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Renzi e Calenda raccolgono i cocci ma la sconfitta non li avvicina

Il presidente di Italia viva: “Sette parlamentari persi, colpa sua”. Il leader di Azione smentisce le dimissioni: “Non stanno né in cielo né in terra”
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ROMA — Hanno perso tutti e due, Carlo Calenda e Matteo Renzi. Ma continuano a litigare. Anche se a distanza. Come ormai fanno da oltre un anno. È finita con il 3,3% per il leader di Azione che alla fine ha corso in solitaria, sotto il simbolo che portava il suo nome, e il 3,8% per l’ex premier (allora del Pd), in corsa con Emma Bonino sotto l’insegna Stati Uniti d’Europa. Renzi stesso, nella e-news delle 20 di ieri, ammette che «è andata male», ma minimizza perché «la lista ha mancato veramente per un soffio la possibilità del quorum».

L’aveva già detto alle tre di notte. E lo ripete. «Ci è mancato lo 0.2%, peccato» si rammarica. Annuncia il congresso straordinario in autunno. Vanta le sue 200mila preferenze, «un fatto che vale moltissimo». E poi eccolo buttare su Calenda tutta la responsabilità della frattura tra Azione e Iv. «Azione ha inspiegabilmente distrutto il cantiere riformista». E racconta che Calenda «ha rifiutato la coraggiosa proposta di Bonino per gli Stati Uniti d’Europ…

ROMA — Hanno perso tutti e due, Carlo Calenda e Matteo Renzi. Ma continuano a litigare. Anche se a distanza. Come ormai fanno da oltre un anno. È finita con il 3,3% per il leader di Azione che alla fine ha corso in solitaria, sotto il simbolo che portava il suo nome, e il 3,8% per l’ex premier (allora del Pd), in corsa con Emma Bonino sotto l’insegna Stati Uniti d’Europa. Renzi stesso, nella e-news delle 20 di ieri, ammette che «è andata male», ma minimizza perché «la lista ha mancato veramente per un soffio la possibilità del quorum».

L’aveva già detto alle tre di notte. E lo ripete. «Ci è mancato lo 0.2%, peccato» si rammarica. Annuncia il congresso straordinario in autunno. Vanta le sue 200mila preferenze, «un fatto che vale moltissimo». E poi eccolo buttare su Calenda tutta la responsabilità della frattura tra Azione e Iv. «Azione ha inspiegabilmente distrutto il cantiere riformista». E racconta che Calenda «ha rifiutato la coraggiosa proposta di Bonino per gli Stati Uniti d’Europa».

Se le colpe, a suo dire, sono di Calenda, può ipotizzare il miraggio in uno stato di lite perpetua: «Se fossimo andati tutti insieme oggi avremmo sette parlamentari europei riformisti, peccato».

Negli stessi minuti ecco un’indiscrezione in arrivo dal Foglio che, in esclusiva e con tanto di punto esclamativo rosso, rivela una frase attribuita a Calenda: «Sono pronto a dimettermi da segretario di Azione. Non dovete considerare in alcun modo la mia presenza da leader come questione imprescindibile». Qualche minuto. Ed ecco la secca smentita di Azione che legge «con stupore» la notizia e la nega. «È esattamente vero il contrario, nel corso della direzione è stato posto con forza il tema del rilancio del partito e della sua iniziativa politica. Altro che dimissioni di Calenda».

Pochi minuti ancora, ed ecco che Calenda stesso, al telefono con Repubblica, smentisce nettamente la presunta indiscrezione. «Dimissioni? Ma figuriamoci. Non sta né in cielo né in terra. Nessuno me le ha chieste. Abbiamo fatto la direzione, e tutti sono stati molto affettuosi con me». Poi ecco l’accenno a un suo prossimo appuntamento medico già in calendario. E subito dopo il programma politico per l’estate. «Ci vedremo all’inizio di luglio per verificare tutto quello che può essere migliorato. Con l’idea di fare il terzo congresso. Un lavoro faticoso». E l’accordo con la Bonino? Perché Renzi dice che è colpa di Calenda se è saltato... Replica il leader di Azione: «Non potevo fare l’accordo con lei, anche se ci ho provato in tutti i modi. Ho fatto una campagna elettorale seria, non ho vinto, mi devo chiedere adesso perché il mio messaggio non è passato, ma non attribuisco la responsabilità a Bonino, a Renzi, o alle congiunzioni astrali».

E a Renzi che vanta le 200mila preferenze Calenda replica secco: «Lui dice sempre che ha vinto, e forse gli credono i parenti più stretti…». È un fatto che nella conferenza stampa aveva accanto a sé giusto due ex renziani come Ettore Rosato e Matteo Richetti.

Questo è il clima. Certo non nuovo. Che registra però il rammarico di chi, come Enrico Costa di Azione e Luigi Marattin di Iv, avevano scritto proprio a Repubblica augurandosi un’intesa. E hanno girato l’Italia in questi mesi per dimostrare che era possibile realizzarla parlando di politica, giustizia, economia. Adesso Costa dice: «La sconfitta di oggi parte dalla frantumazione del Terzo polo che ha fatto incazzare gli elettori traditi dall’indicazione politica che era stata data. Chi sia il responsabile non interessa a nessuno. Ma la ricucitura di quell’area, assieme a +Europa, è l’unica strada per evitare altri risultati come questo perseverando nell’isolamento».

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