
E tutto precipita in fretta. Renzi aveva deciso di privilegiare il ruolo di padre, rimanendo a Firenze a festeggiare in famiglia i 18 anni della figlia Ester. Cambia idea repentinamente. Sia perché all’inizio sembra che la lista Stati Uniti d’Europa ce l’abbia fatta, ma soprattutto perché una onda nera attraversa una parte del continente e ha travolto Macron. I macroniani d’Italia, appunto gli ex terzopolisti ora separati e in competizione tra di loro, hanno di che preoccuparsi.
Calenda mantiene la tabella di marcia, dedicando gli ultimi scampoli di giornata, prima del riposo, alla figlia più piccola appena tornata da una gita. Del resto, a proposito di specularità, i due leader riformisti si sono presentati nei rispettivi seggi con i figli al primo voto: Ester Renzi e Giulio Calenda, neo diciottenni. I genitori rivendicando il valore dell’europeismo, entrambi per una maggioranza Mario, s’intende Draghi, e tuttavia separati e in conflitto.
«Speculari? Può darsi, ma io spero di essere la persona più distante da Renzi sotto il profilo personale», chiosa Calenda prima del riposo. A parlare dovranno essere i suoi. A loro il compito di spiegare perché è finita così. Da Stati Uniti d’Europa le prime dichiarazioni ufficiali sono affidate a Raffaella Paita: «Noi siamo fiduciosi di potere portare a Strasburgo 4 parlamentari. Dispiace constatare che Calenda anziché unire le forze, ha deciso di rompere sia il Terzo Polo che la lista Stati Uniti d’Europa e questo ha indebolito il fronte dei riformisti».
Bonino, la leader all’origine di questa avventura della lista di scopo, attende i risultati definitivi a casa. Da dire ha molto, ma aspetta. Benedetto Della Vedova riflette sulla Francia, sullo scioglimento delle Camere e su quanto c’è da fare in Europa: «Macron rilancia in campo aperto la sfida alla destra sovranista. Credo che non avesse altre opzioni anche se le elezioni sono andate come previsto. Proverà a fare un fronte repubblicano. Se non riresce meglio la coabitazione che tre anni di un governo sotto schiaffo in vista delle presidenziali».
Però ora i duellanti, dopo avere fatto volare gli stracci e avere dato la stura a ripicche e malumori, cosa pensano di fare? Incollare i cocci sarà più difficile. A meno che i personalismi non vengano accantonati se non archiviati nel nome della gravità della situazione, dove non si può lasciare alcuno spazio alle destre.